Medinews
26 Settembre 2003

TUMORE DEL SENO: A MODENA RECORD DI SOPRAVVIVENZA9 DONNE SU 10 GUARISCONO GRAZIE ALLA MAMMOGRAFIA

Duecento oncologi da tutto il mondo riuniti per studiare un modello di ottima sanità

Modena, 26 settembre 2003 – La probabilità di guarire dal tumore del seno, una delle più serie minacce al sesso debole con 12mila decessi all’anno in Italia, può dipendere anche dalla residenza e la provincia di Modena è una delle zone più sicure al mondo: una donna a cui oggi venisse diagnosticato un carcinoma mammario nel nostro Paese ha l’80% di probabilità di guarire, ma se risiede in provincia di Modena tale percentuale sale al 90%, superiore anche a quella degli Stati Uniti (87%). In termini assoluti si tratta di una differenza non da poco: se il modello ‘Modena’ fosse applicato a tutto il Paese – dato che in Italia ogni anno si ammalano di questa neoplasia 32mila donne – si salverebbero 3.200 persone all’anno. Il risultato si deve soprattutto ai controlli a tappeto della popolazione femminile: il 99,9% delle donne tra i 50 e 70 anni residenti a Modena e provincia è stato contattato dall’Asl per il programma di screening e invitato a sottoporsi alla diagnosi precoce tramite mammografia. L’incremento di sopravvivenza registrato nel modenese nel decennio’90-2000 è stato del 15%, 5% in più rispetto al resto d’Italia e 13% in più degli USA.
Per studiare da vicino queste cifre record, duecento tra i maggiori esperti mondiali si sono dati appuntamento proprio a Modena per ‘Breast Cancer 2003’, primo congresso internazionale del nostro Paese sul tema delle opzioni terapeutiche nell’era post-genomica in programma oggi e domani all’hotel Real Fini. L’eccezionale aumento della sopravvivenza al tumore del seno registrato nel modenese, secondo il prof. Pier Franco Conte, direttore del Dipartimento di Oncologia e Ematologia dell’Università di Modena e Reggio Emilia e organizzatore del congresso, “si spiega in larga misura con l’adozione su larga scala dei programmi di screening per il tumore mammario. All’inizio di quest’anno, al primo round di controlli ha partecipato il 75,3% dei modenesi e sono stati diagnosticati ben 2.687 casi di tumore del seno. Anche la Regione Emilia Romagna aderisce a questo programma ma la partecipazione è stata del 59,5%, mentre in Italia tale valore è intorno al 50%”.

Nella cura del tumore del seno – la neoplasia più frequente nella popolazione femminile e che rappresenta la seconda causa di morte nelle donne per tumori dopo quello al polmone – la mammografia è l’esame decisivo perché consente, se effettuato regolarmente nell’ambito di un programma di screening, di scoprire il tumore quand’è confinato al seno, più piccolo di 2 cm e perciò più guaribile. “A Modena e provincia – spiega ancora il prof. Conte – le dimensioni medie del tumore alla diagnosi si sono progressivamente ridotte, passando dai 2,2 cm del biennio ‘92-‘94 a 1,8 cm del ‘96-‘98. A ciò corrisponde anche un aumento del numero di tumori diagnosticati in stadio primitivo o iniziale, cioè più facilmente curabili, passati dal 42% del periodo pre-screening al 54% attuale”.
Modena è un modello di assistenza oncologica, quindi, da esportare in Europa e al resto del Paese, come auspicato dal ministro Girolamo Sirchia che al recente vertice dei ministri della salute europei ha indicato nella diffusione del test mammografico una delle tre priorità della lotta ai tumori. “Sirchia ha ragione – afferma Conte – bisogna insistere sulla mammografia, facendo in modo che il massimo numero di donne segua i programmi di screening. Ma è necessario anche far sì che in tutti i centri italiani siano disponibili le metodiche analitiche più sofisticate per procedere, quand’è il caso, alle analisi più approfondite”. Nel frattempo nuovi successi sono attesi dalla ricerca post-genomica, al centro dell’attenzione del congresso modenese, che cerca di ‘fotografare’ le alterazioni genetiche alla base dei tumori. “Per il momento è ancora uno scenario di ricerca pura – precisa Conte – ma ci aspettiamo dia risultati tra qualche anno in termini di ancora maggiore efficacia delle cure”. Per non farsi cogliere impreparati da questa attesa rivoluzione scientifica bisogna però, secondo Conte, che gli oncologi clinici cambino metodologia. “Non ci si deve più limitare alla diagnosi patologica o biologica del tumore, ad esempio valutando se esprime o meno certi recettori, ma è necessario, così come facciamo al Centro Oncologico Modenese, riuscire a comprendere quali sono i gruppi di geni mutati nel singolo tumore cercando di correlare questi segnali di mutazione con quello che sarà l’andamento individuale della malattia e l’efficacia dei trattamenti a disposizione”. Affrontare queste sfide richiede un vasto e complesso sforzo scientifico e organizzativo sanitario per il quale, secondo il prof. Giuseppe Torelli, preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Modena, “le istituzioni non possono restare indifferenti. In particolare la Facoltà di Medicina di Modena partecipa a questo sforzo su tutti i fronti. La nascita del COM ha contribuito fortemente a sviluppare le attività didattiche e di ricerca in senso onco-ematologico, tanto che questo settore è riconosciuto ormai come il principale della Facoltà modenese”.
Nonostante l’impegno dei ricercatori e delle Istituzioni sanitarie, però, ancora una donna su cinque colpita da tumore del seno sviluppa metastasi, cioè diffusione ad altri organi: in questi casi non è prevedibile la guarigione completa. Ma grazie ai farmaci attualmente disponibili, in grado di tenere a lungo sotto controllo i sintomi, per la maggior parte di queste donne la malattia è diventata una patologia cronica con la quale si riesce a convivere. E ciò è importantissimo perché, continua il prof. Conte, “significa avere qualche speranza in più perché magari tra qualche anno si metterà a punto una terapia molto efficace e risolutiva anche per le forme avanzate. Ma significa anche conservare una buona qualità di vita, molto migliore che in passato, sia perché i nuovi farmaci sono generalmente più tollerabili e anche perché la terapia di supporto contro affaticamento e dolore è molto più specifica ed efficace”.
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