giovedì, 26 novembre 2020
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4 Settembre 2008

TUMORE DEL POLMONE, L’80% DEI MALATI CHIEDE PIÙ AIUTO PSICOLOGICO.ARRIVA IL DECALOGO PER GESTIRE AL MEGLIO LE DIFFICOLTÀ EMOTIVE

sez,589

Fondazione Aiom e SIPO promuovono, con il sostegno di Roche, due guide per offrire supporto a pazienti e familiari. A disposizione anche un numero verde: 800.237.303

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Milano, 4 settembre 2008 – Annotate le vostre emozioni in un diario. Non pretendete di offrire sempre risposte. Non temete di chiedere al medico informazioni, fino a quando non è tutto chiaro. Il dolore può essere calmato, non sforzatevi di sopportarlo. Il dialogo è fondamentale: cercate un posto tranquillo per non essere disturbati. Sono questi alcuni dei consigli pratici che compongono il “decalogo” che oncologi e psiconcologi propongono ai pazienti di tumore al polmone (32 mila nuovi casi in Italia nel 2008) e ai loro familiari. E ancora: scegliete il momento giusto per parlare, non sempre il malato è in grado di affrontare una discussione. Offrite al malato il modo di trovare da sé le soluzioni più appropriate. Concedetevi passeggiate: la natura aiuterà voi e il vostro caro ad alleggerire lo spirito. Anche se state assistendo il vostro caro, non trascurate la vostra salute. Utilizzate un “termometro” per “misurare” la temperatura emotiva… e, se “sale” troppo, chiedete aiuto. La SIPO (Società Italiana di Psiconcologia) e la Fondazione Aiom aderiscono al progetto Inspire, per offrire un supporto a chi affronta questa neoplasia e migliorare la qualità di vita del malato e di chi lo assiste. Hanno quindi realizzato due apposite guide, presentate oggi in un incontro a Milano: strumenti per sensibilizzare sulle conseguenze emozionali del cancro, fornire informazioni pratiche, consigli su come gestire le situazioni di crisi e suggerimenti per facilitare la relazione. “La nostra speranza – afferma il prof. Luigi Grassi, presidente della SIPO – è che pazienti e familiari possano trovare beneficio e conforto in questi opuscoli che identificano la comunicazione, anche con gli operatori sanitari, come fondamento per la miglior gestione della malattia”. Il progetto Inspire – un’iniziativa internazionale promossa da IPOS (International Psycho –Oncology Society) con il sostegno di Roche – ha inoltre condotto anche un’indagine europea sui bisogni dei malati: nel nostro Paese il 32% di questi ritiene di non ottenere un sufficiente supporto emotivo, l’80% gradirebbe riceverne di più, solo il 52% conosce l’esistenza di associazioni di pazienti e soltanto l’8% dispone di opuscoli dedicati. “Per cercare di rispondere a questa esigenza dal 2003 abbiamo attivato il numero verde dell’oncologia (800.237.303) – spiega Emilio Bajetta, presidente della Fondazione Aiom – un servizio di counselling e orientamento, attivo i giorni feriali dalle 14 alle 17, che fino ad oggi ha registrato oltre 45.000 telefonate (45/55 al giorno) di cui oltre 15.000 relative al tumore del polmone”.

Le guide, disponibili nei dipartimenti di oncologia di tutto il Paese, si potranno scaricare dal sito internet www.siponazionale.it e www.fondazioneaiom.it, e rappresentano uno strumento utile per colmare un “vuoto” del sistema: “I dati della letteratura indicano come il 60% dei pazienti avrebbe necessità di interventi psico-oncologici – spiega infatti il prof. Grassi – . Quando ci si trova ad affrontare una patologia seria come il cancro l’intero equilibrio familiare “salta” con il rischio che il malato si senta ancor più in difficoltà. I risvolti e le conseguenze psicologiche e sociali rappresentano aspetti essenziali di cui occuparsi quando ci si prende cura di persone colpite da tumore del polmone”.
Una neoplasia che forse più di altre crea difficoltà emotive: la causa principale è infatti il fumo e questa consapevolezza può determinare nei malati senso di colpa e di impotenza per non aver saputo o potuto smettere. “Le chiamate al numero verde riflettono questa preoccupazione – afferma Bajetta -. Il 20% del totale relativo a questa neoplasia proviene inoltre da figli o coniugi di fumatori in cerca di rassicurazioni sui rischi dell’esposizione forzata. Chiamano più le donne degli uomini (64% vs 36%). È inoltre frequente la richiesta di quale sia il centro migliore in Italia con un dato significativo: questi pazienti, più di altri, sono disposti a trasferirsi anche molto lontano dal proprio domicilio per farsi curare”.
Il tumore del polmone resta la prima causa di morte per cancro nei Paesi Occidentali e il numero di decessi supera la somma di quelli di mammella, colon e cervice. “Il fumo di sigaretta è la causa principale di insorgenza nell’87% dei casi – spiega il prof. Roberto Labianca, direttore del dipartimento di Oncologia ed Ematologia degli Ospedali Riuniti di Bergamo -. Ma il messaggio che dobbiamo trasmettere è che non è mai troppo tardi per smettere: se un tabagista cessa di fumare, il rischio di sviluppare la malattia si riduce progressivamente e dopo 10-15 anni le possibilità che si ammali sono identiche a quelle di una persona che non ha mai fumato. Bisogna inoltre porre fiducia nelle nuove terapie a bersaglio molecolare, che anche in questo tipo di cancro, particolarmente arduo da sconfiggere, stanno iniziando ad ottenere miglioramenti nella sopravvivenza”.
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