martedì, 24 novembre 2020
Medinews
26 Giugno 2008

TUMORE DEL FEGATO: ANCHE IN ITALIA ARRIVA LA TERAPIA MIRATA. 12.000 I MALATI OGNI ANNO, LA CIRROSI È IL NEMICO NUMERO UNO

L’AIFA ha autorizzato la rimborsabilità di sorafenib, unico farmaco a bersaglio molecolare efficace per l’epatocarcinoma, già impiegato con successo dal 2005 per il cancro del rene

Milano, 26 giugno 2008 – Da oggi anche i malati italiani hanno a disposizione l’unico farmaco che finora si è dimostrato efficace nel tumore del fegato avanzato: è il sorafenib, un inibitore multichinasico ad azione mirata per il trattamento dell’ epatocarcinoma. L’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha infatti ammesso alla rimborsabilità questa molecola, che potrà quindi essere utilizzata per il trattamento di una neoplasia che colpisce nel nostro Paese oltre 12.000 persone ogni anno e che vede come nemico numero uno la cirrosi. Sulla decisione hanno pesato i risultati inequivocabili di due importanti studi clinici internazionali (studio SHARP e Studio Asia-PAcific). Allo studio SHARP hanno partecipato anche centri di eccellenza italiani. Queste ricerche hanno dimostrato come grazie a sorafenib sia possibile ottenere un prolungamento di oltre il 40% della sopravvivenza. “Un’ottima notizia, soprattutto perchè negli ultimi trent’anni tutti i tentativi di mettere a punto terapie sistemiche efficaci per l’epatocarcinoma erano falliti – spiega il prof. Francesco Cognetti, primario di oncologia medica all’IFO Regina Elena di Roma – . Non esisteva infatti fino ad ora alcun trattamento farmacologico efficace, e tra le varie opzioni terapeutiche solo il trapianto si era rivelato in un certo numero di pazienti curativo. Una situazione che vedeva noi oncologi medici “disarmati” di fronte al dramma dei pazienti”. La molecola è già utilizzata con successo da anni anche per il trattamento del tumore del rene: sorafenib è stato infatti il primo farmaco a bersaglio molecolare approvato nel 2005 per il trattamento del tumore del rene avanzato o metastatico. Per questa malattia, l’ampia casistica già disponibile dimostra come l’applicazione della molecola nella pratica clinica corrisponda pienamente ai risultati ottenuti nelle sperimentazioni cliniche.

Il tumore del fegato origina, nella stragrande maggioranza dei casi, in persone già malate di cirrosi: i virus dell’epatite e l’alcol rappresentano quindi i principali fattori di rischio. Sorafenib, ha dimostrato di aumentare in maniera significativa, di più del 40%, la sopravvivenza dei pazienti con carcinoma epatocellulare avanzato. Questi risultati aprono nuove e incoraggianti prospettive per il trattamento di questa patologia che nel suo stadio avanzato non disponeva di alcun trattamento farmacologico in grado di aumentare la sopravvivenza. La molecola prevede un’assunzione per via orale, è ben tollerata e può essere somministrata anche a domicilio, con un impatto positivo quindi anche sulla qualità della vita di questi malati.
Sono già in corso, o sono in via di attivazione, ulteriori studi clinici per valutare l’utilizzo di sorafenib sia per la prevenzione delle recidive di epatocarcinoma in pazienti già sottoposti a trattamenti potenzialmente curativi sia per consolidare i risultati dei trattamenti locoregionali.
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