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30 Aprile 2009

TUMORE DEL COLON: NEL GENE KRAS LA RISPOSTA ALLA TERAPIA “UTILIZZARE LA CURA GIUSTA PER IL PAZIENTE GIUSTO”

Il prof. Cinieri: “Solo la selezione del malato assicura l’appropriatezza e la sostenibilità del sistema”. Cetuximab più efficace in chi non presenta la mutazione del marcatore

Chicago, 2 giugno 2008 – La vera sfida nella lotta al cancro è individuare la terapia “su misura” per ogni paziente. La chiave della risposta ai trattamenti è infatti racchiusa in alcuni geni: la loro presenza permette di determinare a priori chi risponderà in maniera positiva ai nuovi farmaci ad azione mirata. Nel caso del colon retto questo “segnale rivelatore” si trova nel gene KRAS. Nuovi studi, presentati al Congresso della Società Americana di Oncologia (ASCO) in corso a Chicago sull’ anticorpo monoclonale cetuximab, utilizzato per il trattamento del tumore del colon retto metastatico, dimostrano infatti come questa molecola funzioni al meglio in malati che non presentano la mutazione di questo marcatore. “Potenziare le ricerche per arrivare ad una sempre più precisa selezione del paziente è il vero obiettivo da perseguire – spiega il prof. Saverio Cinieri, direttore dell’Oncologia Medica di Brindisi – : non solo perché in questo modo è possibile massimizzare l’efficacia del nostro intervento e assicurare la cura giusta al paziente giusto, ma anche perché questa è l’unica via per mantenere la sostenibilità del sistema. Ora anche le aziende produttrici hanno iniziato a comprendere quanto l’utilizzo razionale e mirato delle nuove “armi” biotecnologiche sia fondamentale, e si stanno moltiplicando gli studi in questo senso. Un atteggiamento responsabile e corretto, sia nei confronti dei malati, che nell’ottica di un uso sempre più appropriato delle risorse”.

I risultati dei due importanti studi di fase III (Crystal) e di fase II (Opus) presentati in plenaria al Congresso dimostrano come i pazienti senza la mutazione del gene KRAS trattati con cetuximab più chemio rispondano in maniera molto più significativa alla terapia rispetto a quelli trattati con la sola chemioterapia. Lo studio Crystal ha valutato gli effetti dell’aggiunta di cetuximab alla chemioterapia standard (FOLFIRI) in pazienti senza la mutazione del gene KRAS: la risposta è stata del 59% vs il 43% di chi aveva ricevuto solo la chemioterapia standard e il rischio di progressione della malattia è risultato ridotto del 32%. Lo studio Opus ha invece valutato l’aggiunta di cetuximab ad un altro schema chemioterapico classico (FOLFOX) in pazienti senza mutazione ed anche in questo caso il tasso di risposta è stato del 61% rispetto al 37% della sola chemio, e il rischio di progressione è risultato ridotto del 43%.

di Francesca Goffi
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