domenica, 29 novembre 2020
Medinews
19 Maggio 2008

TUMORE DEL CERVELLO: SMASCHERATE LE FALSE RECIDIVE, TERAPIA PROLUNGATA PORTA LA SOPRAVVIVENZA A 21 MESI

La ricerca della dr.ssa Brandes ha individuato nel gene MGMT il segnale per scoprire quando la ripresa di malattia non è reale

Bologna, 19 maggio 2008 – Grazie alla valutazione del gene MGMT e delle immagini neuro-radiologiche si possono riconoscere precocemente le pseudoprogressioni del glioblastoma, la forma più aggressiva di tumore del cervello e proseguire con i trattamenti più efficaci permettendo un aumento della sopravvivenza dei pazienti da 14 a 21 mesi. E’ il risultato principale dello studio appena pubblicato sulla rivista internazionale Journal of Clinical Oncology (YCO) dall’équipe guidata dalla dr.ssa Alba Brandes, Direttore della Unità Operativa Complessa dell’Ospedale Bellaria-Maggiore di Bologna. I ricercatori hanno scoperto su 103 pazienti colpiti da glioblastoma che a un terzo di loro dopo i trattamenti chemio- e radioterapici compaiono, ai controlli neuro-radiologici, delle immagini indicative di ripresa di malattia che non lo sono realmente. “Questi quadri neuro-radiologici – spiega la dr.ssa Brandes – sono chiamati “pseudoprogressioni”, in quanto simulano la progressione della malattia e non sono però distinguibili dalle vere recidive”. Gli autori della ricerca hanno inoltre valutato in tutti i pazienti l’attività del gene MGMT che se inattivo (metilato), permette una miglior risposta ai chemio e radioterapici e che può essere responsabile di necrosi a seguito dei trattamenti per distruggere le cellule tumorali. Proprio dall’integrazione della valutazione del gene MGMT con le immagini radio-neurologiche si sono riuscite a smascherare le false recidive nel 91% dei casi di pazienti con MGMT metilato. In questo studio, inoltre, i trattamenti basati su un chemioterapico somministrato per via orale, la temozolomide, sono stati prolungati nel tempo oltre i canonici 6 cicli di terapia senza particolari effetti tossici. “Questo approccio ha portato a risultati sorprendenti – conclude la dr.ssa Brandes – e questo studio costituisce un importante passo in avanti nella ricerca scientifica dei tumori cerebrali, da sempre considerati altamente aggressivi e con scarse possibilità terapeutiche”.
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