martedì, 27 luglio 2021
Medinews
13 Dicembre 2002

TUMORE AL SENO, TRATTAMENTO “INTENSIFICATO” RIDUCE IL RISCHIO DI RECIDIVE

Tel.

A San Antonio (Usa) fino al 14 dicembre il 25° Simposio annuale sulla malattia

San Antonio, 13 dicembre 2002 – Ulteriori progressi nella lotta contro il tumore del seno: il regime ‘intensificato’ di paclitaxel, in associazione con doxorubicina e ciclofosfamide ogni 2 settimane, riduce il rischio di recidiva del 26% e di morte del 31%, rispetto allo stesso trattamento, somministrato secondo lo standard ogni tre settimane, con un buon profilo di tossicità.

Si tratta di un risultato estremamente importante non solo dal punto di vista clinico ma della qualità di vita delle pazienti: in sole sedici settimane di terapia è possibile ottenere un beneficio superiore rispetto a quello finora osservati con trattamenti di maggior durata. Lo dimostra uno studio (CALGB 9741) condotto su 2.005 donne sottoposte ad intervento chirurgico per cancro della mammella con linfonodi positivi. I risultati vengono presentati per la prima volta al 25° simposio sul tumore del seno in corso a San Antonio (Usa), e costituiscono un ulteriore passo in avanti rispetto a precedenti studi americani (CALGB 9344 e del Memorial Sloan-Kettering) che avevano definito il trattamento adiuvante con paclitaxel più doxorubicina e ciclofosfamide per le pazienti.
Il nuovo studio si è posto l’obiettivo di indagare la possibilità di migliorare i risultati del trattamento adiuvante con paclitaxel, in associazione con doxorubicina e ciclofosfamide. E’ stato, infatti, disegnato per confrontare due diverse modalità di combinazione e due differenti schedule di trattamento con i tre farmaci. E’ così possibile individuare 4 diversi gruppi di trattamento: in 2 le pazienti hanno ricevutoil trattamento intensificato con doxorubicina, ciclofosfamide e paclitaxel ogni due settimane per una durata complessiva di 16 o di 24 settimane a seconda della modalità di combinazione. Nei restanti due gruppi invece è stato somministrato il trattamento con gli stessi farmaci ma secondo cicli standard ogni 3 settimane per una durata di 24 o di 36 settimane. I farmaci sono stati somministarti alle stesse dosi in tutti i gruppi: 175 mg/m2 di paclitaxel, 60 mg/m2 di doxorubicina e 600 mg/m2 di ciclofosfamide. Alle pazienti trattate con i regimi intensificati è stato somministrato anche un farmaco (filgastrim) per stimolare la produzione di globuli bianchi.
A 36 mesi dall’avvio dello studio le donne sottoposte al trattamento intensificato hanno mostrato una riduzione del 26% del rischio di recidiva e la sopravvivenza libera da malattia a 4 anni è risultata dell’82% contro il 75% ottenuto nei gruppi di pazienti trattate con regimi convenzionali ogni 3 settimane. Risultati altrettanto vantaggiosi sono stati riportati in termini di sopravvivenza, con una riduzione del rischio di mortalità del 31% e una sopravvivenza globale a 4 anni del 92% vs 90%. Le tossicità riportate sono risultate sovrapponibili in tutti i gruppi. Inoltre, il trattamento intensificato della durata massima di 16 settimane si è dimostrato più conveniente per le pazienti, senza compromissione dei dati di sopravvivenza rispetto ai regimi di più lunga durata (24-36 settimane). “La chemioterapia è un trattamento molto pesante, sia fisicamente che psicologicamente – sottolinea Marc Citron, dell’Albert Einstein College di New York -. Portare a termine il ciclo di terapia adiuvante in tempi più brevi e migliorare la sopravvivenza è un enorme traguardo per le malate di cancro del seno -. Il trattamento intensificato, utilizzato in questo studio, infatti, permette alle pazienti di gestire meglio la propria condizione e proseguire le normali attività della vita quotidiana”.
“Il tumore del seno è una patologia comune e il trattamento chemioterapico adiuvante ha già dimostrato un impatto positivo nel ridurre le recidive e nel salvare vite – aggiunge Larry Norton, Direttore del Memorial Sloan-Kettering Cancer Center, uno dei pionieri nella definizione delle chemioterapie ottimali -. A mio parere questi dati supportano l’uso della chemioterapia intensificata, con l’aggiunta di paclitaxel ai regimi standard, che può aumentare in maniera significativa l’impatto del trattamento in termini di vite salvate. Inoltre, il trattamento intensificato è meno tossico e si completa in 1/3 in meno del tempo solitamente necessario, il che si tradurrebbe in un impatto sulla qualità di vita in corso di trattamento. Questo è un fondamentale passo in avanti verso il totale controllo di una malattia potenzialmente devastante.”
Lo studio è stato condotto dal gruppo “Cancer and Leukemia Group B” (CALGB), una rete di 250 istituzioni americane con oltre 3.000 oncologi che conducono ricerche oltre che nel cancro del seno, anche nelle neoplasie del polmone, intestino, leucemie, linfomi e melanomi. Con più di 100 studi in corso che coinvolgono circa 3.500 esperti ogni anno, il gruppo è considerato un riferimento autorevole nella definizione di nuovi approcci terapeutici nella lotta a queste malattie.

scarica il documento in formato word

TORNA INDIETRO