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21 Marzo 2006

TUMORE AL SENO, DIMINUISCONO LE MORTI IN ITALIA: “RICERCA ALL’AVANGUARDIA MA FARMACI TROPPO CARI”

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Genova, 18 aprile 2005 – Sono sempre meno le donne che in Italia muoiono per un cancro del seno. Lo dimostrano gli ultimi dati dell’International Agency for Research on Cancer (IARC): a fronte di un aumento di incidenza, salita dai 32.037 casi del 2000 a 36.634 del 2002, si è registrata un’ulteriore diminuzione dei decessi: erano stati 11.902 nel 2000, sono scesi a 11.345 nel 2002. “Non solo. A confortare ulteriormente le donne – spiega il dott. Marco Venturini, presidente con il prof. Riccardo Rosso della X Conferenza Nazionale AIOM, in corso fino a domani ai Magazzini del Cotone di Genova – è uno studio inglese, appena pubblicato sul British Journal of Cancer, che raffronta la mortalità di 5 Paesi Europei dal 1950 al 2000. Oltre ad evidenziare un calo unilaterale dei decessi a partire dagli anni ’90, l’istogramma presentato dai ricercatori mette in evidenza come i tassi di mortalità raggiunti dall’Italia (25 donne ogni 100.000) siano superiori solo a quelli della Svezia (23 donne ogni 100.000), ma inferiori a quelli di Francia (27), Inghilterra (30) e Olanda (33)”. “Questi numeri – aggiunge il prof. Roberto Labianca, presidente nazionale dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) – danno il senso dell’impegno e del valore della ricerca condotta in questi anni e della qualità della scuola oncologica italiana, alle campagne di informazione rivolte alle donne, agli screening. Non a caso il filo conduttore di questa X Conferenza nazionale è sintetizzato nel titolo delle tre letture magistrali che ieri hanno aperto l’assise: ‘Trattamento del carcinoma mammario iniziale: Una storia italiana’, affidate per quanto riguarda la chirurgia al prof. Umberto Veronesi, pioniere degli studi sul linfonodo sentinella; per la chemioterapia al prof. Luca Gianni, dell’Istituto Tumori di Milano, allievo di Gianni Bonadonna, padre storico dell’oncologia italiana, ideatore trent’anni fa dello schema CMF, che ha rivoluzionato l’approccio chemioterapico ed è utilizzato ancora oggi nel mondo; per l’ormonoterapia dal prof. Angelo Raffaele Bianco, dell’Università Federico II di Napoli, il primo italiano, nel 1988, a pubblicare su Lancet i risultati dello studio sul tamoxifene, l’ormonoterapico più usato”.
Oggi in Italia otto donne su dieci sopravvivono ad un tumore al seno. Anzi, integrando prevenzione, nuove tecniche chirurgiche, radioterapia e farmaci ‘intelligenti’ – almeno per le lesioni più piccole di un centimetro – una paziente può teoricamente risolvere il suo problema in oltre il 90% dei casi e con non più di 2 giorni di ricovero. Un progresso enorme, che si scontra però con un problema non di poco conto, su cui l’AIOM da tempo ha alzato i riflettori: il costo dei farmaci. “L’aumento più eclatante – afferma il dott. Venturini – si registra nella terapia del tumore del colon: gli anticorpi monoclonali costano anche 500 volte in più del vecchio fluorouracile. Ma anche per quanto riguarda la cura del tumore del seno la situazione non è da sottovalutare: è vero che gli ormonoterapici di nuova generazione costano ‘solo’ 15 volte in più del tamoxifene (0,45 euro alla compressa contro i 6 euro degli inibitori dell’aromatasi), è però altrettanto vero che ormai rappresentano la terapia d’elezione per la stragrande maggioranza delle pazienti: delle 34.000 donne che ogni anno si ammalano, il 75% è in post menopausa e ¾ di queste ha recettori positivi, condizione che impone l’utilizzo di questi farmaci”. Per far fronte alla situazione e trovare una soluzione, che tenga conto dell’esigenza prioritaria delle pazienti di avere il miglior supporto terapeutico, e nello stesso tempo che vada ad incidere il meno possibile sul sistema sanitario nazionale, l’AIOM si pone come interlocutore delle istituzioni, Regioni e Ministero. In primo luogo farà sentire la propria voce nella Commissione Oncologica Nazionale, dove per la prima volta è stato chiamato a farne parte anche il presidente dell’AIOM. “In Commissione– sostiene il prof. Labianca – porteremo il nostro contributo nel definire il modo più corretto dell’utilizzo dei farmaci, attraverso, per esempio, le opportunità offerte dalla normativa del 22 febbraio 2005, che favorisce la realizzazione di studi clinici spontanei”.
Anche in questo caso l’AIOM anticipa i tempi e, dopo un anno di intensa preparazione, da Genova prende oggi ufficialmente il via, con la firma dell’atto notarile, l’attività della Fondazione AIOM, guidata e condotta dai past president della Società scientifica. “La Fondazione – spiega il dott. Carmelo Iacono, segretario nazionale dell’AIOM – si occuperà di ricerca clinica indipendente: raccoglierà cioè i fondi necessari per finanziare i progetti di ricerca che verranno presentati da gruppi liberi o centri oncologici. Con questa ulteriore iniziativa – prosegue il dott. Iacono – l’AIOM sottolinea ancora di più l’importanza attribuita alla ricerca clinica e si fa garante e strumento verso i propri soci”.
In questo solco, il prossimo mese di giugno, partirà uno studio coordinato dall’Istituto Tumori di Genova, dall’Istituto Regina Elena di Roma e dall’Università Federico II di Napoli, che coinvolgerà più di 100 centri sul territorio nazionale e 2000 pazienti in post menopausa. Obiettivo dello studio, verificare, attraverso semplici prelievi di sangue, la presenza nelle donne del polimorfismo sul gene CYP19, che sembra correlato ad una migliore risposta agli inibitori dell’aromatasi. “Il cancro è una malattia dei geni – argomenta il dott. Venturini, che di questo studio sarà uno dei coordinatori – dobbiamo studiarli e individuare quali pazienti possono rispondere ad un determinato trattamento, per realizzare terapia personalizzate ed evitare inutili sprechi”. Un altro esempio di come attraverso la farmacogenomica si possa rispondere a quesiti scientifici ed economici ci viene da un altro studio. “Sappiamo – conclude Venturini – che il tamoxifene aumenta il rischio di tromboembolia. Abbiamo però visto che questo rischio è elevato principalmente nelle pazienti che presentano un’interazione del Fattore 5 di Leyden. Questo ci suggerisce che alle donne con l’interazione va somministrato subito l’inibitore dell’aromatasi, mentre le altre possono essere trattate efficacemente con il tamoxifene”.
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