lunedì, 23 novembre 2020
Medinews
21 Dicembre 2005

TUMORE AL SENO, AL SUD 1 DONNA SU 3 SI INFORMA IN TV

Presentati i risultati del Progetto Artemide sulla percezione della malattia

Roma, 22 giugno 2005 – La Grande Sorella indossa il camice bianco e soprattutto nelle regioni del Sud Italia diventa la principale fonte di informazione sanitaria delle donne, anche su una patologia di grande impatto emotivo come il tumore del seno. Ad evidenziare questa ‘anomalia’ sono i dati del Progetto Artemide, il primo rapporto sociale su questa neoplasia realizzato tramite interviste sull’intero territorio nazionale a 220 pazienti, 500 donne sane e 100 oncologi. L’indagine mirava a comprendere com’è cambiata negli ultimi anni nel nostro Paese la percezione di una delle malattie più temute dalle donne, soprattutto a fronte di 3 fattori determinanti: l’aumento della sopravvivenza a questo carcinoma, l’incremento dell’aspettativa di vita e il miglioramento della qualità sia della vita delle pazienti che delle cure disponibili. Secondo i risultati del rapporto, per il 21% delle donne italiane sane e il 15,5% delle malate la conoscenze sulla malattia arrivano direttamente nel salotto di casa, attraverso il vecchio tubo catodico o il satellite. Percentuali che variano oltremodo se si scorporano i dati e che invitano ad una riflessione. “Nel Sud e nelle Isole – conferma il prof. Armando Santoro, vice direttore scientifico della Clinica Humanitas di Rozzano (Milano) – il fenomeno interessa infatti il 30,7% delle donne, contro il 17 del Centro, il 17,2 del Nord Ovest e il 16% del Nord Est. Inutile nascondere che si tratta di un dato stupefacente: una nota critica nei confronti della comunità medica sulla scarsa capacità di informare. Certo la televisione è il mezzo di informazione più capillarmente diffuso e dal forte impatto comunicativo e nella maggior parte dei casi le intervistate erano sane, quindi non si sono trovate nella necessità di approfondire l’argomento e questo spiega in parte queste percentuali elevate. Il dato – prosegue Santoro – meriterebbe però molta attenzione da parte della classe medica, soprattutto dei medici di famiglia, così come sarebbero opportuni più investimenti in campagne informative sull’importanza dello screening regolare”.

“Un altro dato su cui riflettere – prosegue il prof. Santoro – è che il 30,8% delle donne sane e il 64% delle pazienti non presta attenzione alla diagnosi precoce. Numeri preoccupanti, che riflettono una mancanza di interesse nel controllo medico, una mancanza di coscienza del pericolo di una ricaduta. Molte donne si preoccupano maggiormente delle conseguenze estetiche e degli effetti collaterali delle terapie che del tumore in sé. Ciò appare ancora più paradossale se teniamo presente che il tumore del seno è la patologia oncologica non solo più diffusa tra le donne, ma anche più “gettonata” sotto il profilo mediatico. Eppure questa comunicazione non raggiunge tutte le donne. Dobbiamo chiederci perché. Il rapporto Artemide – sostiene Santoro – ci costringe a ripensare il nostro modo di approcciarci alla patologia e alla comunicazione. Forse non basta questo tipo di informazione: i media non sono sufficienti. A mio avviso si dovrebbe puntare su campagne più dirette, magari attraverso le ASL e i medici di famiglia, che sono capillarmente presenti su tutto il territorio e sono in grado così di raggiungere la popolazione”.
Oltre a maggiori investimenti in questa direzione, secondo Santoro si potrebbero tentare anche altre strade. Per esempio sfruttando proprio la tv attraverso le vicende dei protagonisti delle soap opera come è successo negli Stati Uniti. In America il coinvolgimento degli attori in storie di malattia è riuscito ad aumentare la percentuale di donne che si sono sottoposte ad esami di screening. Sempre a giudizio del prof. Santoro, andrebbe anche ripensato il modo di condurre le trasmissioni televisive sulla salute, mettendo in luce gli aspetti concreti della malattia per rispondere maggiormente alle reali esigenze delle donne.
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