mercoledì, 29 maggio 2024
Medinews
21 Aprile 2006

TUBERCOLOSI, TEST SU SANGUE PER UNA DIAGNOSI CERTA

Superano la vecchia ‘reazione di Mantoux’ permettendo così di scoprire l’infezione anche nella fase latente e mettere a punto un efficace trattamento

Studio italiano condotto dal Prof. Richeldi di Modena pubblicato oggi su Lancet

Modena, 21 aprile 2006 – Per la prima volta al mondo, ricercatori italiani hanno dimostrato che due nuovi test sul sangue consentono di diagnosticare l’infezione tubercolare con maggiore certezza rispetto al vecchio metodo, la cosiddetta reazione di Mantoux. Lo studio italiano – pubblicato oggi su Lancet – ha paragonato i risultati del vecchio test cutaneo con i due nuovi test sul sangue nella pratica clinica routinaria. Finora era la reazione della pelle a rivelare la tubercolosi latente, ma la possibilità di ‘falsi positivi’ era molto elevata: le persone vaccinate rispondevano come quelle infettate dal micobatterio. Per questo il vecchio test cutaneo, introdotto 110 anni fa e rimasto da allora immutato, oggi non è più sufficiente. I due test sul sangue, più specifici e sensibili, consentono di diagnosticare con certezza questa ‘infezione di ritorno’ che interessa ben i 2/3 della popolazione mondiale. In Italia ogni anno si registrano circa 6.000 casi di infezione attiva, mentre le persone con infezione latente, che potrebbe cioè scatenarsi in seguito a altre malattie che debilitano il sistema immunitario o a terapie farmacologiche, sono oltre 3 milioni. E i numeri sono destinati ad aumentare: la continua crescita dei flussi migratori, l’aumento dell’età media e l’immunodepressione sono fattori che favoriscono la diffusione della tubercolosi. Negli Stati Uniti l’obiettivo era debellare la malattia entro il 2010, ma, al contrario, in tutto il mondo è aumentato il numero dei casi.

A rischio, in particolare, sono i bambini, gli immunodepressi (trapiantati, malati di AIDS, chi si sottopone a trattamenti chemioterapici) oltre alle persone che hanno avuto contatti recenti con malati affetti da tubercolosi polmonare. “La nostra equipe – spiega il prof. Richeldi, professore associato della Clinica di Malattie dell’Apparato Respiratorio del Policlinico Universitario di Modena diretta dal Prof. Leonardo Fabbri – ha evidenziato che il test tradizionale cutaneo ha specificità più bassa perché spesso produce risultati falsi positivi in persone vaccinate contro la tubercolosi. Inoltre è logisticamente più complicato: si deve svolgere infatti in due fasi e i tempi spesso non vengono rispettati, specialmente nel caso di persone immigrate.” I due esami sul sangue ora disponibili e utilizzati dall’equipe di Modena per svolgere lo studio – T-SPOT.TB e QuantiFERON-TB Gold – sono più specifici quindi più efficaci. “Si è rilevata anche una differenza fra i due test – continua il prof. Richeldi – relativamente al tasso di risultati indeterminati e di risultati positivi, in particolare tra bambini al disotto dei 5 anni di età e nei soggetti immunodepressi . La scelta di quale dei due test su sangue utilizzare andrà effettuata tenendo conto della situazione epidemiologica locale, della tipologia di pazienti e delle risorse a disposizione.” Questi risultati sono stati raggiunti da un gruppo di studio esclusivamente modenese. “È evidente – afferma il prof. Aldo Tomasi, preside della Facoltà di Medicina dell’Università di Modena e Reggio Emilia – l’enorme soddisfazione per il lavoro svolto dalla nostra équipe, ritenuto così importante da essere pubblicato sulla rivista più prestigiosa a livello mondiale. È infatti parte essenziale della nostra attività individuare diagnostiche avanzate in grado di superare le vecchie tecniche ormai insufficienti”.
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