mercoledì, 4 agosto 2021
Medinews
31 Marzo 2004

TUBERCOLOSI, ITALIANO IL NUOVO TEST PER LA DIAGNOSI. L’INFEZIONE COLPISCE UN TERZO DELLA POPOLAZIONE MONDIALE

La metodica messa a punto e brevettata all’Istituto Spallanzani di Roma

Roma, 29 marzo, 2004 – Un nuovo test rapido per la immunodiagnosi della tubercolosi è stato sviluppato e brevettato da un gruppo di ricercatori dell’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani di Roma, guidato da Delia Goletti. Per la prima volta è dunque possibile distinguere, in 2 soli giorni, le persone con infezione latente da quelle con tubercolosi attiva. Non solo, questo test permette, nei pazienti con tubercolosi attiva, di monitorare l’efficacia della terapia. Lo studio, pubblicato a marzo sulla prestigiosa rivista “Clinical Infectious Diseases”, è stato commentato con grande enfasi nell’editoriale del giornale dal dottor Ajit Lalvani esperto mondiale e pioniere della diagnosi immunologica di tubercolosi nell’uomo. “Con questa scoperta – afferma il prof. Raffaele Perrone Donnorso, Commissario Straordinario dello Spallanzani – l’Istituto risponde ancora una volta alla necessità della comunità scientifica e del Paese di sviluppare tecnologie essenziali a fronteggiare le malattie infettive”.

Ogni anno nel mondo si registrano circa 3 milioni di decessi correlati con la tubercolosi e si stima che un terzo della popolazione mondiale sia infettata con il M. tuberculosis. La possibilità di rilevare accuratamente e rapidamente l’infezione è cruciale per un controllo globale della tubercolosi, soprattutto nei pazienti con infezione da HIV, il virus che causa l’AIDS, data la loro maggiore suscettibilità all’infezione e/o allo sviluppo della malattia attiva.
Attualmente, la diagnosi di tubercolosi attiva si basa ancora in buona parte sull’esame colturale per M. tuberculosis con lunghi tempi di attesa per la risposta (2-6 settimane). In letteratura sono descritti test immunologici rapidi per la diagnosi di tubercolosi (risposta in 1-5 giorni) che si basano sull’osservazione che M. tuberculosis in vitro evoca una risposta immunitaria cellulo-mediata con produzione di interferone (IFN)-gamma. Questi test sono rapidi e specifici in quanto basati sull’utilizzo delle proteine di ESAT-6 e CFP-10 presenti in modo peculiare in M. tuberculosis. Ma – limitazione cruciale – questi test non permettono di distinguere tra malattia tubercolare attiva ed infezione latente.
La fase attiva viene definita dalla presenza di una replicazione attiva di M. tuberculosis nell’ospite, che porta a lesioni d’organo e che necessita una terapia anti-tubercolare efficace per almeno 6 mesi con almeno 4 farmaci nei 2 mesi iniziali. L’infezione latente viene definita dalla presenza del M. tuberculosis in uno stato non replicativo senza lesioni d’organo e prevede l’utilizzo di un solo farmaco per 6-9 mesi. Quindi la distinzione tra le 2 fasi della malattia è fondamentale per una corretta gestione del paziente, per le conseguenti implicazioni terapeutiche e per l’eventuale attuazione di misure contenitive di isolamento respiratorio.
In questo contesto, la dottoressa Goletti ed il suo gruppo hanno messo a punto un test immunologico per la diagnosi di tubercolosi attiva e latente la cui novità consiste nell’utilizzo di peptidi multiepitopici di ESAT-6 selezionati mediante analisi computerizzata. La risposta in vitro a questi peptidi selezionati, valutata mediante la rilevazione della produzione di IFN-gamma mediante ELISPOT, è risultata essere specifica per la tubercolosi attiva. Infatti, i pazienti con tubercolosi latente riconoscono solo la proteina intera di ESAT-6, ma non i peptidi selezionati. Il test, inoltre, è utile anche nel monitoraggio dell’efficacia della terapia anti-tubercolare nei pazienti con tubercolosi attiva polmonare ed extra-polmonare: la risposta ai peptidi selezionati di ESAT-6 decade dopo 3 mesi di terapia efficace, mentre persiste in coloro che non rispondono alla terapia anti-tubercolare.
“L’utilizzo di questo test – sottolinea il direttore scientifico Giuseppe Ippolito – avrà importanti benefici in termini di Sanità Pubblica. Infatti una diagnosi rapida porterebbe all’identificazione dei pazienti che hanno una tubercolosi attiva con attuazione immediata di misure contenitive di isolamento respiratorio (con riduzione del rischio di diffusione dell’infezione in comunità) e inizio di una terapia idonea per il paziente (con riduzione dell’estensione della malattia e quindi dei tempi di degenza ospedaliera). Inoltre questo test può essere di grande interesse nei casi di tubercolosi extra-polmonare dove è attualmente necessario ricorrere a procedure invasive per porre una diagnosi o per monitorare l’efficacia della terapia. Questo test, infatti si basa sull’uso di sangue venoso, è efficace anche utilizzando campioni di sangue criopreservati, fornisce in due giorni una risposta”.
“I brillanti risultati ottenuti – conclude il prof. Perrone Donnorso – stimolano l’Istituto a perseguire con maggiore impegno i suoi compiti istituzionali di promuovere lo sviluppo e la la validazione di nuove tecnologie, oltre alla sperimentazione del loro trasferimento alle strutture del Sistema Sanitario Nazionale”.
TORNA INDIETRO