mercoledì, 4 agosto 2021
Medinews
10 Marzo 2003

TROPPA CO2 IN METRO’, DISCOTECHE, AEREI COSI’ SI SCATENANO GLI ATTACCHI DI PANICO

Oltre 2 milioni gli italiani colpiti dal disturbo. In un volume “l’ipotesi ambientale”

Roma, 10 marzo 2003 – Difficoltà a respirare, palpitazioni, paura di sentirsi male o addirittura di morire: sono i tipici segnali dell’attacco di panico. Un disturbo in netta crescita anche nel nostro Paese, dove colpisce circa 2 milioni d’individui. Soprattutto quando le persone si trovano nei luoghi chiusi, come metropolitane, discoteche, aerei, ristoranti. La causa? Potrebbe essere anche un eccesso di anidride carbonica, il gas normalmente presente nell’aria che respiriamo ma che raggiunge concentrazioni elevate in ambente chiusi. Una concentrazione che può arrivare a superare 9mila ppm (parti per milione) ben superiore al valore limite di 1000 ppm, provocando la stimolazione dei recettori cerebrali che portano agli attacchi di panico. Sarebbe utile, dunque, areare maggiormente questi ambienti e ridurre l’eccessivo affollamento per abbassare la presenza di CO2 e giungere ad un sensibile decremento dell’insorgere di questi disturbi, migliorando in tal modo la qualità di vita di centinaia di migliaia di italiani.
E’ la suggestiva interpretazione del disturbo proposta dal neurologo Rosario Sorrentino, membro dell’Accademia Americana di Neurologia e autore del libro “Siamo ciò che respiriamo, attacchi di panico: un’ipotesi ambientale” scritto in collaborazione con Sabino Roccotelli. Il volume, edito da “Il Segnale” (disponibile via internet www.segnale.it) viene presentato oggi alla sala del Cenacolo alla Camera dei Deputati. L’ipotesi del prof. Sorrentino spiegherebbe anche il costante aumento di persone con attacchi di panico che potrebbero essere inclusi fra le “malattie da inalazione”
E’ ormai noto: l’inquinamento atmosferico può incidere pesantemente sulla qualità di vita dell’uomo; in particolare, l’anidride carbonica (CO2) oggi non più sotto accusa solo per l’effetto serra e per le numerose patologie legate alla cattiva qualità dell’aria che respiriamo, ma anche come responsabile dell’insorgenza d’ansia, senso d’angoscia, veri attacchi di panico. Questi ultimi colpiscono in Italia circa il 2.5% della popolazione. Spesso le prime avvisaglie compaiono già nell’infanzia ma la prevalenza è più elevata tra le donne (quasi il triplo rispetto agli uomini) mentre la fascia d’età più colpita è tra i 15 e i 35 anni. Tra i professionisti i più a rischio sono manager, giornalisti, scrittori e attori.
“Potrebbe trattarsi di persone con un’ipersensibilità all’anidride carbonica – spiega il prof. Sorrentino – e individuarle non è difficile: esiste un “test di scatenamento”, messo a punto negli anni ’80 che utilizza una miscela d’ossigeno al 95% e di CO2 al 5% che viene fatta respirare per circa 20 minuti. Nelle persone sensibili alla CO2 si assiste ad un evento sconvolgente: si scatenano crisi di panico clinicamente sovrapponibili a quelle spontanee.”
Che fare, allora, per difendersi da questo nemico invisibile, uno dei maggiori inquinanti in grado di turbare l’equilibrio del nostro cervello? E’ necessario migliorare la qualità dell’aria degli ambienti più a rischio con una buona ventilazione ed eventualmente, collocare delle centraline stabili che possono dare, in tempo reale, la lettura del tasso di CO2. “Si tratta di soluzioni immediate che anche se non risolvono il problema alla base – aggiunge il prof. Sorrentino – almeno possono ostacolare il fattore ambientale.”
Non solo. Secondo il neurologo, l’organismo di queste persone sensibili alla CO2, nel tempo, si difende sviluppando una “memoria ecologica”, che porta ad evitare istintivamente quei luoghi dove il tasso di questo gas è elevato o rischioso, con evidenti limitazioni per la vita quotidiana.” In pratica, si instaura un meccanismo di auto-difesa che la mente genera per salvaguardare la persona. Nel tempo, queste persone rischiano così di rimanere confinate in ambienti dove si sentono più sicure con un’autonomia ed una libertà di movimento molto limitata. Situazioni pericolose, dalle quali è possibile liberarci senza interventi radicali: “Basta operare – conclude Sorrentino – con un minimo di buon senso e sensibilizzare le Istituzioni e i cittadini ad aereare bene i locali affollati”.
TORNA INDIETRO