martedì, 24 novembre 2020
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7 Aprile 2003

TROMBOSI: DA OGGI IN ITALIA MOLECOLA CHE DIMEZZA IL RISCHIO

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Il prof. Mannucci: “Svolta inattesa, è molto più efficace di ogni cura finora disponibile”.
Prodotto di sintesi e siringa con ago ‘a scomparsa’ evita anche contagi virali e punture accidentali

Milano, 4 aprile 2003 – E’ la terza malattia cardiovascolare più diffusa dopo infarto e ictus: la trombosi venosa profonda colpisce ogni anno in Italia circa 100mila persone, con circa 12mila decessi, ed è in continuo aumento. Tra le cause, il diffondersi degli interventi ortopedici (protesi d’anca e ginocchio), fratture da incidenti stradali, chirurgia oncologica, stili di vita (lavori sedentari e lunghi viaggi aerei). Oltre alla predisposizione genetica che interessa dal 3 al 4% della popolazione italiana. Ma da oggi per affrontare questo problema c’è un nuovo farmaco a disposizione: si chiama fondaparinux e dimezza i casi di trombosi venosa ed embolia polmonare rispetto all’eparina finora utilizzata, con un miglioramento netto del 55%. La nuova molecola è ‘pura’ perché completamente di sintesi, non ricavata cioè da mucosa suina come le eparine, priva di ipotetici contagi da agenti infettivi, e si somministra sotto cute con una siringa dall’ago che si ritrae automaticamente dopo l’iniezione. L’annuncio arriva dal congresso ‘Piastrine 2003’ dove i massimi esperti mondiali di trombosi sono riuniti fino a domani all’Università di Milano.

I risultati di 4 studi condotti in 24 Paesi su oltre 7mila pazienti hanno consentito il via libera alla molecola prima negli Usa e in Europa, e, da oggi, anche nel nostro Paese. “Non credevamo si potesse trovare un farmaco migliore dell’eparina in uso – ammette il prof. Pier Mannuccio Mannucci, direttore del Centro emofilia e trombosi dell’Università di Milano e presidente del congresso – invece ora siamo molto più vicini all’azzeramento del rischio di tromboembolismo venoso. Abbiamo a disposizione una molecola molto più efficace e sicura, che sarà inizialmente impiegata nella prevenzione del tromboembolismo venoso in pazienti sottoposti ad interventi di chirurgia ortopedica maggiore”. E altre indicazioni sono previste per il futuro: sarà utilizzato per trattare casi conclamati di trombosi ed embolia polmonare e successivamente anche nel trattamento delle sindromi coronariche acute e dell’angina instabile.
Sono considerati a rischio di trombosi soprattutto gli interventi di ortopedia cosiddetti ‘maggiori’, come protesi d’anca (70mila all’anno in Italia), chirurgia maggiore del ginocchio (76mila) e fratture della testa del femore (56mila). Le principali società scientifiche internazionali invitano a somministrare la profilassi antitrombotica a tutti i pazienti sottoposti a interventi chirurgici o con fratture, “ma questa pratica non è comune in tutt’Italia – afferma il prof. Franco Piovella, direttore del Servizio Malattie Tromboemboliche del Policlinico di Pavia – Le linee guida della Società Italiana per lo Studio dell’Emostasi e della Trombosi (SISET) raccomandano la profilassi con eparina a basso peso molecolare nel trattamento chirurgico di fratture agli arti inferiori per tutto il periodo di immobilità o ridotta mobilità. Queste raccomandazioni mettono al riparo la maggior parte dei pazienti che vediamo in ospedale. I nuovi farmaci, come il fondaparinux, promettono di ridurre del 50% il rischio tromboembolico nei pazienti ortopedici.” E a rischio sono anche i pazienti sottoposti a chirurgia addominale, effettuata nell’80% dei casi per asportare tumori a colon, retto, stomaco, pancreas, 80-100mila interventi l’anno in Italia. Nella chirurgia di questi tumori, l’embolia polmonare rappresenta tuttora la prima causa di morte nel primo mese dall’intervento con circa 2mila decessi accertati ogni anno. In quest’ambito il nostro Paese è all’avanguardia: con quasi 500 pazienti arruolati e il massimo numero di centri coinvolti, lo studio internazionale Pegasus su 3mila pazienti -coordinatore mondiale il prof. Giancarlo Agnelli, ordinario di Medicina Interna all’Università di Perugia- ha messo a confronto il fondaparinux con un’eparina a basso peso molecolare nella prevenzione del tromboembolismo venoso in pazienti oncologici. “Lo studio si è concluso e i risultati saranno noti nei prossimi mesi – spiega Agnelli – ci attendiamo un risultato della stessa importanza clinica di quello avuto in ortopedia, che consenta di abbassare drasticamente il rischio di trombosi ed embolia”.
Il fondaparinux mette quindi al riparo la stragrande maggioranza dei pazienti sottoposti ad interventi chirurgici, ma non chi ha una predisposizione e affronta altre situazioni a rischio come immobilizzazione prolungata per lunghi viaggi aerei o lavoro sedentario, assunzione della pillola contraccettiva, gravidanza. “Per quanto riguarda la cosiddetta ‘sindrome da classe economica’– spiega il prof. Piovella – abbiamo verificato che non esiste una vera e propria sindrome quanto piuttosto una serie di fattori predisponenti: rischia di più chi intraprende lunghi voli (oltre le 12 ore) –non importa se in classe economica o no– ed è malato di cancro, oppure se ha già avuto una trombosi, o un intervento chirurgico recente, se ha il gesso o è obeso. Per le donne, il rischio aumenta se hanno partorito da poco o assumono la pillola e fumano. Anche i lavori che richiedono immobilità per molte ore al giorno potrebbero essere un fattore di rischio, anche se ancora non esiste conferma statistica”. E’ dunque emergenza trombosi? “La vita d’oggi comporta atteggiamenti che possono aumentare questo rischio – risponde Piovella – gli incidenti stradali non sono in calo, i viaggi lunghi più frequenti, come i lavori sedentari. Ma noi siamo rimasti uguali ai nostri antenati: abbiamo un numero di globuli rossi e piastrine utile per fronteggiare il rischio di una grave emorragia, com’era necessario quando la sopravvivenza della specie era minacciata dallo scontro fisico e dagli animali feroci. Oggi il corrispondente delle belve sono le automobili ma è molto improbabile morire di emorragia. Il nostro ‘patrimonio emostatico’ rappresenta così una specie di bomba a orologeria che può innescarsi da sola all’interno dei vasi e provocare trombosi”.

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