martedì, 27 luglio 2021
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6 Settembre 2011

TRAPIANTO DI RENE, CONFERMATA L’EFFICACIA DI BELATACEPT

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Glasgow, 6 settembre 2011 – Presentati per la prima volta nuovi dati su categorie specifiche di pazienti e donatori. Il farmaco ha un innovativo meccanismo di azione per la prevenzione del rigetto dell’organo

Belatacept, un nuovo farmaco biologico per la profilassi del rigetto nei pazienti adulti sottoposti a trapianto di rene, è protagonista al 15° Congresso della European Society for Organ Transplantation (ESOT), il più importante appuntamento continentale del settore, in corso a Glasgow fino a domani. Ogni anno in Italia si eseguono circa 1500 trapianti di rene e vi sono più di 7000 persone in lista di attesa (che attendono in media 3 anni prima dell’intervento).
Per la prima volta sono presentati dati che riguardano specifiche categorie di donatori e di riceventi, in particolare pazienti colpiti da diabete prima del trapianto. Vengono così confermati i risultati positivi su qualità, sicurezza ed efficacia che hanno portato alla recente approvazione della molecola sia da parte della Commissione europea che della Food and Drug Administration negli Stati Uniti. Il farmaco è atteso in Italia nei primi mesi del 2012. Belatacept, scoperto e sviluppato da Bristol-Myers Squibb, è la prima molecola con un innovativo meccanismo di azione approvata negli ultimi 10 anni nel trapianto di rene , , . “I dati clinici su belatacept presentati al Congresso ESOT – spiega Brian Daniels, senior vice president, Global Development and Medical Affairs, di Bristol-Myers Squibb – si aggiungono agli studi che hanno determinato il via libera al farmaco negli Stati Uniti e in Europa. BMS intende unire i propri sforzi a quelli della comunità scientifica per ampliare le nostre conoscenze sul profilo di efficacia e sicurezza di belatacept perché i pazienti e i medici siano informati sulle opzioni terapeutiche disponibili”. Il farmaco è autorizzato in combinazione con corticosteroidi e acido micofenolico. È raccomandata l’aggiunta di un antagonista del recettore dell’interleuchina-2 nella fase di induzione.
Studi clinici hanno evidenziato percentuali simili nella sopravvivenza del rene trapiantato e del paziente a un anno e confermate a tre anni con un miglior mantenimento della funzione renale rispetto alla terapia standard con ciclosporina. Ottenere miglioramenti nella funzione renale che permangano a lungo nel tempo è una delle sfide decisive nel trapianto di rene. La perdita progressiva di questa capacità può determinare altre malattie concomitanti fino alla perdita dell’organo. Preservare la funzione del rene trapiantato può evitare il ritorno alla dialisi e la necessità di un secondo trapianto.

I nuovi dati su belatacept includono:
• Un’analisi degli esiti a tre anni per sottotipo di donatori di uno studio di Fase III condotto in pazienti trattati con belatacept che hanno ricevuto reni da donatori secondo criteri estesi (studio BENEFIT EXT)
• Analisi dei dati a tre anni provenienti da due studi di Fase III di belatacept in pazienti diabetici prima del trapianto
• Valutazione degli anticorpi specifici contro il donatore nei pazienti sottoposti a trapianto di rene trattati con regime immunosoppressivo basato su belatacept o ciclosporina negli studi BENEFIT e BENEFIT EXT
• Una comparazione del profilo trascrizionale dell’mRNA nel sangue periferico di pazienti sottoposti a trapianto di rene trattati con belatacept o ciclosporina

BENEFIT e BENEFIT EXT , sono stati prolungati per sette anni e forniscono, a oggi, la maggiore quantità di dati a lungo termine su un regime immunosoppressivo per il trapianto.

Belatacept
Belatacept è il primo bloccante della co-stimolazione approvato per il mantenimento dell’immunosoppressione nel trapianto di rene. Belatacept, proteina di fusione solubile, è un bloccante selettivo della co-stimolazione delle cellule T che si lega a CD80 e CD86 sulle cellule che presentano l’antigene. Come risultato, belatacept blocca la co-stimolazione mediata da CD28 delle cellule T. In vitro, belatacept inibisce la proliferazione dei linfociti T e la produzione delle citochine: interleuchina-2, interferone gamma, interleuchina-4 e TNF-alfa. Le cellule T attivate sono i mediatori principali del rigetto immunologico. Belatacept dovrebbe essere utilizzato solo in pazienti sieropositivi al virus di Epstein-Barr (EBV).

Lo studio BENEFIT
I risultati dello studio pivotale BENEFIT mostrano un miglioramento, mantenuto nel tempo, della funzione renale con belatacept rispetto a ciclosporina5
Nello studio BENEFIT sono stati arruolati 666 pazienti che hanno ricevuto per la prima volta trapianti renali da donatori viventi o deceduti, secondo criteri standard. Lo studio ha messo a confronto 2 regimi di dosaggio di belatacept con ciclosporina: Più Intenso (More Intensive, MI) e Meno Intenso (Less Intensive, LI). Il regime MI ha incluso dosaggi più elevati e frequenti per i sei mesi successivi al trapianto. Il regime di dosaggio approvato è di 10 mg/kg durante la fase iniziale (un totale di sei infusioni per le prime 12 settimane a partire dal giorno del trapianto) e successivamente 5 mg/kg ogni 4 settimane per mantenimento, coerente con il regime LI utilizzato nei trial clinici. A tre anni la sopravvivenza del paziente e del trapianto erano simili tra i due gruppi (92% di 226 pazienti trattati con belatacept alla dose approvata, rispetto a 88,7% dei 221 trattati con ciclosporina). Sono stati osservati più elevati tassi e grado di rigetto acuto nei bracci trattati con belatacept, ma nonostante questo la percentuale di perdita del trapianto non è aumentata nella popolazione ‘Intent-To-Treat’.
La funzione renale nei pazienti trattati con belatacept era superiore dopo un anno e questo beneficio si è mantenuto per oltre tre anni; la velocità di filtrazione glomerulare (GFR) è risultata di 21 mL/min più alta a tre anni nei pazienti trattati con belatacept-LI rispetto a quelli trattati con ciclosporina.

Lo studio BENEFIT-EXT
Il più ampio studio clinico che ha incluso donatori con criteri estesi (BENEFIT-EXT) ha dimostrato i benefici di belatacept in riceventi di organi ECD6
Lo studio BENEFIT-EXT è il più vasto trial condotto fino ad oggi su pazienti che hanno ricevuto reni da donatori secondo criteri estesi (ECD). Ha coinvolto 543 pazienti che hanno ricevuto un primo trapianto renale da ECD. Gli organi ECD sono organi sub-ottimali, ma rappresentano comunque un’alternativa valida rispetto alla permanenza in lista d’attesa. I regimi di dosaggio di belatacept e ciclosporina erano gli stessi dello studio BENEFIT. Come dimostrato nel BENEFIT, il BENEFIT-EXT ha mostrato una sopravvivenza del paziente e del trapianto simile nei pazienti trattati con belatacept alla dose approvata (LI, 82% di 175) rispetto a quelli trattati con ciclosporina (80% di 184) al terzo anno. Le percentuali di rigetto acuto erano sovrapponibili nei bracci di belatacept e ciclosporina. Inoltre, i pazienti trattati con belatacept mostravano un minor declino della funzione renale nel tempo, con una GFR di 11 mL/min più alta a 3 anni per i pazienti trattati con belatacept-LI, rispetto a quelli trattati con ciclosporina.

Il profilo di sicurezza di belatacept
La sicurezza di belatacept è stata valutata in base ai dati raccolti da tre trial su belatacept (uno studio di fase II e due studi di fase III). In questi trial, 401 pazienti hanno ricevuto il regime di belatacept LI approvato, 403 il regime MI e 405 ciclosporina. I dati raccolti mostrano che l’incidenza di morte e la sospensione della terapia per eventi avversi erano inferiori nei gruppi con belatacept rispetto a quello trattato con ciclosporina. I tassi complessivi di eventi avversi erano simili tra i pazienti trattati con belatacept alla dose approvata LI e quelli che hanno ricevuto ciclosporina.
Negli studi clinici con belatacept sono stati osservati casi di disordine linfoproliferativo post-trapianto (PTLD). La frequenza di PTLD è risultata più alta nei pazienti trattati con regime di belatacept LI (1,3%, 6 su 472) che in quelli che hanno ricevuto ciclosporina (0,6%, 3 su 476). Una frequenza maggiore è stata osservata nel gruppo di pazienti trattati con belatacept MI (1,7%, 8 su 477), che però non rappresenta la dose approvata. Nove dei 14 casi di PTLD nei pazienti trattati con belatacept mostravano localizzazione nel sistema nervoso centrale. Sei casi di PTLD riguardavano il regime LI, tre dei quali coinvolgevano il sistema nervoso centrale e sono stati fatali. Il rischio di PTLD aumenta se i pazienti trattati con belatacept sono sieronegativi al virus di Epstein-Barr (EBV). Belatacept è quindi controindicato in questi pazienti o in quelli il cui status sierologico sia sconosciuto. L’incidenza di tumori è rimasta stabile nel tempo in ogni studio. Un piano di ‘risk management’ sarà reso effettivo come parte del programma di farmacovigilanza per monitorare infezioni e neoplasie maligne.

Bibliografia:
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