sabato, 18 settembre 2021
Medinews
23 Giugno 2004

STOP ALLE MALATTIE CARDIOVASCOLARI CON IL DIVIETO DI FUMO NEI POSTI DI LAVORO

Coinvolta nella ricerca l’Università di Milano: il prof. Sirtori descrive le differenze del respiro di chi fuma. In futuro un test per prevedere alcune alterazioni polmonari

Milano, 22 giugno 2004 – Il fumo è il primo fattore di rischio cardiovascolare controllabile. Nonostante ciò, meno del 70% dei lavoratori americani è tutelato da leggi che vietano il fumo nei posto di lavoro. Eppure in un solo anno il divieto comporterebbe una riduzione del consumo di sigarette pari a più di 950 milioni di pacchetti, che equivale alla prevenzione di 1500 attacchi cardiaci e 250 ictus. Con un risparmio in termini di spese sanitarie intorno ai 49 milioni di dollari. Nel tempo, si registrerebbero 6250 attacchi cardiaci e 1270 ictus in meno ogni anno e il risparmio salirebbe a 224 milioni di dollari. E’ quanto emerge da uno studio pubblicato dall’ American Journal of Medicine e condotto da ricercatori dell’Università della California, dal Veterans Affairs del Palo Alto Health Care System, e dall’Università di Stanford. “Il divieto di fumare sul lavoro – spiega il professor Michael K. Ong, autore dello studio – non solo limita l’esposizione passiva al fumo di sigaretta riducendo del 60% il rischio di malattie cardiovascolari tra i non fumatori, ma beneficia anche i fumatori, con una diminuzione del rischio di malattie cardiovascolari del 40%”.
Sullo stesso numero della rivista britannica, ricercatori dell’Università di Milano, del Policlinico milanese e dell’Imperial College di Londra hanno inoltre analizzato le differenze nella composizione dell’aria espirata dai fumatori rispetto a quello di chi non ha il vizio. Gli autori, tra cui il prof. Cesare Sirtori, ordinario di Farmacologia Clinica all’Università di Milano e il prof. Luigi Allegra, direttore dell’Istituto di Malattie Respiratorie presso lo stesso Istituto, hanno rilevato come la composizione proteica dei condensati nel respiro di un fumatore contiene una quantità di cheratina tre volte superiore rispetto a chi non fuma. “Questa è la prima volta – commenta il professor Sirtori – che, con un esame semplice e ben tollerato, si è riusciti a evidenziare differenze così significative nella proteomica di fumatori altrimenti sani. Rilevare queste differenze potrebbe offrire un metodo non invasivo per identificare alterazioni polmonari precoci nei fumatori”.
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