giovedì, 18 agosto 2022
Medinews
25 Novembre 2002

SPORTIVI DEL WEEK END ATTENTI ALL’ARTROSI. GLI ESPERTI: “A RISCHIO I TRAVET DELLO JOGGING”

Dall’87° Congresso nazionale della SIOT i consigli per prevenire i danni articolari
Nuove speranze dalla ricerca italiana: la glucosamina solfato è in grado di bloccare la progressione della malattia. La conferma arriva da due diversi studi cl

Venezia, 22 ottobre 2002 – Interventi invasivi, lunghi periodi di riabilitazione, difficoltà a svolgere le più banali attività quotidiane. Questo vuol dire soffrire di artrosi oggi. E non si tratta di casi isolati ma della patologia più diffusa fra le persone con più di 65 anni. Per loro, 5 milioni di pazienti accertati, dopo la diagnosi c’è una sola via d’uscita: l’assunzione a dosi sempre più massicce di antinfiammatori, dannosi sia a livello gastrico che cardiovascolare, e come ultima spiaggia a cui si fa ricorso ormai sempre più spesso, l’intervento di chirurgia protesica, con la sostituzione dell’articolazione.

L’alternativa si chiama glucosamia solfato, una molecola di origine naturale sintetizzata da un’azienda farmaceutica italiana e riconosciuta a livello internazionale come l’unica sostanza in grado di bloccare la progressione della malattia. Se per la cura si aprono nuove frontiere la parola d’ordine è sempre prevenzione. Attività fisica adeguata e costante è l’arma vincente per scongiurare il rischio artrosi, in agguato anche per lo sportivo della domenica. Se ne parla nel 87° congresso nazionale della SIOT in corso a Venezia.

“L’importanza scientifica dello studio condotto dal prof. Pavelka e pubblicato sull’ultimo numero degli Archives of Internal Medicine – afferma il professor Lucio Rovati, farmacologo e co-autore dello studio – sta nella conferma che la glucosamina solfato è il primo e a tutt’oggi l’unico farmaco in grado di modificare la progressione della malattia artrosica quando somministrata a lungo termine”.
Questo lavoro, che va a confermare i dati di una ricerca precedente condotta dallo stesso professor Rovati, si pone un obiettivo ambizioso: curare le cause dell’artrosi senza fermarsi alla gestione dei sintomi e ridurre al minimo il ricorso alla chirurgia protesica. “Questo è l’obiettivo primario della lotta all’artrosi, perché, una volta che la struttura articolare si deteriora – continua Rovati – la malattia progredisce portando inesorabilmente il paziente all’invalidità. Se noi riusciamo a contenere il peggioramento del danno strutturale, dovremmo essere in grado di rallentare o addirittura di abolire la possibile invalidità. Anche in quei pazienti già notevolmente compromessi da un punto di vista strutturale e in cui diventa prevalente il beneficio sulla sintomatologia, ciò può in ogni caso rallentare l’insorgere dell’invalidità”.
Ma se affligge milioni di anziani, l’artrosi non risparmia nemmeno i giovani. Attività fisica impegnativa, troppe ore di palestra, sport non adatti alla propria struttura fisica e particolari predisposizioni come piedi piatti, scoliosi o ginocchia valghe o vare provocano, con l’andare del tempo, traumi che, se non curati in modo adeguato, portano inesorabilmente all’artrosi. “Premesso che un corretto esercizio è utile nella prevenzione e cura dell’artrosi – spiega il dottor Gianni Leardini del Centro per la diagnosi e la terapia ambulatoriale delle malattie reumatiche di Mestre (VE) – talvolta si cade nell’errore di sottovalutare l’azione terapeutica dell’attività fisica, nella convinzione che più se ne pratica maggiore è il beneficio che se ne trarrà. Convincimento sbagliato in quanto l’eccessivo carico articolare, che può derivare, ad esempio, da un lavoro di palestra troppo spinto, è paragonabile al ripetersi di quei microtraumatismi che rappresentano un elemento innescante l’esordio e l’aggravamento dell’artrosi. L’attività fisica è per tutti un buon alleato quando siamo noi a gestirla rispettando la resistenza delle nostre strutture muscoloscheletriche, ma può diventare un nemico quando ci lasciamo sovrastare dal desiderio di raggiungere risultati eccezionali attraverso un suo utilizzo eccessivo e disordinato”.
No, quindi all’attività sportiva discontinua, alla partita scapoli ammogliati o alla settimana bianca per chi trascorre la maggior parte del proprio tempo libero comodamente adagiato sul divano magari lasciandosi sedurre da qualche leccornia. Il dottor Raffaele Gimigliano direttore della cattedra di medicina fisica e riabilitazione della seconda università degli studi di Napoli, intervenuto dell’87° Congresso della Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia in corso a Venezia, mette in guardia dall’attività fisica discontinua e ricorda agli sportivi, siano essi professionisti o amatoriali, quanto un corretto allenamento sia alla base del buon funzionamento dell’apparato muscoloscheletrico. “Il problema per gli sportivi della domenica – spiega Gimigliano – è lo scarso allenamento o meglio l’allenamento discontinuo. Ciò comporta uno squilibrio delle sollecitazioni a carico delle articolazioni nei diversi periodi: nei periodi di stasi, quando cioè non si pratica sport, le articolazioni non vengono sollecitate per cui tutta l’attività muscolare è ridotta con conseguente squilibrio della funzione dell’articolazione. Quando l’articolazione viene poi sollecitata non può infatti contare su un supporto muscolare in grado di proteggerla. Le conseguenze nel lungo periodo sono danni artrosici. Certo, fino ai 30-35 anni, lo squilibrio viene ben compensato dallo spessore della cartilagine, ma dopo questa età si disidrata e comincia a deteriorarsi”.
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