domenica, 26 settembre 2021
Medinews
21 Dicembre 2005

SPECIALE CONGRESSO SICINFARTO, 9 VOLTE SU 10 UCCIDE FUORI DALL’OSPEDALE. IL “PROGETTO CUORE” MIRA AL KILLER SUL TERRITORIO

sez,443

500 attacchi cardiaci e 200 decessi al giorno, il 60% non riceve soccorsi e muore. Defibrillatori a Malpensa, Linate e Fiumicino, formazione medica, ricerca e più prevenzione

Scarica la cartella stampa



Roma, 12 dicembre 2005– Sopravvivere all’infarto è questione di fortuna: essere vicini a un ospedale significa ormai la salvezza nel 90% dei casi, percentuale che si dimezza abbondantemente (40%) se il paziente viene assistito fuori. Il mirino va quindi spostato sul territorio con più strumenti, prevenzione e preparazione dei medici. Lo afferma la Società Italiana di Cardiologia (SIC) che con il “Progetto Cuore 2006”, presentato oggi a Roma nel corso della conferenza stampa ufficiale del 66° congresso nazionale, dichiara guerra a tutto campo all’infarto. Tra le iniziative, l’installazione di defibrillatori negli aeroporti italiani – gli unici in Europa a non averne – incontri pubblici e il sito www.educational.rai.it/cuore di Ministero dell’Istruzione e Rai Educational destinato ai giovani. E poi un centro SIC che coordini la ricerca, 8.000 medici di famiglia impegnati in 15 giorni di full immersion nelle unità coronariche per imparare la lotta all’infarto sul campo, alla luce delle nuove linee guida internazionali. “Negli ultimi 10 anni la mortalità intraospedaliera è passata dal 30 al 10% – spiega la prof.ssa Mariagrazia Modena, presidente della SIC – ma ancora dei 200mila infarti l’anno 100mila persone non ricevono soccorsi; 60mila di queste muoiono. Serve un cambio di rotta: più prevenzione sul territorio e più ricerca. Quella italiana è di ottima qualità ma gli istituti collaborano poco tra loro”.

“La dimostrazione dell’elevato livello della ricerca italiana – concorda il prof. Massimo Volpe dell’Università La Sapienza di Roma e membro del comitato scientifico del congresso SIC – è rappresentata dai nostri 20 ricercatori che hanno pubblicato negli ultimi mesi sulle più autorevoli riviste internazionali”. “La cardiologia ha sempre sofferto della carenza strutturale di comunicazione e osmosi culturale con la medicina territoriale – denuncia il prof. Jorge Salerno Uriarte, responsabile didattica e formazione SIC – per questo nel 2006 nei principali capoluoghi italiani migliaia tra medici di famiglia e cardiologi potranno seguire i 4 corsi che abbiamo organizzato sulle nuove linee guida europee. Inoltre i medici di famiglia entreranno finalmente nelle unità coronariche per vedere dal vivo come salviamo le vite”. “Medici di famiglia e cardiologi svolgono un ruolo fondamentale – afferma il prof. Massimo Chiariello, direttore della cattedra di cardiologia dell’Università Federico II di Napoli – ma una recente analisi ha evidenziato che il numero e l’efficacia degli interventi preventivi sono di gran lunga inferiori agli obiettivi desiderabili e che le linee guida relative ai fattori di rischio cardiovascolare sono largamente disattese”.
Una novità poco conosciuta tra i fattori di rischio è che l’ipertensione trascurata nelle donne dopo i 50 anni non è una minaccia solo per il cuore ma anche per le capacità cognitive. Più del 50% delle demenze è infatti causato da complicanze cardiovascolari e circolatorie. “L’ipertensione è il fattore di rischio più presente nella donna – spiega la prof.ssa Modena – e può portare all’insufficienza cardiaca e alla cardiomiopatia ipertensiva. Questa condizione può causare fibrillazione atriale, patologia spesso misconosciuta perché non avvertita e quindi non trattata con la terapia anticoagulante adeguata. Uno stato che è alla base della demenza vascolare dovuta ad embolizzazione del cervello che si osserva in molte donne anziane. Un riconoscimento più attento da parte dei medici e una prevenzione precoce grazie a più informazione mirata e controllata ai cittadini può in questo caso prevenire effetti disastrosi”.
Prevenzione che invece non serve contro la ‘morte improvvisa’ che colpisce più di 50.000 italiani l’anno (3 casi ogni 2.000 abitanti): l’unico rimedio sono i defibrillatori da posizionare nei luoghi più affollati come gli aeroporti: ci sono a Londra (Heathrow), Parigi (Charles De Gaulle), Amsterdam (Schippol), Francoforte, Vienna, ma nemmeno uno in Italia. Nell’ambito del Progetto Cuore SIC, con la collaborazione di 118 e Rotary, “i primi 23 defibrillatori automatici – spiega il prof. Salerno Uriarte – saranno installati tra qualche mese a Malpensa completi di istruzioni in ‘real audio’ così come avviene per le cinture di sicurezza e i salvagente sugli aerei; verranno poi Linate e Bergamo e tra circa un anno Fiumicino. Negli hub Usa ci sono dal 2002 e il 70% di chi ha subito un attacco cardiaco in aeroporto si è salvato senza riportare danni al cervello”.
Il modello americano – come hanno riferito oggi al congresso SIC gli esperti dell’American College of Cardiology – propone anche le ‘tac total body’ nei centri commerciali, una ‘fotografia’ generale dell’organismo in pochi minuti come per una fototessera: un referto dai capelli ai piedi. Un’aberrazione perché, spiega la prof.ssa Modena, “le tecniche d’imaging oggi danno una massa d’informazioni sullo stato di salute sia passato che futuro e solo specialisti in centri d’eccellenza possono interpretarle correttamente e assicurarne un uso non legato a logiche di mercato. Allo stato attuale delle conoscenze, ad esempio, la tac coronarica non va eseguita su pazienti a basso rischio ma solo a chi presenta sintomi aspecifici e quando gli esami tradizionali risultano dubbi”.
TORNA INDIETRO