Medinews
31 Agosto 2008

SOPRA I 70 BATTITI AUMENTA IL PERICOLO PER IL CUORE LA FREQUENZA E’ UN FATTORE DI RISCHIO COME IL COLESTEROLO

sez,588

Il prof. Ferrari, presidente ESC: “Se il ritmo cardiaco è troppo alto cresce la probabilità di infarto. Nei cardiopatici addirittura del 46%”. L’ivabradina lo tiene sotto controllo e riduce i possibili attacchi

Scarica la cartella stampa



Monaco, 31 agosto – Sei over 70? Attento alla tua salute. Non si tratta dell’età ma dei battiti del cuore. Ormai la scienza lo ha provato: se la frequenza cardiaca supera questa soglia si è a rischio di infarto e malattie coronariche, sia per le persone sane che soprattutto per i cardiopatici. Così come se si superano i valori di 140-90 per la pressione arteriosa o i 200 mg di colesterolo. Da oggi, dunque, misurare il polso dovrà diventare routine, soprattutto se si hanno problemi cardiaci. La conferma viene da uno studio pubblicato sul Lancet e presentato oggi nella HotLine session plenaria al Congresso della Società Europea di Cardiologia in corso a Monaco fino al 3 settembre, la più grande assise medica al mondo che riunisce oltre 35 mila specialisti da tutto il pianeta. Si tratta dello studio BEAUTIFUL, iniziato nel dicembre del 2004, che ha coinvolto 10.917 pazienti con malattia coronarica in 781 centri di 33 Paesi dei 4 continenti. La ricerca è coordinata dal prof. Roberto Ferrari, Direttore della Clinica Cardiologica dell’Università di Ferrara, nominato proprio a Monaco presidente della società Europea di Cardiologia, la prima volta di un connazionale. “Per quattro anni abbiamo studiato l’efficacia dell’ivabradina, una molecola studiata appositamente ed esclusivamente per abbassare la frequenza cardiaca (disponibile da alcuni mesi anche in Italia per il trattamento dell’angina) – spiega Ferrari – ed abbiamo dimostrato che tenere la frequenza sotto i 70 battiti al minuto con ivabradina riduce del 36% il rischio di infarto e di ben il 30% il rischio di un intervento alle coronarie in pazienti cardiopatici. Una vera e propria rivoluzione nella lotta alle malattie cardiovascolari – spiega Ferrari – che vede il nostro Paese all’avanguardia”. Non solo lo studio Beautiful è stato infatti coordinato da un italiano, ma anche l’ivabradina è frutto della ricerca “made in Italy”. La molecola infatti agisce sui canali If dell’atrio destro: scoperti appena 15 anni fa dal dr. Dario Di Francesco, elettrofisiologo di Milano, controllano la frequenza cardiaca.

In Italia ci sono 4 milioni di persone che hanno problemi alle coronarie e secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, fino al 2030 le malattie coronariche rimarranno il principale problema sanitario nel mondo. Sotto accusa gli stili di vita. Abbandono della dieta mediterranea, fumo di sigaretta, scarsa attività fisica. Da Monaco, i cardiologi sono concordi: si deve intervenire su tutti i fattori di rischio: ipertensione, ipercolesterolemia, ipertrigliceridimia e da oggi frequenza cardiaca, che in una persona sana dovrebbe attenersi intorno ai 60 battiti al minuto. “Il medico deve tornare ad abituarsi ad un gesto semplice ma importante: “ascoltare” il linguaggio del corpo, ovvero la frequenza cardiaca. Sentire il polso ad ogni persona che si presenta in ambulatorio è fondamentale – sottolinea il prof. Ferrari -. Purtroppo, oggi, in un mondo globalizzato e tecnologico la prognosi di un paziente cardiopatico si fa mediante esami complessi e costosi: TAC, ECO, scintigrafie, ecc. Ci siamo dimenticati che il corpo “parla”, si esprime mediante la frequenza cardiaca. Un esame semplicissimo, privo di costi, non invasivo che, fra l’altro, tramite il contatto fisico, migliora il rapporto col paziente. E fornisce indicazioni estremamente importanti: più bassa è la frequenza più basso è il rischio di malattie cardiovascolari e viceversa. Lo studio Beautiful – continua il professore – ha rafforzato la necessità di misurare la frequenza cardiaca in tutti i pazienti con malattie coronariche, e se la frequenza cardiaca risulta maggiore di 70, di ridurla con ivabradina in aggiunta alla terapia in atto”. La presentazione di questo studio ha polarizzato l’attenzione dei 35 mila cardiologi riuniti nel congresso annuale della società scientifica che sarà presieduta fino al 2010 da Ferrari. “Un compito di prestigio, estremamente importante e oneroso. L’ESC, infatti, è la più grande società scientifica del mondo: rappresenta 52 nazioni e svolge compiti di ricerca, formazione, educazione, prevenzione, produzione delle linee guida. Mi dedicherò essenzialmente alla prevenzione a livello politico, sociale e professionale. Con uno scontato occhio di riguardo all’Italia. Da ottobre partiremo con un grande progetto con lo slogan: “Il cuore al centro” per ridare centralità al cuore nelle scelte di ogni individuo e per mettere le politiche di sensibilizzazione al centro delle priorità delle Istituzioni. Perno di questo progetto sarà la nascita dell’Osservatorio permanente per la valorizzazione della dieta mediterranea e dell’attività fisica nella promozione della salute e iniziative rivolte ai più giovani”.
Lo studio Beautiful rappresenta un importante passo in avanti nella gestione dei pazienti con malattie coronariche. Ha infatti dimostrato che nei cardiopatici con frequenza al di sopra dei 70 b/m aumenta progressivamente il rischio di infarto (46%), scompenso cardiaco (56%) e mortalità (34%). L’ivabradina in questi pazienti ha ridotto il rischio di infarto del 36% (P=0.001) ed il rischio di rivascolarizzazione coronarica del 30% (P=0.016) nonostante i pazienti fossero già in terapia ottimale secondo le linee guida: anticoagulanti (94%), ACE-inibitori o bloccanti dell’angiotensina II (91%), ?-bloccanti (87%) e ipolipemizzanti (76%).
In precedenza Ivabradina aveva ampiamente dimostrato di ridurre la frequenza cardiaca, di ridurre l’ischemia e gli attacchi nei pazienti anginosi, e in recenti studi sperimentali, di prevenire la progressione della placca aterosclerotica. Tutte queste azioni possono spiegare i risultati ottenuti nello studio Beautiful.
TORNA INDIETRO