lunedì, 30 novembre 2020
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26 Novembre 2003

SARCOMI, NUOVE SPERANZE DA FARMACI E CALORE: NELL’80% DEI CASI SI EVITA L’AMPUTAZIONE DEGLI ARTI

Roma, 26 novembre 2003 – Farmaci e calore per sconfiggere tumori rari e recidive, scongiurando a volte anche devastanti amputazioni. La tecnica – che prende il nome di perfusione ipertermica antiblastica ed è stata introdotta in Italia all’ospedale Regina Elena dal prof. Renato Cavaliere sin dagli anni ‘70 – nel corso di questi decenni ha aumentato fino al 50% la sopravvivenza e l’aspettativa di vita di pazienti colpiti da neoplasie particolarmente aggressive, quali i sarcomi delle parti molli e le metastasi da melanoma. “Per incrementare ulteriormente i risultati ottenuti – spiega il prof. Franco Di Filippo, direttore di Chirurgia generale “A” dell’Istituto Regina Elena e presidente della Società Italiana di Terapie Integrate Locoregionali in Oncologia (SITILO) – alla perfusione ipertermica antiblastica è stato associato un farmaco, il Tumor Necrosis Factor (TNF) a dosi molto alte. Il paziente correva però il rischio di sviluppare gravi malattie cardiache, polmonari, renali ed epatiche. Oggi siamo riusciti a trovare la soluzione anche a questo problema: grazie ad uno studio coordinato dal nostro Istituto e condotto nell’ambito della SITILO – prosegue il prof Di Filippo – abbiamo dimostrato che è sufficiente 1 mg di TNF, rispetto ai 3-4 utilizzati di solito per avere le stesse risposte. Questa scoperta ha un duplice vantaggio: da un lato diminuisce sensibilmente le complicanze, dall’altro riduce la spesa: il costo del trattamento diminuisce di un quarto e, considerando che la fiala da 1 mg costa € 2500 l’una, il risparmio non è trascurabile”. Delle novità nei trattamenti si parlerà al VI Congresso nazionale della Società Italiana di Terapie Locoregionali in Oncologia, presieduto dal prof. Di Filippo, in programma da domani a venerdì a Centro Congressi “R. Bastianelli” – via Ognibene, 23, Roma.

In cosa consiste la perfusione ipertermica antiblastica? “Quando una gamba o un braccio vengono colpiti da una recidiva o da una metastasi dovuta per esempio ad un melanoma – spiega il prof. Di Filippo – l’arto viene isolato e viene creata una circolazione extra corporea. Ciò consente di usare farmaci antiblastici fino a 10 volte la massima dose, senza effetti collaterali rilevanti. Il farmaco, in associazione all’ipertermia (>41,5°C), produce poi un sinergismo d’azione che si traduce in un eccellente effetto terapeutico. Il tasso di risposte complete con questa tecnica è del 54% e la sopravvivenza a 5 anni dei pazienti affetti da metastasi in transito oscillano tra il 40-50%, rispetto allo 0% dei trattamenti tradizionali: chirurgia, chemioterapia sistemica, radioterapia”. Si calcola che circa 1000 persone l’anno possano sviluppare recidive multiple e la fascia d’età più colpita è tra i 40 e i 60 anni. “Recentemente – prosegue l’esperto – il prof. Ferdy Lejeune, direttore del Centro pluridisciplinare oncologico di Losanna – ha introdotto nella terapia l’uso del TNF che, alle dosi descritte sopra, distrugge selettivamente l’endotelio dei vasi neoformati dal tumore. Il TNF ha innalzato il tasso di risposte complete al 70-80%, ma ha comportato anche una tossicità molto elevata. Come detto, con il nostro studio abbiamo dimostrato che è sufficiente 1 mg di TNF per ottenere un tasso uguale di risposte complete (70%) con una sopravvivenza a 5 anni di questi pazienti pari al 50%”.
Buoni risultati si ottengono anche nel sarcoma delle parti molli, un tumore raro che in Italia colpisce circa 1500 persone ogni anno. “Tenendo conto che il 60% di questi tumori prende origine dagli arti – continua il prof. Di Filippo – vi sono 900 pazienti potenzialmente candidabili alla perfusione ipertermica antiblastica. I sarcomi delle parti molli degli arti di piccole dimensioni sono facilmente asportabili e vengono generalmente trattati con chirurgia seguita da radioterapia. Al contrario, nei sarcomi di grosse dimensioni (>15-20 cm), recidivi dopo la terapia combinata chirurgia-radioterapia, che necessitano di una chirurgia altamente demolitiva, la perfusione ipertermica antiblastica è una tecnica neoadiuvante molto efficace”.
In questo caso, sempre l’Istituto Regina Elena ha coordinato uno studio multicentrico, in collaborazione con l’Istituto Nazionale Tumori di Milano e la II Clinica Chirurgica di Padova, che ha stabilito l’esatto dosaggio dei farmaci adriamicina e TNF (1 mg) per ottenere la massima efficacia terapeutica, con la minore tossicità. Nei 30 pazienti candidati all’amputazione la perfusione ipertermica con adriamicina e TNF ha ottenuto una risposta obbiettiva del 77%. L’elevata necrosi tumorale ha consentito di effettuare un intervento conservativo nell’80% dei pazienti altrimenti destinati all’amputazione.
Questa tecnica ha dato risposte anche in tumori più frequenti, per esempio allo stomaco, al colon, al pancreas e all’ovaio.
Nel corso del congresso, il prof. Paul Sugarbaker farà una dimostrazione pratica, in collegamento con una sala operatoria del Regina Elena, di una tecnica operatoria sperimentale, la peritonectomia, i cui risultati a lungo termine sono comunque ancora tutti da verificare. La tecnica della peritonectomia è stata introdotta in Italia dall’Istituto Regina Elena per casi molto selezionati ed ha poi trovato diffusione in alcuni centri come l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, la II Clinica Chirurgica di Padova, la Clinica Chirurgica dell’Università di Firenze, la Clinica Chirurgica dell’Università di Torino. “Nel corso di questi anni – commenta il prof. Francesco Cognetti, direttore scientifico del Regina Elena – l’attività dell’Istituto nel campo dei sarcomi, del melanoma e dei tumori peritoneali, è stata di grande rilevanza, per merito del lavoro svolto del gruppo del prof. Cavaliere e oggi proseguito dall’equipe del prof. Di Filippo. Per quanto riguarda i tumori dell’osso – prosegue Cognetti – nei prossimi giorni apriremo al Regina Elena un servizio di chirurgia ortopedica oncologica. Un’istituzione che credo fondamentale perché va ad arricchire il panorama italiano che, pur qualificato, è tuttora quantitativamente insufficiente. La dimostrazione viene dai dati Eurocare, presentati questa mattina, che evidenziano risultati inferiori rispetto al resto dell’Europa. Emerge quindi la necessità – conclude il direttore scientifico – che i pazienti, spesso giovani, vengano seguiti e trattati da Istituti di eccellenza dove esistano tutte le competenze necessarie. Questo atteggiamento comporterà sicuramente nel prossimo futuro un ulteriore miglioramento delle guarigioni”.
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