Medinews
21 Marzo 2006

SANITA’: “PIÙ SICUREZZA NELLA GESTIONE DEI FARMACI IN OSPEDALE”

Lo chiedono gli esperti di ‘safety medication’ riuniti a Roma per la 1a consensus conference. Proposta l’adozione di schede sui preparati, carrelli informatizzati e farmacisti nei reparti più a rischio

Roma, 29 aprile 2005 – Il 10% degli errori in corsia sarebbe imputabile all’uso scorretto dei farmaci. È quanto emerge dall’analisi dei dati raccolti nel primo database italiano messo a punto dalla Clinical Risk Management Society, presentati oggi a Roma durante la Consensus Conference sul Risk Management. La safety medication, ovvero la sicurezza nella gestione del farmaco, è uno dei temi più dibattuti oggi nella sanità italiana, una novità importante perché fino ad oggi gli unici elementi disponibili erano proiezioni di dati americani. “Il database – spiega il prof. Quirino Piacevoli, presidente della Clinical Risk Management Society – si basa sulle segnalazioni anonime degli operatori sanitari di 10 centri campione distribuite sul territorio nazionale e raccolte dagli anni ‘90 ad oggi. Sono stati segnalati oltre 50mila eventi avversi (52.613) di cui 4.672 imputabili alla cattiva gestione dei farmaci. Sette su dieci di questi “errori” (il 68%) sono imputabili a inefficienza del servizio e a cause organizzative”. Gli eventi avversi sono principalmente errori di dosaggio (27%), scambio di sostanze (22%), farmaci non disponibili (16%) e orari di somministrazione non rispettati.

Delineare il problema costituisce solo la prima parte di un processo di revisione dell’organizzazione sanitaria che consenta una migliore gestione dei farmaci, della loro somministrazione e distribuzione. Per trovare la soluzione si è cercato di raccogliere il punto di vista di centri e realtà diverse. Per questo motivo Altis formazione, società di formazione medico sanitaria specializzata nel risk management, grazie al supporto dell’azienda farmaceutica Takeda, ha organizzato, nel marzo 2005, una serie di incontri di formazione che doveva concludersi con la realizzazione di una scheda di sicurezza del farmaco, utile per i farmaci cosiddetti a rischio. “Una bozza ora è pronta – spiega il dottor Miceli Sopo, responsabile S.C di Farmacoeconomia e Farmacoepidemiologia della ASL RM B di Roma – il passo successivo consiste nell’integrare la parte di analisi con il lavoro di un programmatore informatico, che renda la scheda operativa. La nostra speranza è quella di poter utilizzare il programma CITO-SIFO che è già in uso in oncologia e costituirebbe la migliore base di partenza”.
Una scheda del farmaco costituisce però solo la prima di una serie di riforme che gli esperti riuniti nel convegno sulla safety medication hanno in mente per concretizzare strutture sanitarie più efficienti e soprattutto più sicure. “L’espressione chiave –spiega il prof Massimo Di Muzio, dirigente Tossicologo dell’INRCA di Ancona – è “modi intelligenti di fare terapia”. Carrelli informatizzati, cartellini con codici a barre per i pazienti, cartella clinica informatizzata. Sono tutte proposte che potrebbero abbattere il rischio clinico con un investimento minimo”. “Mettere a punto una scheda di sicurezza del farmaco a tappe forzate –conferma il dottor Sopo – richiederebbe ad esempio un investimento ragionevole, almeno nei centri già dotati di sistemi informatici”. E Piacevoli aggiunge. “Per fare la differenza ci vuole poco. Basti pensare ai sistemi di distribuzione del farmaco all’interno dei reparti. Adottarne uno sicuro, che si avvalga dei cinturini di riconoscimento per il paziente o il carrello informatizzato, permetterebbe di abbattere i costi del 60-70%. Cifre di assoluto rilievo e gli eventi avversi evitati ripagherebbero in tempi rapidi gli investimenti fatti per adottare le tecnologie e formare il personale”. “Non solo, – prosegue l’esperto – diventerebbe possibile abbattere il monte ore degli infermieri speso per scopi non assistenziali. Non dimentichiamo infatti che il personale oggi è costretto a dedicare molte ore al carico/scarico farmaci e alla loro distribuzione in reparto”.
Le strutture e la sanità in generale devono infine investire nel personale. “Così come oggi si investe nella formazione di un rianimatore o di un chirurgo bisognerebbe credere maggiormente nell’utilità dei farmacisti ospedalieri. La loro consulenza eviterebbe una notevole percentuale di eventi avversi”, ne è convinto il dottor Di Muzio che aggiunge – . “Solo per quanto riguarda i rischi associati alle interazioni tra farmaci e tra farmaci e alimenti, la consulenza di un farmacista ospedaliero contribuisce a diminuire gli eventi avversi del 20-25% a beneficio del paziente prima di tutto, ma anche delle strutture sanitarie”. E un ulteriore passo in avanti verso la specializzazione nella gestione del rischio è costituita dalla creazione di una figura ad hoc, il risk manager. La Lombardia è stata la prima regione ad accogliere questa esigenza approvando una delibera, datata 27 dicembre 2004, che obbliga tutte le 44 Asl + le 4 del capoluogo milanese ad adottare questa figura.
Riassumendo, gli obiettivi nel medio periodo sono, secondo Miceli Sopo, “la messa a punto e diffusione della scheda sulla sicurezza del farmaco almeno di quelli a rischio, la presenza di un farmacista ospedaliero almeno all’interno dei reparti critici (oncologia, rianimazione, chirurgia) e infine laboratori di galenica sterili, strumenti fondamentali per mettere a punto terapie personalizzate per i pazienti ed evitare così errori di somministrazione, dosaggio, timing”.
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