domenica, 26 settembre 2021
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2 Dicembre 2009

RUSSARE ACCORCIA LA VITA: CRESCE DI 4 VOLTE IL RISCHIO DI ICTUS. IN ITALIA 1.600.000 PERSONE COLPITE E SOLO 160 CENTRI DI CURA

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Milano, 2 dicembre 2009 – Le apnee notturne causano un quinto degli incidenti stradali. Il prof. Corrado: “Le diagnosi ferme al 3%. Dobbiamo fare di più, anche perché esiste un rimedio economico e non invasivo”

Un incidente automobilistico su cinque è dovuto ai disturbi respiratori del sonno. La sonnolenza diurna è infatti una delle conseguenze principali della sindrome dell’apnea ostruttiva, una patologia sottostimata ma con costi socio-sanitari rilevanti, che in Italia colpisce oltre 1.600.000 persone. E in chi russa il rischio di ictus aumenta di 3,8 volte, quello di ipertensione arteriosa di 2,5, quello di diabete raddoppia. Uno studio dell’Istituto Superiore di Sanità ha quantificato in oltre 800 milioni di euro l’anno i costi direttamente riconducibili a questi disturbi. Gli pneumologi riuniti da oggi fino al 5 dicembre a Milano nel 40° Congresso Nazionale dell’Associazione Italiana Pneumologi Ospedalieri (AIPO) e 10° Congresso della Unione Italiana della Pneumologia (UIP) lanciano un appello: si deve fare di più, oggi solo il 3% dei casi è diagnosticato. Anche perché vincere il problema è semplice, con rimedi a domicilio, oggi disponibili e a basso costo. “Il trattamento – spiega il prof. Antonio Corrado, presidente nazionale AIPO – prevede l’utilizzo di una maschera nasale o facciale che, applicata durante il sonno, consente di normalizzare la respirazione e dormire meglio. Ovviamente, si deve porre attenzione anche al controllo del peso corporeo, evitare il fumo e l’assunzione di alcool prima di andare a letto”. I sintomi principali di questa sindrome sono il russamento, ripetuti episodi di apnee notturne, sonno disturbato, sonnolenza diurna con pesanti ripercussioni nella vita di relazione e professionale. “La prevalenza di questa malattia – sottolinea il prof. Giuseppe Insalaco, responsabile dell’Area fisiopatologica dell’AIPO – sta aumentando in parallelo con l’epidemia di obesità che si sta diffondendo nei Paesi occidentali colpendo molto spesso persone di età media e quindi in età lavorativa. Tendono pertanto a sviluppare ipertensione arteriosa, diabete, deficit neurocognitivi e possono incorrere in complicanze cardiovascolari come angina, infarto del miocardio o ictus”. La diagnosi avviene attraverso una valutazione strumentale durante il sonno. “L’esame più affidabile – afferma il dott. Francesco Fanfulla, responsabile del gruppo di studio sui ‘Disturbi respiratori nel sonno’ dell’AIPO – è la polisonnografia, anche se spesso si ricorre ad indagini più semplici e sufficientemente valide, riservandola solo ai casi clinici meno conclamati”. In Italia vi sono oggi solo 160 strutture pneumologiche in grado di diagnosticare e trattare correttamente questa patologia: ognuna dovrebbe seguire 10.000 pazienti. Un’indagine condotta in Toscana ha sottolineato che sono necessari 60 giorni per accedere alla prima visita, 300 per iniziare il trattamento. “E’ necessario pertanto – prosegue il dott. Fanfulla – ridefinire l’approccio a questa patologia, a favore di un modello articolato che preveda percorsi diagnostico-terapeutici flessibili, sia ambulatoriali che riabilitativi, per venire incontro alle esigenze dei pazienti e gestire opportunamente i casi più complessi e gravi”.

Il trattamento più diffuso comporta l’applicazione di una pressione positiva continua alle vie aeree: fa uso di un minicompressore collegato ad una maschera facciale che il paziente deve indossare quando va a dormire. Già dalla prima notte normalizza la funzione respiratoria permettendo un efficace riposo. È dimostrato che questo rimedio corregge l’insufficienza respiratoria, riduce il rischio cardio e cerebrovascolare e migliora i deficit neurocognitivi. Negli Stati Uniti è stato calcolato che se tutti i pazienti con sindrome dell’apnea ostruttiva del sonno venissero trattati con la mascherina si salverebbero 980 vite ogni anno. Nonostante sia molto efficace, la ridotta adesione rappresenta un limite di questa terapia: la percentuale dei pazienti che riesce a indossare la maschera nasale o facciale per meno di 4 ore per notte è compresa tra il 46 e l’83%. “In questi casi – continua il prof. Corrado – il rimodellamento chirurgico delle prime vie aeree e l’applicazione di dispositivi orali rappresentano valide alternative”.
Il Congresso AIPO-UIP di quest’anno è dedicato alle “Certezze scientifiche e criticità organizzative in pneumologia” e approfondirà, tra gli altri, argomenti come la terapia intensiva respiratoria, necessaria sia per assicurare la miglior assistenza al malato critico con importanti problematiche respiratorie che per alleggerire i reparti delle terapie intensive generali da questa tipologia di pazienti particolarmente onerosa. Al centro del dibattito anche le neoplasie pleuro-polmonari, l’ipertensione polmonare, allergeni, asma e pleuriti. Nel corso del Convegno, grande rilievo alla pneumologia interventistica, abbastanza diffusa sul territorio nazionale ma ancora insufficiente e a volte affidata ad altre figure professionali.

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