sabato, 5 dicembre 2020
Medinews
29 Ottobre 2003

RENZO ARBORE: “CARI ONCOLOGI, PARLATE DI PIU’ AI VOSTRI PAZIENTI”

Lo showman testimonial dell’Aiom: “Dovete far capire che si può vincere il cancro”

Roma, 23 ottobre 2003 – “Devo dire la verità, mi rimorde un po’ la coscienza. Credo, infatti, di non aver fatto abbastanza per contribuire alla lotta contro il cancro, un male terribile che mi ha portato via affetti a me molto cari. Certo, ho partecipato ad altre iniziative, ma credo che molto si possa e si debba fare. In particolare, credo che gli sforzi debbano concentrarsi non solo sulla ricerca di base, ma anche sull’approccio globale alla persona, per informarla maggiormente sulle sue condizioni, per aiutarla sotto l’aspetto psicologico, per renderla davvero capace di affrontare la malattia con la consapevolezza che non è più un male incurabile. L’importante è parlare col paziente, dedicargli tempo per spiegargli che può vincere il cancro, farlo sentire protagonista di una battaglia che non conduce da solo, ma in equipe, in una grande “coalizione” in cui ciascuno gioca la sua parte per un obiettivo comune. Perché ciascuno possa mantenere la sua dignità, qualunque tumore lo colpisca”.
Non ha dubbi Renzo Arbore, da oltre vent’anni showman in Italia e all’estero. Ha immediatamente accettato di diventare testimonial per l’Aiom (Associazione Italiana di Oncologia Medica) in occasione del V congresso nazionale, in corso a Roma fino al 24 ottobre, che riunisce oltre 3.000 specialisti provenienti da tutta Italia. Un testimonial importante per una battaglia fondamentale che l’Aiom intende portare fino in fondo: la qualità di vita del paziente oncologico.

Un aspetto importante…
“Certamente. La qualità di vita del paziente deve essere messa in primo piano. In particolare credo che l’impegno debba concentrarsi sulla gestione del dolore. Rappresenta un aspetto rilevante della malattia. Oggi la ricerca ha compiuto passi da gigante e ha permesso di migliorare notevolmente l’approccio al malato. In particolare, il dolore oggi può essere tranquillamente tenuto sotto controllo, con terapie codificate in tutti i Paesi occidentali. Eppure l’Italia è il fanalino di coda nella gestione dei farmaci contro il dolore. Una situazione assurda. Il ruolo del medico è fondamentale: un medico informato, aggiornato, sensibile può intervenire per sedare il dolore, quando la malattia è avanzata e garantire una qualità di vita accettabile al paziente, garantendogli la dignità che ogni essere umano deve mantenere in ogni istante di vita. Ma è pure importante che il medico sia in grado di capire quale persona ha di fronte, per decidere il miglior approccio possibile, quale linguaggio adottare, quale atteggiamento assumere. Ho avuto amici colpiti da tumore che, anche grazie all’aiuto del medico curante, hanno sprigionato una tale voglia di vivere da sconfiggere la malattia. Sono convinto che una visione positiva della propria condizione possa aiutare e rafforzare la consapevolezza che di tumore si può guarire. Insomma, i medici devono parlare di più con i propri pazienti…

Anche insistendo sulla prevenzione, non crede?
Sono perfettamente d’accordo: la battaglia contro i tumori si vince principalmente puntando sulla prevenzione. Nel nostro Paese si fa ancora troppo poco in questo ambito. Prendiamo il fumo di sigaretta: troppi giovani e giovanissimi ignorano i messaggi e cominciano a fumare ad un’età sempre più anticipata. Ma anche nel campo dell’educazione alimentare: quanti errori vengono praticati nel Paese della benedetta dieta mediterranea! Secondo me, basterebbe poco per migliorare la prevenzione in campo oncologico: non sono un esperto, ma da uomo della strada ritengo che anche in questo caso un miglior dialogo col medico potrebbe portare ad un sensibile miglioramento
delle nostre condizioni di vita”.
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