martedì, 24 novembre 2020
Medinews
29 Dicembre 2007

QUANDO L’ERRORE NASCE DALLA PAURA DI SBAGLIARE

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Troppi medici non intervengono. E causano danni. Da uno studio di 1286 sentenze della Cassazione l’iniziativa della Puglia per migliorare la sicurezza dei pazienti

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Bari, 6 dicembre 2007 – Otto errori medici su dieci sono dovuti a inadeguata o omessa prestazione. E nel 34% i danni provocati sono di tipo neurologico. È quanto emerge dall’esame di 1286 sentenze della Corte di Cassazione (dal 1995 al 2006) condotto dall’Università di Bari, da cui si evince che la specialità più colpita è l’ostetricia (32%), seguita da ortopedia (9.5%), chirurgia generale (8,5%), anestesia (7,5%) e terapia d’urgenza (6,5%). “L’omessa prestazione – spiega Alessandro Dell’Erba, Professore Associato di Medicina Legale all’Università degli Studi di Bari – trova spesso la propria causa in un atteggiamento ‘difensivo’ da parte del medico, che, per il timore di sbagliare, evita di intervenire. Ma in tal modo commette un errore. Abbiamo svolto quest’analisi come primo tassello del ‘Progetto Clinical Risk Management’ della Puglia, di cui sono coordinatore scientifico. Nella nostra Regione non esiste né un sistema di monitoraggio né una rete regionale per la gestione del rischio clinico: la nostra iniziativa, nell’ambito della quale è auspicabile coagulare tutte le Regioni del Sud, mira ad un sistema organico per la rilevazione dei sinistri e degli eventi sentinella che avvengono nelle unità del Servizio Sanitario Regionale. Si potranno in tal modo evidenziare tempestivamente le criticità ed elaborare le azioni correttive specifiche”. L’obiettivo è quello di incrementare la sicurezza dei pazienti e degli operatori, migliorando la qualità e l’efficienza del Servizio Sanitario Regionale e riducendo i costi assicurativi. E proprio la Puglia ospita, dal 6 al 7 dicembre a Bari, il convegno “Risk management in Sanità: gestione e prevenzione del rischio”, con 500 iscritti, per confrontare le migliori esperienze nazionali con le iniziative locali e per proporre e far conoscere il progetto integrato di gestione del rischio clinico pugliese. Al centro del dibattito anche il ruolo delle Società Scientifiche, dei professionisti e delle Istituzioni, con interventi dei massimi esperti del settore.

“Dal nostro studio – continua il prof. Dell’Erba – si può rilevare come la ritardata prestazione (5%), l’errata prescrizione, trascrizione e somministrazione di un farmaco (1,5%) si attestino su percentuali decisamente più basse rispetto all’inadeguata (43,2%) o omessa prestazione (39,7%). Il numero dei sinistri è aumentato in dieci anni dai 9.484 del 1994 ai 27.953 del 2004. Anche il numero degli incidenti denunciati a carico dei medici è aumentato passando da 3.154 nel 1994 a 11.932 nel 2004 (fonte: ANIA, ‘Competenze Medico-Legali in Clinical Risk Management’, Milano, 2007). La risposta a questi dati risiede in un cambio di mentalità: solo la consapevolezza della possibilità di errore da parte del singolo medico e di tutto il sistema può portare ad un miglioramento. È necessario superare l’assioma per cui errore significa sempre colpa o danno. La condivisione della fallibilità, che va oltre la prospettiva personale, consente di identificare le zone a rischio dei sistemi assistenziali. Se la Puglia riuscisse a coagulare intorno a sé anche altre aree del Sud nella realizzazione del nostro Progetto di Gestione del Rischio Clinico potremmo davvero giungere ad un sistema ampiamente condiviso. Non va però dimenticato il ruolo essenziale delle Istituzioni, senza le quali non sarebbe attuabile un’iniziativa così importante”. E gli amministratori pugliesi si sono finora dimostrati sensibili a questi temi. Il tragico episodio di Castellaneta ha infatti segnato un punto di svolta per la sanità della Regione. “In quel caso – conclude il prof. Dell’Erba – se ci fosse stato un sistema efficiente di gestione del rischio, dopo il primo decesso ‘non chiaro’, si sarebbero attivati i meccanismi per individuarne tempestivamente le cause. Evitando le conseguenze che sappiamo”.
Nello specifico, l’iniziativa pugliese, di durata triennale, prevede che, con il coordinamento regionale, in ciascuna azienda sanitaria venga introdotto un gruppo multidiscipinare detto Unità Gestione del Rischio Clinico (UGR), a cui si affiancherà un Comitato Valutazione Sinistri (CVS) con valenza medico-legale. Tra i compiti del primo la formazione degli operatori, l’individuazione degli strumenti e delle azioni per ridurre il contenzioso legale e i danni al paziente e agli operatori, e la predisposizione di piani per contenere i costi assicurativi. Il Comitato Valutazione Sinistri dovrà invece gestire i sinistri e i rapporti con i danneggiati.
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