Medinews
8 Dicembre 2003

“PROMUOVERE LA PSICOLOGIA DELL’EMERGENZA CONTRO IL ‘FATTORE P’ (PAURA GLOBALE)”

Stragi, terrorismo, l’allarme continuo provocano insicurezza e vulnerabilità
Da qui la necessità di realizzare urgentemente task force operative contro il panico

Roma, 9 dicembre 2003 – È una delle condizioni umane emergenti: gli esperti la definiscono ‘paura globale’ e colpisce indistintamente in ogni classe sociale e fascia d’età. Generata dal susseguirsi di eventi come guerre, attentati, bioterrorismo, malattie inguaribili, calamità naturali, è alimentata dai mass-media che ogni giorno documentano con articoli ed immagini l’evolversi di una realtà che crea nella popolazione un diffuso e continuo senso di insicurezza e vulnerabilità. Tutto può accadere, non ci sono più certezze o luoghi assolutamente sicuri, la salute stessa è minacciata dall’ambiente che ci circonda. E scatta nell’uomo moderno un profondo disagio, un malessere esistenziale complesso, il timore per la sofferenza, per un pericolo futuro. È ‘la paura di aver paura’. Di fronte a questa situazione è necessario correre ai ripari. “Bisogna rilanciare e promuovere sul nostro territorio una vera e propria ‘psicologia dell’emergenza’ – afferma il prof. Rosario Sorrentino, neurologo, membro della Accademia Americana di Neurologia e presidente dell’AIRDAP, l’Associazione Italiana per la ricerca del disturbo da attacchi di panico – e da task-force prontamente operative, costituite da veri ‘esperti della paura’ in grado di dare risposte adeguate nei momenti di massimo allarme”. Sono questi i punti principali affrontati dal primo della serie di meeting scientifici ideati dal prof. Sorrentino, dal titolo “Gli Incontri interdisciplinari sui grandi temi dell’uomo contemporaneo”, in corso a Roma presso la sala del Cenacolo della Camera dei Deputati con la partecipazione anche del sociologo Paolo De Nardis dell’Università La Sapienza di Roma e della psicoanalista Paola Vinciguerra.

“La paura – spiega il prof. Sorrentino – è diventata una sorta di ‘malattia mediatica’ o comunque un sentimento diffuso di angoscia e terrore, dovuto anche all’uso insistente delle immagini televisive Gli eventi dell’11 settembre negli Stati Uniti, le recentissime immagini degli attentati in Turchia, gli allarmi in tutto il mondo occidentale, hanno determinato una svolta epocale nella nostra esistenza e cambiato profondamente l’etica, l’estetica e i paradigmi delle nostre emozioni”. Per questo sarebbe utilissimo anche promuovere con spot, campagne informative e dibattiti, una ‘educazione alla non paura’, per insegnare a tutti a superare momenti difficili”. Questo servirà non solo a fronteggiare paure diffuse e senza oggetto, ma situazioni in cui si deve reagire a un problema singolo, come una diagnosi di malattia grave.
Il messaggio, ampiamente e ossessivamente documentato dai media di tutto il mondo, è entrato in tutte le case. “Ma oggi – afferma il prof. De Nardis – la paura nei paesi occidentali viene vissuta anche in altre versioni: dalla paura dello straniero (xenofobia), sia esso l’immigrato o il semplice turista possibile portatore di vecchie e nuove malattie (cinesi e Sars, ad esempio) alla paura della perdita dei confini e della propria identità. Dalla paura della delocalizzazione, alla paura di perdere la cognizione del proprio spazio e del proprio tempo. Dalla paura come sindrome dell’altro (ideologia della sicurezza), alla paura delle malattia, dell’incertezza, della morte”.
L’essere umano, per combattere la situazione di paura che viene dal profondo, impara a costruire una serie di meccanismi di difesa personali, come lo stile di vita, e sociali, come le frontiere, gli eserciti, la polizia, la sicurezza del lavoro. Cerca così di costruirsi una realtà che lo difenda dagli attacchi dall’esterno dove egli proietta i suoi attacchi inferiori.
“Nella vita contemporanea – spiega la dr.ssa Vinciguerra – dove i meccanismi di assicurazione vengono spesso demoliti, l’equilibrio di ciascuno tende a destabilizzarsi ed inizia così uno stato di tensione continuo che ben presto diventerà ansia che l’individuo, molto spesso, cercherà di gestire con un comportamento di controllo sulla sua vita, che porterà inevitabilmente ad un aumento dell’ansia stessa. L’attività psicoterapeutica è volta ad aiutare le persone a distinguere tra la sua paura inconscia, che proietta sugli eventi intorno a lui, e la realtà, affinché possa affrontarla con tutte le energie a disposizione, senza disperderle in comportamenti di falsa rassicurazione”.
“E questo non è che il primo incontro – conclude il prof. Sorrentino – Il prossimo tratterà di un altro tema, l’aggressività, interpretata sia da un punto di vista psicobiologico che da un punto di vista sociale. Infatti l’aggressività è tra gli aspetti più inquietanti della nostra esistenza che può dilagare e contagiare gli altri anche per un effetto imitativo al punto tale da portarci a commettere azioni e comportamenti dannosi, devastanti ed imprevedibili”.
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