giovedì, 26 novembre 2020
Medinews
28 Giugno 2006

PRIVACY IN SANITA’: L’ITALIA MAGLIA NERA NASCE L’OSSERVATORIO A TUTELA DEI CITTADINI

Per la prima volta nel nostro Paese, analizzati i problemi legati alla sicurezza dei dati sensibili. Ed emerge un quadro di vera e propria emergenza. Con i pazienti ignari…

Roma, 28 giugno. Il 55% delle Asl italiane (per la precisione 57 Asl su campione di 103 esaminate su un totale di 157) investe ogni anno meno di 100 mila euro sulla sicurezza e la privacy, pari a circa lo 0,3% del budget medio di una struttura di questo tipo. Una spesa non sufficiente nemmeno a pagare un responsabile a tempo pieno. Ma l’investimento in tecnologie informatiche non è da meno, con una media dell’1,5% del budget, a fronte di una spesa che dovrebbe stabilizzarsi intorno al 5%. E ancora, solo il 43% delle Amministrazioni delle asl ha nominato un responsabile sicurezza, una su tre (il 37%) ha definito una policy e circa una su cinque (il 22%) dispone di un gruppo per la gestione degli incidenti. Ma non è tutto: le Asl italiane non paiono troppo attente a chi gestisce i dati sensibili di pazienti e dipendenti: il 67% li esternalizza. Ma quasi una su cinque (18%) afferma di non sapere nemmeno cosa delega al di fuori della propria struttura. Per non parlare della gestione delle cartelle cliniche negli ospedali dove viene “evidenziata l’assoluta carenza di confidenzialità nel trattamento”.
E’ vera e propria emergenza privacy nella sanità italiana, che rischia di aggravarsi nel breve periodo se non si porranno rimedi. Il dato emerge dall’indagine nazionale sulla “Sicurezza informatica delle asl e la privacy dei dati sanitari” promosso dal Centro Alta Tecnologie della Link Campus University of Malta, la filiale italiana dell’Ateneo di stato Maltese. Si tratta della prima indagine così diffusa mai svolta in Italia (ha coinvolto 103 strutture) realizzata tra Gennaio e Febbraio 2006, che viene presentata oggi a Roma nel corso di un convegno nazionale, cui partecipa, fra gli altri, il Garante della Privacy Franco Pizzetti.
“Il quadro che emerge è desolante, soprattutto rispetto all’Europa – sottolinea il dott. Pasquale Russo, coordinatore dei centri di ricerca della Link – salvo rarissime eccezioni, il problema della sicurezza dei dati sanitari non è ancora stato affrontato con la doverosa attenzione. Col rischio che informazioni riservatissime e molto delicate, con i profili dei pazienti possano finire nelle mani sbagliate e tenendo del tutto all’oscuro il cittadino, ignaro che i propri dati possano essere conosciuti da chicchessia”.
Come si sa, il 28 febbraio scorso è scattato l’obbligo per la pubblica amministrazione di dotarsi di regolamenti, contenenti gli standard per il trattamento dei dati sensibili, secondo la legge 196 del 2003. “Ma pare che nel mondo della sanità tutto questo rimanga lettera morta – aggiunge Russo -. Per questo come Link Campus abbiamo voluto analizzare nel dettaglio la situazione, per offrire alle Autorità un quadro dell’esistente su un campione significativo della realtà italiana”.
“Un ottimo lavoro – spiega il prof. Francesco Cognetti, direttore scientifico dell’Istituto regina Elena di Roma – che ci permetterà di ragionare sul da farsi e promuovere una vera e propria cultura della privacy, probabilmente ancora assente nella sanità del nostro Paese”. Proprio per questo la Link con l’agenzia Intermedia e il sostegno dell’Aiom (Associazione Italiana di Oncologia Medica), della Simg (Società italiana dei Medici di famiglia) e di Eurispes hanno deciso di costituire un Osservatorio Permanente sul tema della privacy in sanità. “Un progetto di ampio respiro a tutela dei cittadini che intende monitorare lo stato dell’arte, valutare e studiare gli auspicabili miglioramenti, valorizzare le esperienze più innovative, denunciare eventuali inefficienze del sistema”. L’Osservatorio che si avvarrà di un comitato scientifico di primo livello pubblicherà un Rapporto annuale, gestirà un sito internet e una rivista ponendosi come il punto di riferimento italiano del settore. “Perché – conclude Russo – per poter intervenire efficacemente è indispensabile conoscere, capire, proporre. L’Osservatorio, ci auguriamo, possa diventare un reale punto di riferimento per tutti: medici, pazienti, amministratori, cittadini di questo Paese”.
TORNA INDIETRO