venerdì, 26 febbraio 2021
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29 Marzo 2005

PRIMAVERA, È ALLARME DERMATITE ATOPICA: BAMBINI AD ALTO RISCHIO, COLPITO 1 SU 10

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Milano, 24 marzo 2005 – Un bisogno di grattarsi irrefrenabile su tutto il corpo, lesioni arrossate, generalmente secche e tendenti a squamarsi. L’arrivo della primavera ripropone, puntuale, l’“allarme dermatite atopica”, malattia della pelle che colpisce il 3% degli adulti ma si accanisce in particolare contro i bambini: ne soffre infatti uno su dieci. Per chi ne è affetto la dermatite atopica rappresenta la fine di una vita normale, perché condiziona le relazioni sociali, il rendimento scolastico e lavorativo. Non si riesce a dormire, si è ossessionati dal prurito fino a farsi male. “La malattia – afferma il prof Alberto Giannetti, direttore della clinica dermatologica dell’Università di Modena e presidente Sidemast – ha più cause e le misure di prevenzione mostrano un’efficacia limitata. E non esiste possibilità di sconfiggerla definitivamente”. Eppure la dermatite atopica, detta anche eczema atopico o neurodermatite, non rappresenta una condanna a vita. Oggi è possibile controllarla efficacemente e ridurne sostanzialmente i sintomi. Come? “Adottando una ‘strategia di gestione d’insieme’ che prevede non solo l’impiego di farmaci sintomatici ma anche misure di igiene, consigli pratici sulla pulizia del malato e dell’ambiente, sull’abbigliamento e in alcuni casi anche sull’alimentazione”, spiega il dottor Fabio Arcangeli, direttore dell’U.O. di Dermatologia dell’ospedale Bufalini di Cesena. Una volta informati i pazienti o i genitori dei bambini atopici sulla malattia e le sue implicazioni si mette a punto un trattamento specifico per il singolo. “La terapia vera e propria – spiega il prof. Giampiero Girolomoni, direttore della cattedra e scuola di specializzazione in Dermatologia e Venerologia dell’Università di Verona – si basa sulla prescrizione in prima istanza di antinfiammatori topici ”. “Esistono pregiudizi che vanno sfatati – precisa Arcangeli –. Da diversi anni abbiamo infatti a disposizione cortisonici di nuova generazione sostanzialmente privi di effetti collaterali, tanto da poter essere utilizzati senza timore anche nei bambini molto piccoli e per periodi di 3-4 settimane”. A questi ritrovati va aggiunta una nuova classe di farmaci ad effetto immunomodulatore da impiegare nei casi resistenti o in aree ad elevato assorbimento anche per molte settimane.

Il verdetto per i milioni di italiani che si trovano a combattere contro la dermatite atopica è chiaro: non si può guarire ma si può curare efficacemente. E per gestirla al meglio è necessario rivolgersi a un dermatologo esperto in grado di effettuare una diagnosi con un semplice esame clinico e senza ricorrere ad alcun esame di laboratorio. “Ma – specifica il prof Girolomoni – è necessario essere accurati perché in alcuni individui la dermatite atopica può essere confusa con altre patologie, come scabbia, micosi o linfomi cutanei. In questi casi è necessario procedere a diagnosi differenziali talvolta complesse e indagini diagnostiche strumentali quali la biopsia cutanea”.
Ma “scoprire” la malattia rappresenta solo il primo passo. Quello successivo e più complesso consiste nell’informare/educare il paziente (o i genitori in caso di bambini atopici). “Il primo impegno dello specialista – chiarisce Arcangeli – è quello di spiegare pazientemente a pazienti e genitori che la malattia non ha una causa specifica ma è costituzionale, che i fattori ambientali e le allergie possono influenzare l’andamento clinico della malattia ma non sono in sé la causa specifica”.
È vero però che diversi prodotti possono irritare la pelle estremamente sensibile degli atopici. Meglio quindi evitare il contatto diretto con tessuti in lana o sintetici, con detergenti aggressivi come i saponi comuni. Per supportare al meglio le terapie è utile ricorrere a prodotti appositi per la detersione (oli da bagno) ed utilizzare quotidianamente creme lipidizzanti ed emollienti. Soprattutto nei bambini.
Solo questa visione d’insieme consente a chi è colpito da dermatite atopica di trovare sollievo e condurre una vita accettabile. Questo approccio organico non può trascurare la componente emotiva della malattia, che condiziona la vita soprattutto in giovane età. “Quando si è bambini – racconta infatti una paziente, Claudia – il rifiuto dei coetanei pesa come un macigno. È difficile cancellare i ricordi brucianti come quello in cui un bimbo mi ha negato la mano mentre giocavamo perché la mia era piena di escoriazioni”. È importante quindi che il medico non sottovaluti questa componente e affronti le implicazioni psicosociali della malattia fin dal primo incontro. È quanto viene ribadito dal prof Giannetti. “ Oggi la gravità delle malattie viene valutata non solo sulla base del coinvolgimento clinico, ma anche sulle ripercussioni che la malattia ha sulla vita del paziente e della sua famiglia. Nel caso dell’Eczema Atopico numerosi test sulla “qualità della vita” sono stati proposti e validati dalla comunità dermatologica internazionale. Sono stati valutati e vengono correntemente usati anche da noi e permettono un approccio complessivo più soddisfacente con il paziente e, nel caso dei bambini, con la sua famiglia, contribuendo a ristabilire un legame medico-paziente di estrema utilità. A tale proposito da 5 anni è attiva una Associazione Italiana per l’Eczema Atopico (AIEA), che pubblica regolarmente un giornale: Eczema Notizie, con un inserto per i pazienti per l’aggiornamento dei medici, dermatologi, pediatri e ovviamente dei pazienti”.
Giuliano D’Ambrosio
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