martedì, 24 novembre 2020
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21 Ottobre 2004

PREVENZIONE DELL’ATEROSCLEROSI, L’OBIETTIVO E’ RIDURRE L’INFIAMMAZIONE DELLE ARTERIE

sez,368

Nella dieta attenti ai farinacei e ai grassi “trans”, si a pasta, legumi e pesce. Le proprietà della molecola Apo A-I Milano. Diagnosi precoci con i bio-marker integrati

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Milano, 21 ottobre 2004 – È la dieta anti-infiammatoria la prima arma per vincere l’aterosclerosi e prevenire le malattie cardiovascolari. Non più sotto accusa solo il colesterolo, oggi il nemico principale delle arterie è l’infiammazione delle pareti, fenomeno favorito da particolari tipi di cibo. L’annuncio viene dai massimi esperti mondiali riuniti in occasione del XV Congresso internazionale DALM (Drugs Affecting Lipid Metabolism) che si apre domenica 24 ottobre a Venezia sotto la presidenza del prof. Rodolfo Paoletti, presidente della Fondazione Giovanni Lorenzini e preside della facoltà di Farmacia dell’Università di Milano. “Si discute ormai sempre più spesso di infiammazione come processo determinante nella formazione delle placche – spiega il prof. Paoletti –. A seguito dell’azione di vari fattori di rischio, e al loro stratificarsi nel corso del tempo, nell’organismo può generarsi una situazione in cui il fegato libera alcune proteine ad azione infiammatoria che vanno a danneggiare cuore, vasi, polmoni e altri organi”. I cibi che determinano infiammazione, verificabile nel sangue con un aumento della proteina C reattiva (PCR), sono i farinacei che rilasciano rapidamente lo zucchero nel sangue dopo la digestione (ad “alto indice glicemico”) come le patate bollite, alcuni tipi di pane bianco, di riso. E la pasta? “Assolta purché italiana, preparata con farina di semola di grano duro e cotta al dente – spiega il dr. Andrea Poli, segretario scientifico della Fondazione Italiana per il Cuore –. Altrettanto bene vanno i legumi, la frutta, la verdura e il pesce, specie quello grasso, come gli sgombri”. Confermato anche l’effetto protettivo dell’alcool: secondo gli esperti un consumo moderato di vino, birra e liquori sembra garantire un effetto antinfiammatorio e ‘pulisci arterie’.

Tra i problemi emergenti all’attenzione degli esperti, l’aumento in Europa e in America della sindrome metabolica, diffusa ormai nel 20% della popolazione occidentale e caratterizzata dalla presenza di almeno 3 fattori di rischio tra iperglicemia, ipertrigliceridemia, elevato giro vita, alta pressione, basse HDL (il colesterolo ‘buono’).
“Il paziente con sindrome metabolica tende ad avere gli indicatori di infiammazione come la PCR più elevati dei soggetti sani”, spiega il prof. Alberico Catapano, ordinario di Farmacologia della Facoltà di Farmacia dell’Università di Milano – E’ ormai ben noto che la correzione dello stile alimentare e l’aumento dell’attività fisica riduce il rischio cardiovascolare nei pazienti con la Sindrome Metabolica, e può condurre alla scomparsa dei fattori di rischio che la caratterizzano in un’ampia percentuale di casi. Considerando che la sindrome metabolica è la principale anticamera del diabete, che il rischio d’infarto in pazienti con questa patologia è da 2 a 4 volte maggiore rispetto a chi non ne è affetto, e che il 50-70% dei diabetici muore per complicanze cardiovascolari, la diagnosi precoce della stessa ed il suo trattamento costituiscono probabilmente un efficace strumento di prevenzione delle malattie cardiovascolari”.
Quando però cambiare menù o stile di vita non basta, si deve intervenire con i farmaci. Accanto alle statine, che agiscono diminuendo la concentrazione di LDL o colesterolo ‘cattivo’ nel plasma (prevalente ‘effetto plasmatico’), ci sono ormai nuove molecole che determinano un incremento delle HDL (HDL therapy), e che soprattutto possiederebbero un ‘effetto diretto di parete’, risultando più efficaci nella ripulitura delle arterie. “Il più efficace di questi nuovi farmaci – spiega il prof. Paoletti – è l’Apo A-I Milano, molecola scoperta in Italia dal prof. Cesare Sirtori, che mima l’azione delle lipoproteine HDL, con il risultato di indurre un miglioramento dello stato ‘di pulizia’ delle arterie in poche settimane. Vi sono poi i nuovi bloccanti dell’assorbimento del colesterolo che potenziano notevolmente l’effetto delle statine e i cosiddetti inibitori della CETP, che aumentano i valori del colesterolo ‘buono’ HDL anche del 70-80%”.
Ma un’altra importante novità dal congresso riguarda la diagnosi precoce: le fasi iniziali dell’aterosclerosi possono essere studiate attraverso la nuova scienza dei marker bio-integrati, che associa tecniche di titolazione chimica e di ‘imaging’ cioè immagini ottenute con sistemi sia di tipo invasivo che non invasivo. Ciò permette di seguire in tempi molto più brevi l’insorgere e lo svilupparsi delle formazioni ateromatosiche. “Obiettivo del DALM – sottolinea Paoletti a questo proposito – è anche convincere le autorità governative americane ed europee a modificare le modalità di approvazione di molti farmaci inserendo i marker bio-integrati come nuovi parametri per autorizzare un farmaco cardiovascolare. Questi marker infatti presentano l’enorme vantaggio di essere rilevabili qualche mese dopo la loro comparsa invece che attendere anni prima di avere un altro tipo di segnale di pericolo d’infarto”.
Il DALM, appuntamento a cadenza triennale, è organizzato dalla Fondazione Lorenzini che ha sedi in Italia a Milano e negli USA a Houston (Texas) e dal 1970 promuove a livello internazionale la diffusione delle conoscenze biomediche.
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