lunedì, 23 novembre 2020
Medinews
16 Novembre 2007

POLMONI A RISCHIO PER I BAMBINI PREMATURI. CONTROLLARE IL “RESPIRO” FIN DALLA NASCITA

La displasia broncopolmonare è frequente fra i neonati pretermine (circa 40.000 ogni anno nel nostro Paese) e può originare una ridotta funzionalità respiratoria nell’età adulta

Padova, 16 novembre – Monitorare fin dalla nascita i problemi respiratori dei bambini prematuri può permettere di ridurre le complicanze polmonari in età adulta. La displasia broncopolmonare (BPD), è infatti una fra le più frequenti malattie che colpiscono chi nasce pretermine: in Italia circa 40.000 casi all’anno. Questa patologia presenta pesanti ripercussioni sulla qualità della vita come disturbi respiratori ricorrenti, scarsa crescita, infezioni polmonari, difficoltà di inserimento in comunità. Sintomi simili all’asma che però per fortuna in genere regrediscono con il tempo: verso l’età scolare molti bambini conducono una vita normale. L’Ospedale Pediatrico di Padova è ai vertici della ricerca mondiale su questa patologia ed è impegnato da oltre 15 anni nel follow-up respiratorio dei bambini nati pretermine e seguiti fino all’adolescenza: si tratta dell’unico esempio finora presente in letteratura su prematuri seguiti negli anni con prove di funzionalità respiratoria, già a partire dai primi giorni di vita. “Il nostro studio ha riepilogato le attuali conoscenze sulla genesi della malattia, la sua espressione clinica in età pediatrica e il possibile impatto a lungo termine, in età adulta – commenta il prof. Eugenio Baraldi, Professore Associato di Pediatria all’Università degli Studi di Padova, autore della review -. Il nostro obiettivo è capire come intervenire per ridurre l’impatto a lungo termine della malattia. La BPD infatti non può più essere considerata solo un problema pediatrico. Oggi per fortuna molti bambini prematuri arrivano all’età adulta, ed altri nati ad età gestazionali sempre più basse vi arriveranno nei prossimi anni. Per questo è importante che non solo i pediatri ma anche medici di famiglia e pneumologi inizino a prendersi cura di questi pazienti”. L’articolo di revisione è pubblicato sul numero di novembre del New England Journal of Medicine, una delle più prestigiose riviste internazionali.

La nascita prematura è uno dei principali problemi sanitari nei paesi industrializzati. I bambini a maggior rischio di complicanze legate alla prematurità sono quelli nati prima della 30a settimana di gestazione (prima del 7° mese) o con peso inferiore ai 1500 g. Una condizione che riguarda fino all’1.5% dei neonati nei paesi occidentali. “ Fortunatamente grazie al costante miglioramento delle cure oggi anche i neonati più immaturi sopravvivono sempre più spesso – afferma il dr. Marco Filippone, Dirigente Medico dell’Azienda Ospedaliera di Padova, coautore dello studio -. Sono però emerse alcune patologie croniche che rappresentano una sorta di “conseguenza” della prematurità. Tra queste, una delle più importanti è la displasia broncopolmonare (BPD), descritta per la prima volta nel 1967. La BPD è la più precoce di tutte le malattie respiratorie croniche, che, in alcuni casi, può protrarsi anche in età adulta”. Tra i fattori che possono alterare il corretto sviluppo del polmone, oltre a fenomeni infiammatori, infettivi e a carenze nutrizionali ci anche alcuni interventi medici necessari per garantire la sopravvivenza, come la somministrazione di ossigeno e la ventilazione meccanica. La BPD è una malattia emersa solo in epoca relativamente recente e quindi non esistono ancora dati sull’andamento nel tempo della funzionalità respiratoria oltre i 18-19 anni. Sembra però che molti pazienti abbiano una buona prognosi respiratoria a lungo termine ma una minoranza presenta una limitazione della funzionalità respiratoria particolarmente importante, rilevabile già in età pediatrica. “Questi pazienti sono a maggior rischio di sviluppare una forma di patologia respiratoria cronica ostruttiva che potrebbe diventare sintomatica con l’avanzare dell’età – conclude il prof. Baraldi -. Un programma di follow-up strutturato in modo da riconoscere tempestivamente gli individui con maggior limitazione funzionale, promuovere l’astensione dal fumo di sigaretta ed evitare l’esposizione a fattori nocivi per il sistema respiratorio potrebbe aiutare a limitare l’impatto della malattia sulla salute respiratoria a lungo termine”.
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