martedì, 24 novembre 2020
Medinews
12 Luglio 2007

“PAZIENTI SELEZIONATI CON CURA E LOTTA AGLI SPRECHI”. LA RICETTA DEGLI ONCOLOGI PER I FARMACI INNOVATIVI

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“Le risorse sono sufficienti se, grazie a nuovi studi mirati, potremo utilizzare le molecole target solo sui malati che potranno trarne realmente beneficio”

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Roma, 12 luglio 2007 – Identificare il bersaglio esatto del farmaco per capire quando e su quali pazienti utilizzarlo. Il modo più efficace per evitare un utilizzo inappropriato delle nuove molecole target, che può portare a costi pesanti e scarsi benefici, è investire nella ricerca per imparare a conoscere meglio come agiscono. Un obiettivo che richiede un forte impegno da parte di clinici e ricercatori, ma anche delle stesse industrie. Questa è la ricetta proposta al Convegno “Nuovi farmaci antineoplastici. Indicazioni, appropriatezza e sostenibilità”, che si è svolto oggi al Fatebenefratelli di Roma. Una giornata di approfondimento e confronto promossa dall’AIOM, l’associazione scientifica che rappresenta la quasi totalità degli oncologi italiani, per formulare ipotesi concrete su come risolvere il problema del costo importante di queste molecole per il servizio sanitario. In risposta alle critiche che da più parti piovono sui nuovi farmaci, super-intelligenti, ma anche super-costosi, i clinici chiedono una razionalizzazione del sistema e più investimenti nella ricerca. “L’accurata selezione dei pazienti da trattare sulla base delle probabilità che hanno di rispondere in maniera positiva al trattamento è il modo migliore per evitare spechi di risorse. – spiega il prof. Emilio Bajetta, presidente dell’AIOM- . Si sa infatti che le molecole intelligenti non sono efficaci allo stesso modo su tutti i malati: nel cancro del seno, ad esempio, il trastuzumab, funziona solo in quelle pazienti che sono positive al gene HER2, mentre non ha alcun beneficio per le altre. I nostri sforzi devono essere mirati a studiare meglio il farmaco per capire esattamente come agisce. Il potenziamento della ricerca indipendente e la scelta del clinico sono i fattori fondamentali per ottenere un maggiore rigore metodologico nella valutazione degli interventi terapeutici, con i nuovi o vecchi farmaci, per il contenimento della spesa e un’equa distribuzione dei benefici”.

Silvio Garattini, Direttore Scientifico dell’Istituto Mario Negri di Milano, da anni si occupa di questo tema e, intervenuto al convegno, ha sostenuto la necessità di una revisione del sistema. “Il rischio è quello del collasso – ha affermato il farmacologo -: i costi di questi farmaci sono tali che è impensabile che il servizio sanitario possa garantirli gratuitamente a tutti i malati. Per alcune nuove molecole, i benefici in termini di aumento della sopravvivenza non giustificano la spesa. Esiste una componente emotiva che, sull’onda dell’entusiasmo iniziale, spinge a sovrastimare i risultati scientifici”. “Secondo alcuni, in genere non oncologi – ribatte il dr. Marco Venturini, consigliere nazionale dell’AIOM – i nuovi farmaci sembrano determinare piccoli benefici ad un costo elevato. Ciò può essere parzialmente vero all’inizio del loro utilizzo, quando vengono somministrati a pazienti con malattia avanzata, nei quali, nel migliore dei casi, si può ottenere un aumento della sopravvivenza che qualcuno potrebbe anche definire “modesto”. Ma è importante sapere che, se i risultati sono confortanti, si passa a trattare malati in fase più precoce di malattia, di cui si può ottenere la guarigione, o comunque un aumento marcato della sopravvivenza”. Un esempio su tutti: il tumore della mammella, oggi guaribile in oltre 3 casi su 4, con la mortalità in netto calo a partire dal 1990 . “Questo anche grazie all’impiego delle nuove terapie a bersaglio molecolare – continua Venturini- . Un altro successo è quello sui tumori del colon metastatico: fino a pochi anni fa si utilizzava solo il fluorouracile con sopravvivenze attorno ai 12 mesi. Con i nuovi farmaci chemioterapici e le molecole ‘intelligenti’, la sopravvivenza è praticamente raddoppiata passando ad oltre 20 mesi”. “Il costo dei nuovi farmaci è il vero tema “caldo” all’ordine del giorno – afferma il prof. Francesco Boccardo, presidente eletto dell’AIOM -. La nostra Società scientifica, ha il dovere di proporre soluzioni attuabili, frutto di un confronto serio e condiviso fra clinici, ricercatori, farmacoeconomisti, e Istituzioni, a tutti i livelli di governo. Perché se è giusto che ogni decisione tenga conto della sostenibilità oltre che dell’equità del sistema, è altrettanto giusto che al paziente possa essere offerta l’opportunità di accedere alle nuove risorse terapeutiche che la ricerca mette a nostra disposizione, soprattutto quando queste possono rappresentare un’alternativa ragionevole, o la più ragionevole, a terapie convenzionali, che magari il paziente ha già comunque ricevuto. L’uso virtuoso delle risorse passa anche dalla riduzione dei troppi sprechi che ancora si verificano in campo assistenziale: ampi margini di miglioramento sono possibili infatti nella gestione e nell’organizzazione delle strutture, come ha messo in luce l’indagine sui Modelli Gestionali in Oncologia da poco condotta dall’ AIOM, ovvero in altri settori come per esempio quello della diagnostica. In ogni caso non è pensabile che il problema della sostenibilità economica, che richiede una valutazione strategica complessiva basata su aspetti tecnici, scientifici, gestionali, economici ma anche etici, venga ribaltato sui singoli medici e sui loro pazienti, potendo essere motivo per incrinare il rapporto fiduciario fra clinico e malato che è alla base di quell’alleanza terapeutica che da molti è ritenuta essenziale per rendere più efficace l’approccio alla malattia neoplastica ”. Tra i risultati del convegno anche una proposta operativa: l’organizzazione di gruppi interdisciplinari di lavoro per la definizione di un documento di consenso che serva a produrre Linee guida sull’impiego dei nuovi farmaci, da condividere nell’ambito delle 400 unità di oncologia medica in Italia.
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