mercoledì, 2 dicembre 2020
Medinews
20 Marzo 2008

PASQUA, ATTENTI ALLA CATTIVA ALIMENTAZIONE. UN OBESO SU DUE HA DANNI AL FEGATO

Gli esperti raccomandano la dieta mediterranea e un’attività fisica costante. Contro le complicanze epatiche efficace un integratore a base di silibina, fosfolipidi e vitamina E

Milano, 20 marzo 2008 – Uova di cioccolato e colomba pasquale. Tentazioni a cui sarà difficile resistere nei prossimi giorni di festa. Ricominciano le grandi abbuffate. Non solo dolci, sulle tavole degli italiani non potranno mancare abbondanti porzioni di abbacchio e di uova con burro e asparagi. Le conseguenze? Il primo a risentirne è il nostro fegato. La steatosi epatica non alcolica, o fegato grasso, è una sorta di spia di iniziale sofferenza del fegato, dovuta all’accumulo di grassi, che, se non curata, può portare a gravi conseguenze come fibrosi e cirrosi. I numeri sono allarmanti: colpisce il 30% degli adulti italiani, il 20% di bambini e adolescenti, l’80% dei diabetici. Percentuale che arriva al 50% tra le persone obese. “Non va eliminato il senso di piacere strettamente correlato al cibo – afferma il prof. Giuseppe Fatati, responsabile dell’Unità di Diabetologia, Dietologia e Nutrizione Clinica dell’Ospedale di Terni e presidente dell’Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica (A.D.I.) – . Un regime alimentare corretto non è fatto solo di costrizioni. Una volta ogni tanto possiamo quindi gratificarci, ma dando sempre la priorità alla qualità del prodotto. La dieta mediterranea rappresenta un caposaldo, perché racchiude in sé alcuni concetti fondamentali: varietà di cibi e prodotti stagionali, alto consumo di pesce, frutta, verdura e legumi, pochi alcolici e zuccheri semplici, olio di oliva come principale fonte di condimento. Ed è notizia di questi giorni la candidatura della dieta mediterranea a patrimonio culturale dell’umanità”. A queste “regole” alimentari va però sempre affiancata l’attività fisica. “È importante – continua il prof. Fatati – che il paziente in sovrappeso da un lato aumenti l’attività aerobica, dall’altro riduca in maniera graduale la quantità di calorie da assumere. Il tutto con continuità. Il 10-15% dei casi di cirrosi e insufficienza epatica non ha alcun fattore eziologico definito, ma potrebbe essere legato all’insieme di anomalie metaboliche che definiamo sindrome metabolica. In queste circostanze un intervento precoce potrebbe evitare danni pericolosi al fegato”. Per contrastare questi meccanismi degenerativi, che si orientano verso la ‘cronicità’, buoni risultati clinici, in particolare per la steatosi epatica, sono stati ottenuti con un prodotto a base di silibina, un estratto del cardo mariano, fosfolipidi e vitamina E, in grado di agire sui meccanismi implicati nella formazione del fegato grasso e dei danni che da esso conseguono.

Obesità, sindrome metabolica, e, di conseguenza, steatosi epatica, possono essere considerate malattie del benessere, dovute alle modificazioni dello stile di vita e alla non corrispondenza tra l’eccessiva assunzione di calorie e lo scarso dispendio energetico. “Nel nostro centro – spiega il prof. Fatati – osserviamo un aumento del peso della popolazione generale e contemporaneamente un incremento delle persone con grasso viscerale, molto nocivo perché crea un raggruppamento di alterazioni metaboliche responsabili del fenomeno conosciuto come insulino-resistenza. Non solo. Mai come negli ultimi anni si registra un deciso aumento di casi di steatosi epatica non alcolica anche tra i bambini. Le cause sono da ricercare nelle peculiarità del nostro patrimonio genetico, strutturato per permetterci di sopravvivere in ambienti in cui periodi di abbondanza e di carestia si alternavano. Oggi viviamo in condizioni ‘troppo favorevoli’: dall’incontro di due momenti positivi, la genetica di risparmio e un ambiente che porta a ridurre il dispendio energetico, nasce il problema del soprappeso e di quelle alterazioni metaboliche che in passato favorivano la sopravvivenza e oggi si dimostrano negative, come il fenomeno dell’insulino-resistenza”. “È importante – conclude il prof. Fatati – favorire campagne di informazione sui rischi legati all’obesità e sulle patologie ad essa correlate. Nel nostro centro di Terni, da sette anni, organizziamo l’Obesity Day, la giornata nazionale di sensibilizzazione che coinvolge 200 centri italiani”.
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