Medinews
21 Marzo 2006

PANDEMIA, IN ITALIA SI RISCHIANO 16 MILIONI DI CONTAGI. MEDICI PRONTI ALL’EMERGENZA, MANCANO GLI ANTIVIRALI

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In corso a Malta fino a mercoledì la II Conferenza Europea sull’Influenza

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Lunedì, 12 settembre 2005 – Fino a sedici milioni di contagi, due milioni di ricoveri, 150 mila morti solo in Italia e il pericolo fondato di trovarsi con una nazione in ginocchio: l’economia, i trasporti e gli stessi servizi sanitari in balia di un virus dagli occhi a mandorla, il ceppo H5N1, responsabile dell’influenza aviaria, isolato per la prima volta ad Hong Kong nel 1997. “Molti esperti, l’Organizzazione Mondiale della Sanità in testa – afferma il dott. Ovidio Brignoli, vice presidente della Società Italiana di Medicina Generale (SIMG) a Malta per partecipare alla Seconda Conferenza Europea sull’Influenza, in programma fino a mercoledì – sono ormai convinti che la prossima pandemia influenzale sia solo una questione di tempo. Anche se non si può prevedere la sua gravità, alcuni modelli statistici ci suggeriscono che nel nostro Paese dovremmo far fronte ad un’emergenza di queste dimensioni”. “A questo punto – afferma infatti Jai Narain, direttore del Dipartimento malattie infettive dell’OMS – non dobbiamo più chiederci se, ma quando scoppierà la pandemia. Stiamo sollecitando i Paesi del Sud e Sud-est asiatico, colpiti dal virus, a mettere a punto un piano anti-influenza. Per ora solo la Thailandia ce l’ha e dispone di scorte di farmaci antivirali’.

“Prerogativa di questo virus – spiega Brignoli – è di potersi trasmettere all’uomo direttamente dai volatili, senza passaggi intermedi in altri animali, come per esempio i maiali. Al momento, all’H5N1 manca l’ultimo requisito in grado di creare una pandemia umana: il contagio interumano. Solo in un caso è stato ad oggi documentato il passaggio da uomo a uomo, evento pericoloso in quanto le probabilità che si verifichino mutazioni “adattive” aumenta di pari passo al numero di infezioni umane”. Per evitare un’emergenza planetaria, come fu la Spagnola nel ’19 o l’Asiatica nel ’58, l’OMS ha diffuso precise linee guida d’intervento, riprese dai singoli Stati. Sono state stabilite appropriate reti di sorveglianza e di rilevamento, suggerito l’incremento della copertura vaccinale antinfluenzale non solo sulla popolazione a rischio, l’aumento della produzione e delle riserve di vaccino e di farmaci antivirali (almeno per coprire il 10% della popolazione, circa 6 milioni di italiani) ed infine, codificate misure generali di ordine igienico e sanitario, sia in campo umano che veterinario. In Italia anche la SIMG è in prima linea per scongiurare il peggio: in accordo con le autorità sanitarie del nostro Paese, oltre a quanto di sua competenza, la Società ha infatti messo a punto due strumenti editoriali, un libro bianco e un opuscolo, destinati rispettivamente ai medici e ai cittadini, per offrire un supporto scientifico e informativo in caso di emergenza. Entrambi saranno a disposizione entro la fine di settembre. “Il libro bianco – sostiene il dott. Aurelio Sessa, membro della Commissione Pandemia Influenzale del Ministero della Salute – vuole essere uno strumento per informare a tutto campo proprio chi gestisce clinicamente l’influenza. Ripercorrendo le passate pandemie, si intende offrire una corretta informazione e formazione sulle attuali conoscenze: le strategie preventive, i farmaci anitivirali e le varie misure di sorveglianza e controllo per circoscrivere il più possibile un’eventuale emergenza. Conoscere ciò che l’OMS ha suggerito di fare in caso di pandemia e ripercorrere ciò che gli altri Paesi hanno predisposto e ciò che sta facendo l’Italia con il nuovo piano pandemica, il tutto raccolto in un unico libro di facile consultazione, mette in condizione qualsiasi operatore sanitario di saper cosa fare”. La SIMG ha però pensato anche ai cittadini ed ha preparato un opuscolo di 16 pagine, che verrà distribuito negli ambulatori dei medici di famiglia, dove vengono fornite le informazioni base in caso di emergenza, con l’invito ad evitare il ‘fai da te’ e rivolgersi tempestivamente al proprio medico in caso di sintomi sospetti.
“Nessuno intende creare allarmismo – aggiunge Brignoli – è indubbio però che in caso di pandemia è necessaria la collaborazione di tutti: l’esperienza della SARS nel 2003 ha dimostrato come l’efficacia del risultato finale dipenda in larga misura dal coordinamento sopranazionale di tutti gli interventi sanitari dei singoli Stati”.
“Per pandemia di influenza – spiega Sessa – si intende la diffusione di un nuovo virus influenzale di tipo ‘A’ tra la popolazione. Si tratta di un virus che ‘viaggia’ rapidamente tra le persone in tutto il mondo ed ha un forte impatto, sia in termini di incidenza (dal 30 al 50% i possibili contagi), che complicanze a carico soprattutto dell’apparato respiratorio e cardiovascolare. A differenza delle influenze stagionali, generate da sottotipi di virus già esistenti, le pandemie sono causate da sottotipi nuovi. In questi casi – prosegue Sessa – come medici di famiglia riteniamo non sia sufficiente preoccuparsi di vaccinare preventivamente solo le popolazioni a rischio (bambini, anziani e malati) ma anche le persone che consentono la continuità del lavoro e della comunicazione, in primo luogo gli operatori sanitari, evitando cioè di interrompere pericolosamente la catena sanitaria e dei servizi”. Se è vero infatti che dall’isolamento dell’eventuale virus pandemico alla messa a punto di un vaccino ci vorranno almeno 4 mesi, gli esperti confermano l’opportunità di vaccinare comunque i cittadini: non saranno protetti direttamente dal virus specifico ma avranno una sorta di immunità indiretta.
“Nel frattempo – dice Brignoli – come suggerisce anche l’OMS si dovrà far ricorso agli antivirali, in grado di ridurre di un paio di giorni la sintomatologia, impedendo l’ulteriore replicazione di questo virus. E’ importante però ricordare che questi farmaci rappresentano una tutela aspecifica e non mirata come quella di un vaccino: l’antivirale rompe la membrana di tutti i virus, riducendo quindi la malattia. Inoltre, vanno somministrati immediatamente e su una diagnosi certa”. L’antivirale che ha dimostrato la maggior efficacia e indicato dall’OMS (in quanto terapia orale e anche con indicazioni pediatriche) è l’oseltamivir, un inibitore della neuramidasi in grado di bloccare l’azione dell’enzima neuromidasi presente sulla superficie del virus. Quando la neuramidasi è inibita, il virus non può espandersi ed infettare altre cellule. La molecola – confermano gli esperti – ha ottenuto una riduzione del 38% della severità dei sintomi; del 67% delle complicanze secondarie dell’influenza, quali bronchite polmonite e sinusite; del 37% della durata della malattia e una protezione fino all’89% contro l’influenza clinica negli adulti e nei bambini che erano stati a contatto con pazienti infetti. Al momento l’Italia è però all’ultimo posto con il Marocco nell’approvvigionamento dei farmaci: 154.500 confezioni, sufficienti solo per lo 0,3% della popolazione. Ma il prossimo Consiglio dei ministri di metà settembre dovrebbe approvare un Decreto legge messo a punto dal Ministro della Salute che prevede, fra l’altro, l’approvvigionamento di sei milioni di dosi, pari al 10% della popolazione italiana. “Ottima scelta. In questo modo – conclude Brignoli – il nostro Paese si allineerà a Canada, Inghilterra, Francia e Germania, rendendo più facile il nostro lavoro”.
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