venerdì, 24 settembre 2021
Medinews
13 Aprile 2007

OSTEOPOROSI, SCOPRIAMOLA CON UN ESAME DEL SANGUE

Lo studio, basato sulle cellule staminali, apre importanti prospettive per la diagnosi di una malattia che colpisce in Italia più di quattro milioni di persone

Roma, 15 dicembre 2006 – È stato assegnato ad uno studio sulle cellule staminali che ci potrà dire, con un semplice esame del sangue, se saremo destinati a soffrire di osteoporosi e in tal caso, in futuro, sarà possibile correggere il difetto genetico prima che si sviluppi la malattia. È il primo “premio di ricerca Stroder-SIOMMMS”, nato dalla volontà comune dell’azienda farmaceutica fiorentina Stroder e della SIOMMMS (Società Italiana dell’Osteoporosi, del Metabolismo Minerale e delle Malattie dello Scheletro) di promuovere la ricerca scientifica sull’osteoporosi, una malattia in continua espansione che, solo in Italia, colpisce quattro milioni e mezzo di persone e che ogni anno causa 250.000 fratture (80.000 delle quali all’anca e 70.000 al femore). Ad ottenere l’importante riconoscimento è il dott. Luca Dalle Carbonare, ricercatore del dipartimento di Scienze Biomediche e Chirurgiche del Policlinico Universitario “G.B. Rossi” di Verona. Venti i progetti di ricerca provenienti da tutta Italia, posti al vaglio di una commissione indipendente formata dai massimi esperti del settore: Silvano Adami di Verona, Maria Luisa Brandi di Firenze, Gaetano Crepaldi di Padova, Ranuccio Nuti di Siena e Sergio Ortolani di Milano. La consegna del premio (consistente in 20.000 euro) è avvenuta in occasione del recente Congresso Nazionale della SIOMMMS, svoltosi a Pisa.

Tra i criteri fondamentali adottati dalla commissione per la valutazione dei lavori vanno ricordati: i precedenti riconoscimenti ottenuti da ogni candidato, l’originalità e le ricadute scientifiche e cliniche della ricerca presentata, e la concreta realizzabilità del progetto. E lo “Studio delle cellule staminali mesenchimali in pazienti osteoporotici mediante analisi di espressione genica durante il differenziamento osteoblastico” ( è il titolo della ricerca del dott. Dalle Carbonare) aprirà importanti prospettive nella cura di una patologia tanto diffusa. Scopo del progetto è infatti cercare di scoprire, tramite lo studio delle cellule staminali, se nella popolazione osteoporotica vi sia una alterazione genetica che possa essere correlata con un’alterazione dell’osteogenesi (cioè della formazione di osso). Tra le potenziali ricadute di carattere clinico/diagnostico la possibilità di individuare nel corredo genetico di ogni individuo, con un semplice prelievo di sangue, il difetto che causerà l’eventuale sviluppo della malattia osteoporotica e la possibilità di correggere tale difetto prima che compaia la malattia.
Il premio Stroder-SIOMMMS è un chiaro esempio di collaborazione tra un’azienda farmaceutica ed una società scientifica, istituito per contribuire alla “lotta all’osteoporosi”, definita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come una delle maggiori sfide sanitarie del terzo millennio. L’azienda farmaceutica fiorentina, che ha deciso di promuovere attivamente la ricerca in questo settore, è da anni in prima linea nel campo delle malattie cardiovascolari, ed è entrata da poco anche nel settore osteoporosi lanciando un farmaco innovativo, il ranelato di stronzio, che ricostruisce le ossa e aumenta l’“osteoprotegerina”, sostanza che protegge lo scheletro dall’erosione e dal rischio di fratture. Per comprendere l’importanza della ricerca in questo campo è sufficiente considerare alcuni dati: in Europa l’osteoporosi causa ogni anno quasi 1 milione di fratture all’anca e 500.000 al femore, oltre a quelle vertebrali, ad omero e polso. E si calcola che oggi una donna di 50 anni ha dal 30 al 40% di probabilità di subire una frattura per diminuita densità ossea. La malattia è inoltre in continua espansione a causa dell’invecchiamento della popolazione: la prospettiva di vita della donna supera oggi gli 85 anni e subire una frattura da osteoporosi in post-menopausa significa convivere con disabilità importanti per circa 20-25 anni. Sono quindi evidenti l’importanza e le “ricadute” future di una ricerca come quella del dott. Dalle Carbonare.
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