mercoledì, 14 aprile 2021
Medinews
31 Maggio 2009

OLIVIA NEWTON-JOHN: “COSI’ HO VINTO IL CANCRO AL SENO”. PARTE DALL’ITALIA IL PRIMO STUDIO SULLE DONNE GUARITE

Orlando, 31 maggio 2009 – L’attrice: “E’ doveroso lanciare messaggi di speranza”. Il prof. Conte “A fine giugno al via un’indagine in 3 centri di eccellenza”. A ottobre in libreria un volume con le storie positive del Belpaese

“Dopo 17 anni dal tumore sono qui, ballo e canto, anche per testimoniare che questa malattia si può sconfiggere”. Sono le parole di Olivia Newton-John, la star di Grease a cui nel 1992 è stato diagnosticato un cancro del seno. E che oggi è intervenuta al Convegno dell’ASCO, il più importante Congresso mondiale di oncologia in corso fino al 2 giugno a Orlando, per raccontare la propria esperienza e il suo impegno a favore di una maggiore informazione. Sarà infatti una delle protagoniste dello show “Kaleidoscope”, in onda il giorno del ringraziamento sulle principali Tv statunitensi per sensibilizzazione su questa malattia. “Noi persone famose possiamo mettere la nostra notorietà a servizio della sensibilizzazione e lavorare con i medici per spiegare l’importanza della prevenzione, della diagnosi precoce, dell’autoplapazione”. In Italia sono 400 mila le italiane che, come Olivia, hanno sconfitto il tumore del seno. Donne che dopo la malattia sono tornate alla vita “normale”: si sposano, divorziano, diventano mamme. “Sono ormai, per fortuna, un piccolo esercito ma nessuno ha ancora analizzato con criteri scientifici come stanno davvero – commenta il prof. Pierfranco Conte, direttore del Dipartimento oncologico del Policlinico di Modena -. Superato il problema fisico, sono riuscite a reintegrarsi nel lavoro? Come è cambiato il loro rapporto con il proprio compagno e con i figli? E quali sono stati gli eventuali effetti a lungo termine delle terapie? Sono in qualche modo discriminate in quanto ex malate di un “male incurabile”? Dopo il successo della “Storia di Paula” la fiction in 3D, realizzata grazie ad un educational grant di Astrazeneca, che abbiamo promosso e che ha per protagonista proprio una donna guarita, già diventata un gruppo su facebook, vogliamo ora verificare come vivono le migliaia di “Paula” italiane. Lo faremo con una ricerca che partirà a fine giugno promossa in tre centri di eccellenza, oltre al Policlinico di Modena, il Regina Elena di Roma e l’IST di Genova”. Sarà la prima al mondo realizzata con criteri scientifici, si concluderà entro ottobre e diventerà oggetto di una pubblicazione su un’importante rivista internazionale”. Lo studio, promosso dall’Associazione per la Ricerca e l’Educazione in Oncologia (AREO), presieduta da Conte, prenderà in esame in particolare tre aspetti: sanitario, lavorativo, psico-sociale. Gli oncologi dei 3 centri intervisteranno 150 donne, per valutare con dei questionari l’impatto a lungo termine dei trattamenti e le eventuali limitazioni per la vita affettiva, sessuale, sociale, derivanti dalla malattia o dalle problematiche psicologiche.

Il progetto, proprio per le sue finalità, gode del patrocinio del Ministero per le Pari Opportunità e diventerà a ottobre un libro da distribuire nelle librerie dedicato a raccontare “in positivo” le esperienze di donne che “ce l’hanno fatta”, con testimonianze dirette e gli interventi dei più autorevoli oncologi italiani. Il tumore della mammella, che colpisce oltre 35.000 persone ogni anno nel nostro Paese, se viene diagnosticato quando è inferiore al centimetro, guarisce nel 95% dei casi. “Dopo aver sperimentato linguaggi innovativi, come il DVD o facebook – commenta Francesco Cognetti, Direttore dell’Oncologia al regina Elena di Roma e past president della Fondazione AIOM – vogliamo ora rivolgerci alle donne con 2 strumenti più tradizionali: da un lato lo studio, indispensabile per cogliere problemi e fenomeni medici e sociali. Dall’altro, un volume per dare voce alle tante esperienze di ritorno alla vita e dimostrare che è possibile superare con successo la malattia e trarne nuova forza. C’e’ chi ha portato a termine una gravidanza pur se in terapia, chi ha scelto di avere o adottare un figlio – e ha combattuto una battaglia per riuscirci – chi è riuscita a superare le difficoltà del reinserimento al lavoro. Donne famose e non, perché è importante convincere la popolazione che il tumore sta diventando sempre più una malattia cronica: in Italia un malato oncologico su 2 è vivo dopo 5 anni. Questi messaggi devono essere ribaditi con fermezza da noi oncologi, ma è fondamentale che vengano anche confortati dalle testimonianze dirette, la migliore prova del successo della strategia integrata formata da prevenzione e terapie sempre più mirate”.
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