sabato, 31 luglio 2021
Medinews
21 Dicembre 2005

NUOVO STENT, RIAPRE LE ARTERIE E POI ‘SCOMPARE’. “E’ BIODEGRADABILE COME I PUNTI DI SUTURA”

Napoli, 8 giugno 2005 – È completamente biodegradabile e mantiene aperte le arterie periferiche senza gli effetti collaterali associati agli stent tradizionali: si tratta dell’innovativo “stent riassorbibile periferico”, utilizzato per la prima volta al mondo dall’équipe del prof Paolo Rubino presso la Clinica Montevergine di Mercogliano (AV) per curare le patologie vascolari periferiche che interessano in Italia circa 150.000 persone ogni anno. Si tratta di un intervento assolutamente unico, con un solo precedente a livello coronarico, eseguito nel 2000 nello Shiga Medical Center in Giappone sotto la guida del prof Hideo Tamai. “Da novembre – spiega il prof. Rubino, responsabile della Cardiologia Invasiva della clinica – mese di inizio dello studio di valutazione della tecnica, denominato PERSEUS, questo stent è stato inserito in 10 pazienti e solo uno ha subito una nuova occlusione. PERSEUS viene condotto in collaborazione con il prof. Giancarlo Biamino, direttore della divisione angiologia del centro ospedaliero di Lipsia”. “L’aspetto più innovativo di questa tecnica – prosegue Rubino – è che dopo 8-9 mesi lo stent viene completamente riassorbito, proprio come avviene con gli attuali punti di sutura. Mantiene così aperta l’arteria periferica senza gli inconvenienti tipici degli stent metallici tradizionali. Nello specifico, una certa rigidità a livello articolare e un rischio abbastanza elevato di frattura del dispositivo e conseguente ristenosi significativa”.
La tecnica verrà presentata per la prima volta in Italia in occasione del Convegno dal titolo “Update in cardiovascular disease” che si terrà il 23-24 giugno alla Città della Scienza di Napoli. Si tratta di un appuntamento di grande rilievo che ogni anno riunisce i maggiori esperti a livello nazionale e internazionale ne l campo delle malattie cardiovascolari.

“I risultati ottenuti con questo stent riassorbibile ci fanno ben sperare – commenta Rubino – è ovviamente necessario aspettare il prossimo follow up, previsto nei prossimi 8-10 mesi, che verifichi la percentuali di nuove occlusioni e quindi l’efficacia effettiva della tecnica. Ma i risultati ottenuti da novembre ad oggi sembrano confermare che siamo sulla buona strada. Tanto che entro 6 mesi al massimo questo intervento verrà eseguito nel nostro centro anche a livello coronarico. Se anche in questa nuova fase dovessimo registrare risultati positivi, come del resto ci attendiamo, ci troveremmo di fronte a una svolta epocale nel trattamento delle occlusioni a livello arterioso, responsabili 160mila infarti miocardici acuti per anni nel nostro Paese”.
Questa novità va ad arricchire il già notevole arsenale di tecniche innovative disponibili all’interno della clinica Montevergine, centro di eccellenza internazionale. Lo confermano i dati recentemente acquisiti sul confronto tra le prestazioni della struttura campana e quelli di altri centri britannici e statunitensi per quanto riguarda la chirurgia coronarica. “Ben il 96% dei pazienti – commenta il prof Gianni Angelini, direttore scientifico della clinica Montevergine e del Bristol Heart Institute – è stato trattato senza ricorrere alla circolazione extracorporea, grazie a un’operazione detta “a cuore battente, che permettono di ridurre le complicanze post operatorie ed eseguire interventi anche su pazienti molto anziani o ad alto rischio”. I risultati ottenuti in questo campo di intervento sono stati paragonati a quelli ottenuti in Gran Bretagna e Stati Uniti e sono risultati simili o addirittura superiori, con una mortalità coronarica di poco superiore all’1%”.
“Tra i punti di forza della clinica di Montevergine – precisa ancora Angelini – vi sono l’alto numero di pazienti trattati con PTCA, 2739 solo nel corso del 2004, e la varietà di interventi innovativi eseguiti quotidianamente. Nel centro per curare i cardiopatici si ricorre ogni giorno ad altre tecniche sofisticate, come la terapia a ultrasuoni contro la fibrillazione atriale, disfunzione cardiaca che riguarda circa 2 milioni di italiani. Si tratta di una tecnica altamente specializzata, eseguita in due-tre centri in Italia, che permette di curare la più comune aritmia cardiaca.”
Purtroppo la clinica paga il prezzo di alcune disfunzioni a livello regionale, e soprattutto le conseguenze di un paradosso tutto campano: il mancato accreditamento della clinica di Montevergine come centro di riferimento per gli interventi in pronto soccorso. “Il risultato di questo stato di cose – sottolinea la dottoressa Valentina Barile, presidente del consiglio di amministrazione della clinica di Mercogliano – è che se un paziente viene colpito da infarto a 5 km dalla nostra clinica, il 118 è autorizzato a trasportarlo solo all’ospedale più vicino e, nel malaugurato caso non vi fosse disponibilità, ancora in un altro ospedale e così via fino all’estrema conseguenza di mettere in serio rischio la sopravvivenza stessa del malato.”
TORNA INDIETRO