lunedì, 30 novembre 2020
Medinews
5 Aprile 2004

NASCE L’ERA DELLA REALITY BASED MEDICINE.CURE APPROPRIATE? SI MISURANO IN AMBULATORIO

A Trieste il I Congresso Triveneto e il II Nazionale della Ricerca SIMG

Trieste, 26 marzo 2004 – Una medicina basata sulla realtà, misurata sul campo attraverso la pratica quotidiana di un migliaio di medici e su un campione di oltre un milione di assistiti. Una medicina dove le conoscenze non vengono cioè prodotte solo ed esclusivamente negli ambiti asettici dei trial clinici, in cui viene arruolata una popolazione selezionata, ma sviluppate e verificate in ambulatorio, su casi reali. In tempi di Evidence Based Medicine, la nuova ‘eresia’ prende il nome di Reality Based Medicine. La provocazione arriva dal Centro Congressi Stazione Marittima di Trieste, che oggi e domani ospita il I Congresso Interregionale Triveneto e II Nazionale dell’area della Ricerca della Società Italiana di Medicina Generale (SIMG). “La nostra – spiega il presidente della SIMG, Claudio Cricelli – è una proposta concreta di lavoro che lanciamo al Servizio sanitario nazionale. Nel corso di questi anni la medicina di famiglia ha compiuto enormi progressi: nel nostro Paese oggi la medicina generale dispone di tanti professionisti che si aggiornano, lavorano in rete, disegnano studi clinici, gestiscono database, leggono e mettono in pratica le informazioni. Questa medicina generale è ormai matura per allargare la visione, passando dal singolo malato ad una dimensione epidemiologica del proprio operato, producendo dati e riscontri che, da un lato possono contribuire in maniera determinante alla descrizione dello stato di salute della popolazione, dall’altro possono fornire indicazioni certe ai decisori delle politiche sanitarie regionali e nazionali”.

Oggi la SIMG, grazie al proprio istituto di ricerca Health Search, attivo da 6 anni, è in grado di fornire fotografie dettagliate dei comportamenti e dei rischi, delle prevalenze e delle terapie, del consumo di risorse e degli esiti. L’incontro di Trieste è l’occasione per discuterne e diffonderne i risultati. O meglio, come sottolinea la dott. Raffaella Michieli, segretario nazionale SIMG, “è l’occasione per confrontare quello che si dovrebbe fare, perché dimostrato utile ed efficace, con quello che in realtà si fa, perché dimostrato dagli studi osservazionali di Health Search. L’obiettivo è di arrivare ad una condivisione di ciò che invece si può fare per migliorare, in un progetto complessivo di Qualità Praticabile che sarà il motore delle attività della SIMG nell’immediato futuro e per i prossimi anni”.
Che la medicina generale abbia le carte in regola per giocare un ruolo di primo piano lo dicono i numeri. A gennaio 2004 i dati di Health Search parlano di 772 ricercatori formati in 23 corsi; 669 ricercatori già attivi; 1.030.496 pazienti presenti nel database; 7.469.207 diagnosi/problemi; 47.573.293 accertamenti diagnostici; 2.992.476 valori di pressione arteriosa registrati; 35.193.654 farmaci prescritti…
“Questi dati – aggiunge Cricelli – sono solo un esempio delle potenzialità della medicina di famiglia. Noi rimaniamo il primo presidio sanitario sul territorio: nell’arco di un paio d’anni abbiamo modo di vedere quasi tutti i nostri assistiti e possiamo controllare meglio di chiunque altro i fattori di rischio: dal cardiovascolare, all’obesità, ai tumori…”. Nell’arco degli ultimi 6 anni, conferma infatti uno studio firmato dal dott. Fabio Samani, consigliere nazionale SIMG e responsabile dell’area della Ricerca, gli accessi al medico di famiglia sono aumentati del 50%. “La ricerca – spiega Samani – ha coinvolto un campione di 151 medici su tutto il territorio nazionale per complessivi 206.660 assistiti. Dai dati standardizzati per 1000 assistiti l’anno è emerso che siamo passati da 4927 contatti del 1996 a 7430 del 2002. Questo significa che nel ’96 ogni assistito è passato dall’ambulatorio del medico poco meno di 5 volte l’anno, mentre nel 2002 la frequenza è aumentata a 7 volte e mezza di media, con un trend maggiore nelle Regioni Meridionali e Insulari. Questo dato relativo trova conferma anche dall’analisi del database di Health Search. Nel 2002 i migliori 50 ricercatori hanno registrato 772.043 contatti su una popolazione di 77.478 persone. Il che significa addirittura 9,92 contatti per assistito”.
Non è un caso, infine, che questa proposta di collaborazione con le istituzioni parta dal Triveneto. “Le peculiarità etniche e territoriali – prosegue Samani – fanno del Nord Est una Regione estremamente variegata ma con stili di vita e problemi di salute molto simili. Terra tradizionalmente di frontiera si propone di uscire dalle logiche che costrinsero a vivere i confini come separazioni e vuole guardare al futuro considerando la propria posizione come un’opportunità, un ponte verso il cuore dell’Europa. Un congresso triveneto è l’opportunità per confrontarsi al di fuori dei propri campanili, per allargare l’orizzonte, trovare nuovi stimoli e fornire nuovi impulsi anche all’esterno di queste Regioni e Province. Non solo al resto d’Italia, ma anche alle realtà dei Paesi vicini, con un pizzico di attenzione all’Europa che sta crescendo”.
Ecco perché, proprio a Trieste, domani si discuterà di salute con i rappresentanti istituzionali non solo di Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Trentino e Alto Adige, ma anche della Carinzia, della Slovenia e della vicina contea croata di Fiume.
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