giovedì, 25 febbraio 2021
Medinews
29 Dicembre 2007

MIELOMA MULTIPLO, 18 MESI DI VITA IN PIÙ PER I PAZIENTI TRATTATI CON TALIDOMIDE

sez,532

Nuove speranze per una patologia incurabile – ma trattabile – più frequente nel sesso maschile e che interessa prevalentemente gli ultrasessantacinquenni

Scarica la cartella stampa



Milano, 8 ottobre 2007 – Era dagli anni ‘60 che non si facevano passi in avanti nella terapia del mieloma multiplo, il secondo tumore ematologico più comune, che colpisce 82.000 persone nell’Unione Europea, con circa 25.000 nuovi casi l’anno. Contro questo tumore del midollo osseo ben poche erano le armi a disposizione, ma ora lo scenario è destinato a cambiare. Oltre al trapianto di midollo, procedura utilizzata solo nei pazienti giovani, arriva la conferma dell’efficacia del trattamento con talidomide in aggiunta alla terapia standard (con melfalan e prednisone). Uno studio, che ha arruolato 447 pazienti affetti da mieloma multiplo di nuova diagnosi di età compresa tra i 65 ed i 75 anni per i quali non era indicato il trapianto, ha per la prima volta evidenziato un beneficio reale in termini di sopravvivenza (oltre 18 mesi) nei pazienti trattati con la terapia combinata. “La pubblicazione dello studio del gruppo francese di Facon e Moreau – commenta il Prof. Mario Boccadoro, professore di Ematologia presso l’Università di Torino – avrà un enorme impatto sul futuro delle modalità di trattamento del mieloma multiplo. E’ una pietra miliare che renderà l’impiego di melfalan, prednisone e talidomide la terapia standard di prima linea. L’incremento della sopravvivenza in queste patologie tumorali è comunemente espresso in termini di settimane, non di mesi: questi risultati sono veramente significativi ed estremamente importanti per i pazienti e le loro famiglie”.

Talidomide, dopo le note vicende legate agli effetti teratogeni sul feto scoperte negli anni 50, si conferma una molecola promettente, usata con procedure corrette, in diverse patologie tumorali. “Dopo la pubblicazione nel 2006 del nostro studio italiano su The Lancet, ora i risultati di un analogo studio francese (di Facon e Moreau), lo confermano. Il mieloma multiplo è una malattia tipica dell’anziano e – in una società che invecchia incredibilmente – è destinato a costituire sempre più un problema con cui il clinico dovrà confrontarsi – afferma il prof. Mario Boccadoro -. I due studi hanno mostrano un evidente vantaggio di sopravvivenza globale confermando che l’associazione talidomide, melfalan e prednisone ha effetti benefici in pazienti di età superiore a 65 anni e nei pazienti che non possono essere sottoposti a trapianto.” La terapia di combinazione si dimostra dunque vincente, ‘sinergizzando’ le azioni delle singole molecole: dopo la svolta del 1999, l’avvento dei nuovi farmaci “intelligenti”, che agiscono direttamente sui meccanismi della crescita neoplastica, si sono potute trattare patologie ‘difficili’ come il mieloma multiplo. “L’associazione dei nuovi farmaci con la ‘vecchia’ chemioterapia – spiega il prof. Antonio Palumbo della Divisione di Ematologia dell’Università di Torino – porta ad un incremento di circa 10 volte il numero delle risposte complete, a un raddoppio della durata della remissione e a un miglioramento della sopravvivenza. Oggi nel paziente anziano, con una terapia unicamente orale, si possono ottenere risultati sostanzialmente analoghi a quelli dati negli anni ‘90 dal trapianto autologo sui malati giovani.”
Con effetti collaterali gestibili anche in terapie che si protraggono per anni. “Parallelamente ai dati di efficacia oggi conosciamo perfettamente gli effetti collaterali della Talidomide – spiega il dr. Massimo Offidani, ematologo agli Ospedali Riuniti di Ancona – sia quelli dose-dipendenti che quelli non dose-dipendenti, in quale periodo essi insorgono più frequentemente e quali possono essere i metodi per prevenirli o trattarli. Personalmente tratto da più di 3 anni pazienti con una dose di soli 100 milligrammi al giorno senza riscontrare neuropatie severe o altri effetti collaterali gravi.” Sulla base di questi dati, Pharmion, che da anni opera nello sviluppo clinico e registrativo di talidomide, è impegnata nella richiesta di autorizzazione per l’impiego della molecola in combinazione con melfalan e prednisone nel trattamento dei pazienti con mieloma multiplo non pre-trattato di età superiore ai 65 anni e nei malati che non possono essere sottoposti a chemioterapia ad alte dosi.
Sul nuovo approccio alla malattia è ora disponibile un nuovo volume, con contributi dei dei proff. Boccadoro, Palumbo e Offidani, insieme ai francesi Thierry Facon e Philippe Moreau, in distribuzione in Italia e in Europa a cura delle edizioni Adis .
TORNA INDIETRO