mercoledì, 2 dicembre 2020
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9 Luglio 2013

MELANOMA: LA SVOLTA È NELLA TERAPIA PERSONALIZZATA. I PAZIENTI: “I NUOVI TRATTAMENTI SIANO SUBITO DISPONIBILI”

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Napoli, 10 febbraio 2012 – Una delegazione di malati guidata dal partenopeo Antonio Brancaccio ad aprile al Parlamento europeo: “Gli enti preposti decidano, noi non possiamo attendere”. Il prof. Ascierto del Pascale: “Vemurafenib migliora la sopravvivenza nella fase avanzata ed è efficace in pochi giorni”

È necessario abbreviare i tempi: le terapie innovative per il trattamento del melanoma devono essere immediatamente disponibili per i pazienti. Non si può ritardare ulteriormente l’accesso a queste armi efficaci nel combattere il tumore. La richiesta sarà presentata il prossimo aprile a Bruxelles al Parlamento europeo da una delegazione di pazienti, guidata dal napoletano Antonio Brancaccio della Fondazione Melanoma. Nel nostro Paese questa forma di cancro della pelle particolarmente aggressiva fa registrare ogni anno 7000 nuove diagnosi e 1500 decessi. “Oggi assistiamo a una svolta nel trattamento – spiega il prof. Paolo Ascierto, presidente della Fondazione Melanoma, dell’Unità di Oncologia Medica e Terapie Innovative dell’Istituto ‘Pascale’ di Napoli -. Nel 50% dei casi di melanoma è presente la mutazione di una proteina, il gene BRAF V600, che svolge un ruolo chiave nello sviluppo del tumore. Vemurafenib è la prima ed unica molecola personalizzata ad aver mostrato di migliorare la sopravvivenza in pazienti affetti da melanoma metastatico positivo alla mutazione del gene BRAF. Agisce in modo mirato sulla proteina spegnendola e bloccando così l’evoluzione del cancro. È il primo caso di terapia personalizzata di così ampia portata in oncologia. Per individuare i pazienti candidati a questo nuovo trattamento è necessario effettuare un test molecolare per verificare la presenza della mutazione del gene. Gli effetti della molecola sono visibili in pochi giorni e il paziente ne trae un beneficio immediato: gli esami mostrano infatti una regressione tumorale dal punto di vista metabolico”. Vemurafenib ha ricevuto a dicembre 2011 l’opinione positiva del Comitato europeo per i medicinali per uso umano e si attende entro breve tempo l’approvazione della Commissione europea. “Chiediamo – sottolinea Antonio Brancaccio, responsabile dell’Area Pazienti della Fondazione Melanoma – che sia consentito quanto prima l’accesso anche in Italia ai trattamenti innovativi per i pazienti affetti da questa malattia mortale. Poi a Bruxelles affronteremo anche il problema della mancanza di finanziamenti per la ricerca e la prevenzione, aspetti di vitale importanza quando si parla di queste patologie”. Di terapie mirate si discuterà domani a Napoli nel convegno “International expert panel on new melanoma pathways: The Target Therapy Approach”, promosso dalla Fondazione Melanoma e dal “Pascale”, con la partecipazione dei più importanti esperti internazionali. “L’Istituto conferma la sua capacità di attrarre ‘cervelli’ – afferma il prof. Tonino Pedicini, direttore generale dell’ospedale partenopeo -. Siamo un centro di riferimento per la lotta al melanoma non solo per il Mezzogiorno ma anche per tutta l’Italia. Il livello di eccellenza raggiunto è confermato dalla nostra produzione scientifica: ogni anno pubblichiamo circa 10 ricerche su riviste internazionali che hanno come tema proprio la terapia di questa neoplasia. E stiamo conducendo ben 12 studi che riguardano in particolare la fase metastatica della malattia”.


“È di fondamentale importanza – continua il prof. Nicola Mozzillo, Direttore del Dipartimento Melanoma e Tessuti Molli del ‘Pascale’ – sottolineare che questi moderni approcci dell’individuazione del paziente e della risposta terapeutica su misura possono essere applicati con successo soltanto in quei centri, come il ‘Pascale’, che hanno accumulato una grande esperienza nel corso della propria storia. Grazie ad una diagnosi precisa e ad una selezione accurata, circa il 15-25% delle persone colpito da melanoma in fase avanzata può essere operato con successo. Inoltre la tecnica del linfonodo sentinella, con cui si può verificare se il tumore è localizzato, ha permesso di ridurre di circa l’80-85% gli interventi chirurgici molto aggressivi. Le difficoltà che affrontiamo per sconfiggere questa malattia sono quelle di sempre: una incompleta e frammentata comprensione della patologia e della sua biologia immunitaria. Le prospettive sono, comunque, molto promettenti perché stanno emergendo nuovi concetti che riformulano in maniera chiara l’inquadramento della neoplasia e suggeriscono innovative strategie terapeutiche. In particolare si afferma con forza l’idea che il trattamento del melanoma richiederà la combinazione di terapie che possano attaccare la malattia da diversi fronti”. La collaborazione multidisciplinare nella gestione del paziente colpito da questa neoplasia è cruciale. Il “Dipartimento melanoma e tessuti molli” rappresenta una vera e propria task force multidisciplinare composta da specialisti provenienti da diverse aree. Si tratta di un dipartimento di patologia, non di una semplice divisione.
Le Regioni settentrionali fanno registrare la maggiore incidenza, seguite da quelle del Centro e del Sud (in Campania ogni anno sono circa 700 le nuove diagnosi). L’età dei malati si sta abbassando progressivamente. Dieci anni fa i giovani rappresentavano solo il 5% dei casi. Oggi il 20% dei casi viene riscontrato in pazienti di età compresa tra 15 e 39 anni. “Il motivo – conclude il prof. Ascierto – è riconducibile agli errori compiuti in passato, in particolare all’abitudine a una scorretta esposizione solare durante l’infanzia. I malati di oggi sono i bambini di ieri che hanno accumulato nel corso degli anni una serie progressiva di eritemi solari”.

Autore Davide Antonioli

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