Medinews
15 Settembre 2003

MEDICI E ONCOLOGI, ‘SANTA ALLEANZA’ CONTRO IL CANCRO OBIETTIVO: MIGLIORARE ASSISTENZA E QUALITA’ DI VITA

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Parte domani il primo dei 45 corsi di formazione organizzati da Aiom e Simg

Roma, 9 settembre 2003 – Quarantacinque corsi di formazione in altrettante città italiane, oltre cento docenti tra oncologi e medici animatori, quasi 2000 medici di famiglia coinvolti, da Cuneo a Palermo, in rappresentanza di 3 milioni di cittadini. Per la prima volta in Italia, e caso unico in Europa, specialisti e medici del territorio danno vita ad un grande progetto di collaborazione: una ‘santa alleanza’ che ha come obiettivo il miglioramento della qualità di vita dei pazienti con cancro, patologia che colpisce ogni anno 270 mila persone nel nostro Paese, provocando 160 mila decessi. L’iniziativa – organizzata da AIOM e SIMG, le due principali società scientifiche italiane dell’oncologia e della medicina generale, in partner con Ortho Biotech, parte domani a Torino e si protrarrà fino a buona parte del 2004, toccando tutte le Regioni della Penisola.
“Il programma – spiega il prof. Francesco Cognetti, presidente Aiom – prevede la realizzazione di 45 corsi tematici, tutti con crediti ECM, tenuti in ogni città dall’oncologo di riferimento e dal medico di famiglia, precedentemente formato in un corso master. Il filo conduttore di questa prima esperienza sarà la fatigue, la principale patologia correlata al cancro che affligge sino al 96% dei malati con tumori avanzati sottoposti a chemio e radioterapia. Una malattia – aggiunge Cognetti – che malgrado interferisca talmente nella vita del paziente da condizionarlo anche nelle cure, per esempio limitando il numero dei cicli di chemioterapia e di conseguenza la loro efficacia, rimane sottostimata dai medici e misconosciuta dai pazienti, i quali vivono le sue manifestazioni come una conseguenza inevitabile del cancro. Solo il 38% di chi ne soffre ne fa infatti parola con il proprio medico, meno di una persona su due, e solo il 9% viene sottoposto a trattamenti specifici”. Il progetto pilota (che potrà proseguire coinvolgendo tutte le città italiane) gode dell’appoggio anche del Ministero della Salute. “L’avvio dei corsi sulla qualità di vita dei malati oncologici – sostiene infatti il sottosegretario, sen. Cesare Cursi – rappresenta una tappa fondamentale nel processo di evoluzione del sistema sanitario nazionale, improntato sempre più alla collaborazione e all’interdisciplinarietà. I corsi, infatti, s’inseriscono a pieno titolo nell’ambito delle iniziative programmate con il Piano Sanitario Nazionale per il biennio 2002-2004 che indica tra le priorità fondamentali il rafforzamento del network di collaborazione tra i diversi attori della lotta ai tumori”.

“La grande novità di questi corsi, che a mio avviso può veramente rappresentare il punto di svolta nell’assistenza al malato di cancro – afferma il dott. Claudio Cricelli, presidente SIMG – è il rapporto che andremo a strutturare in ogni città tra la medicina del territorio e lo specialista. Sono infatti convinto che la conoscenza diretta e l’interscambio culturale tra il medico di famiglia e l’oncologo di riferimento non potranno che migliorare il sostegno clinico e psicologico al paziente. Il cancro non è quasi mai una malattia acuta ed è proprio la sua ‘cronicità’ che impone agli attori chiamati a curarlo di condividere il percorso stabilito, in una sorta di grande alleanza, e non solo terapeutica, che veda sempre al centro il paziente”.
Un nuovo approccio alla malattia ed al malato che trova pienamente d’accordo il prof. Cognetti. “Per scoprire i tumori nella fase più precoce possibile e per una più attenta gestione della qualità della vita del malato abbiamo bisogno della collaborazione dei medici di medicina generale. Sono loro infatti a sollecitare l’assistito a fare un controllo, magari di screening, oppure ad individuare un sintomo anomalo, o a segnalare allo specialista i problemi che assillano il malato nel corso della terapia. Per rendere fattiva la collaborazione è però indispensabile che il medico di famiglia si rapporti all’oncologo di riferimento e che le due figure abbiano nuove occasioni d’incontro”.
Per contrastare nel modo più efficace il cancro è necessario dunque aumentare le conoscenze. E’ scontato che siano gli oncologi ad interessarsi per primi e a effettuare ricerche, ma anche il medico di famiglia, a cui per primo il paziente si affida, deve essere informato per aiutare al meglio i propri assistiti. “I medici di medicina generale rivestono in questi casi un ruolo fondamentale – afferma il dott. Ovidio Brignoli, vice presidente SIMG -: più la patologia è complessa, più il paziente è alla ricerca di risposte. Un’indagine condotta in un grande reparto di oncologia statunitense, effettuata su medici e pazienti, rivela una dicotomia sconcertante tra la percezione dello specialista e quella del malato. Se si chiede all’oncologo quale secondo lui sia il sintomo più invalidante per il proprio paziente la risposta prevalente è il dolore. Se però la stessa domanda viene fatta al malato, questi non ha dubbi e mette al primo posto la fatigue. Da qui si deduce come ci sia ancora molto da fare per correggere la comunicazione tra medico e paziente. Ma ciò che più conta è che il malato esca allo scoperto, parli dei suoi disturbi, perché – dice ancora Brignoli – oggi abbiamo la possibilità di curare al meglio queste manifestazioni collaterali e non ha più senso che il malato sopporti in silenzio”. Nonostante il raggiungimento di importanti obiettivi nella terapia e la crescita costante delle guarigioni i pazienti con tumore – oggi in Italia una persona su due guarisce – non esiste ancora una vera cultura della qualità di vita. “Secondo un recente studio dell’Istituto di Sanità americano – conferma il prof. Francesco Di Costanzo, segretario AIOM – risulta che più della metà dei malati è costretta ad abbandonare il lavoro, mentre il 35% deve ridurre le proprie responsabilità per lo stress emotivo e la mancanza di energie. Con questo progetto le due Società scientifiche si sono assunte l’onere di educare lo specialista e il medico di famiglia all’importanza della malattia e a combatterla con tutti gli strumenti oggi a disposizione, implementare i rapporti tra gli oncologi e i medici di famiglia, soprattutto a livello locale, far emergere la qualità di vita come fattore fondamentale per un migliore decorso delle cure”.
Un plauso all’iniziativa arriva, come detto, dal Ministero della Salute. “L’iniziativa AIOM-SIMG – è convinto il sottosegretario Cursi – ha un duplice valore: da un lato serve a migliorare sempre più la conoscenza della patologia, dall’altro costituisce un esempio da imitare e da estendere ad altre malattie diffuse come le patologie cardiovascolari, respiratorie, il diabete. Per affrontare e combattere efficacemente l’emergenza costituita da malattie così complesse è necessario continuare a promuovere l’integrazione delle competenze e degli strumenti, come i corsi, finalizzati alla diffusione e alla condivisione delle più aggiornate conoscenze”.
“E’ per noi motivo di grande orgoglio poter collaborare con due prestigiose istituzioni scientifiche italiane – sottolinea il dott. Azzolini, Managing Director di Ortho Biotech. L’impegno sociale fa parte integrante della filosofia del Gruppo Johnson&Johnson, a cui la nostra azienda appartiene; la partecipazione a questo progetto rientra nella nostra strategia internazionale di approccio globale al miglioramento della qualità della vita del malato che si basa sulla conoscenza approfondita del paziente e del medico curante, con l’obiettivo di offrire soluzioni di cura adeguate”.

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