martedì, 24 novembre 2020
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24 Novembre 2008

MEDICI DI FAMIGLIA: LA BUROCRAZIA IMPEGNA IL 50% DEL TEMPO. AUMENTA IL LAVORO, LO SPECIALISTA INTERVIENE IN UN CASO SU 10

L’ipertensione è il problema più diffuso, causa oltre il 15% delle visite, e i malati coronarici sono i più assidui frequentatori degli ambulatori. In un anno raggiunto il 65% degli assistiti

Firenze, 21 novembre 2008 – Il medico di famiglia rischia di venire sommerso dalla burocrazia: questi adempimenti occupano ben la metà della sua vita professionale. E il carico di lavoro continua ad aumentare, con il rischio di mettere a repentaglio la qualità. È questo il quadro che emerge dal quinto rapporto Nazionale Health Search, presentato oggi al Congresso della Società Italiana di Medicina di famiglia (SIMG) in corso a Firenze. “Negli ultimi due decenni è enormemente cresciuta la pressione per elevare l’efficienza dei sistemi sanitari a fronte di risorse sempre più limitate – spiega il presidente della SIMG Claudio Cricelli -. La tensione al cambiamento si esercita su tutte le componenti del sistema, ma senza dubbio i medici di famiglia sono quelli che più la avvertono: nella doppia veste di organizzatori ed erogatori di servizi di assistenza, sono tenuti a garantire l’appropriatezza e l’efficacia, e a controllare i costi. Sempre più spesso, quindi, hanno la necessità di confrontare la propria attività con standard predefiniti, secondo i principi del governo clinico basati sulle evidenze scientifiche disponibili e sulla pratica, anche per razionalizzare risorse e tempo”. L’utilizzo sistematico del database Health Search ha permesso a SIMG di ottenere un’attuale e competa fotografia dei bisogni di salute in Italia: l’ipertensione rappresenta la patologia che causa il maggior numero di visite ambulatoriali (15,3%) seguita da diabete mellito (4,8%) e dislipidemie (3,1%). Le persone affette da malattia coronarica sono quelle che si recano con maggiore frequenza presso il proprio medico ma sorprende anche l’alta percentuale di visite ambulatoriali per i malati di epilessia (6,2 visite/anno), di patologie della tiroide (6 visite/anno) e di glaucoma (4,5 visite/anno). Diversi studi hanno dimostrato che il medico di famiglia visita nel corso di un anno il 65% della propria popolazione di assistiti e nel corso di 3 anni circa il 95%. Inoltre, contribuisce nell’arco dei 12 mesi al 65% del consumo complessivo di farmaci: su 100 visite, oltre 70 terminano con una prescrizione farmaceutica, circa 30 con una richiesta di accertamento diagnostico-strumentale ed oltre 10 con una richiesta di visita specialistica. L’intero rapporto può essere consultato nel sito web di Health Search www.healthsearch.it

Un numero sempre maggiore di medici di medicina generale utilizza programmi informatici per la gestione dei pazienti nella normale pratica clinica. Il sistema Health Search, sviluppato da SIMG e attivo da oltre 10 anni, riunisce attualmente 850 professionisti, analizza 7 aree cliniche, con oltre 50 indicatori di processo, 9 di esito intermedio e 16 di appropriatezza terapeutica. I risultati sono concordi con le informazioni ricavate dall’ISTAT e dall’Osservatorio Nazionale sul Consumo dei Medicinali (OSMED). “Per la prima volta i medici diventano attori protagonisti di un processo globale di miglioramento continuo dell’assistenza – continua Cricelli -. Questo sistema si basa sulle evidenze scientifiche più aggiornate e sul confronto nel tempo dei risultati di cura e consente di individuare, nella gestione delle principali malattie croniche, i problemi su cui eventualmente intervenire con correttivi. Ma ci permette anche di cogliere l’andamento di alcune grandi patologie e di ipotizzarne le cause”. Dai dati riportati nel V Rapporto emerge, ad esempio, un trend crescente nella prevalenza di ipertensione che varia dal 18,4% al 22,0% del 2007, con stime sensibilmente maggiori nelle donne (19,8% nel 2003 vs. 23,2% nel 2007) rispetto agli uomini (16,8% nel 2003 vs. 20,8% nel 2007). Dalle analisi effettuate, si registra per molte patologie un costante aumento di prevalenza, determinato da vari fattori, compresa la capacità del medico di famiglia di diagnosi anticipate, in presenza di sintomi precoci. Oltre all’ipertensione, nel corso degli anni 2003-2007 l’ictus è passato dall’1,9% al 2,5%, il diabete mellito di tipo II dal 5% al 6,2%, la depressione maggiore dal 3% al 4,3%. Un altro aspetto interessante è l’analisi per area geografica: mentre l’ictus ischemico prevale al nord (nord-est: 3,5% vs. isole: 2,2%) così come la depressione (nord-est: 5,6% vs. sud e isole: 3,7%), la prevalenza di diabete mellito tipo 2 (isole: 7,7% vs. nord-est: 5,8%), BPCO (sud: 4,0% vs. nord-ovest e nord-est: 2,5%) e artrosi (sud: 24,2% vs. nord-ovest: 16,1%) mostra un andamento inverso. “Questo rapporto può rappresentare uno strumento di aggregazione, di discussione e di confronto tra i medici e con il mondo della sanità, dell’economia e della scienza. Materiale che offre alla SIMG e a tutta la medicina generale la base di sviluppo di ipotesi di lavoro, di nuovi modelli organizzativi, di infinite opportunità di innovazione e ricerca. Ritengo che la chiave di lettura di questo rapporto – conclude il presidente Cricelli – sia profondamente innovativa e costituisca un momento di riflessione per tutti coloro coinvolti nella programmazione sanitaria del nostro Paese”.
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