mercoledì, 25 novembre 2020
Medinews
17 Gennaio 2003

MANDIBOLA, AL REGINA ELENA PRIMO TRAPIANTO AL MONDO

Nuova rivoluzionaria tecnica che ridà speranza ai malati di tumore del cavo orale
L’osso è stato impiantato ad un 80enne originario del Lazio. Il paziente sta bene.

Roma, 17 gennaio 2003 – Eccezionale intervento ieri al Regina Elena di Roma. Per la prima volta al mondo è stato eseguito un trapianto di mandibola da cadavere su un paziente affetto da una grave forma di tumore del cavo orale. L’uomo, 80 anni, originario del Lazio, ha trascorso la notte nel reparto di terapia intensiva: è in prognosi riservata ma le sue condizioni generali sono soddisfacenti. L’operazione, durata complessivamente 11 ore, è stata portata a termine da un’equipé composta da una decina di medici tra otorino laringoiatri, chirurghi plastici, anestesisti e personale di sala, guidata dal prof. Giuseppe Spriano, primario della Divisione di Otorinolaringoiatria e Chirurgia oncologica cervico facciale del Regina Elena.

“Fino ad oggi – spiega il prof. Spriano – l’infiltrazione del tumore alla mandibola era spesso considerata inoperabile, segnando di fatto il destino dei pazienti. Negli altri casi, o non si procedeva alla sostituzione della mandibola, lasciando i malati con evidenti danni estetici e funzionali, oppure veniva praticato l’innesto di una placca di metallo, che andava però incontro ad alti rischi di rigetto; oppure ancora la si sostituiva con un frammento osseo prelevato dalla gamba, il cui rimodellamento era enormemente difficoltoso. In tempi più recenti è stata messa a punto una nuova tecnica, praticata finora in Italia solo al Regina Elena, all’Istituto Tumori di Milano e all’Istituto Europeo dei tumori – che prevede la rimozione della mandibola del paziente, la separazione del tumore, la sterilizzazione con un doppio processo di congelamento in grado di bloccare eventuali cellule tumorali che infiltrano l’osso, e il suo reimpianto. Al fine di garantirne l’attecchimento, la mandibola viene avvolta dal periostio (la membrana nutritizia che fascia tutte le ossa) prelevato dal radio dell’avambraccio e reso vitale dalla presenza di un’arteria e di una vena del periostio stesso, innestate con un autotrapianto microvascolare ad una corrispondente arteria e vena del collo”.
Una tecnica, quest’ultima, che ha già dato risultati eccellenti (al Regina Elena sono stati eseguiti 9 interventi del genere e in tutti i casi si è ottenuto un attecchimento completo della mandibola) ma che non riusciva a risolvere i casi in cui il tumore aveva infiltrato profondamente l’osso. “Da qui – prosegue Spriano – l’idea di prelevare la mandibola da un donatore cadavere, sterilizzarla e trattarla con radioterapia e congelamento, e reimpiantarla al paziente”. Grazie alla collaborazione dell’Istituto Rizzoli di Bologna è stato quindi impostato un protocollo per questo primo espianto. La mandibola si è resa disponibile alcuni giorni fa all’ospedale di Cesena e, dopo il trattamento al centro bolognese, è stata inviata, congelata, al Regina Elena, dove ieri l’equipé del prof. Spriano ha proceduto al reimpianto.
“Il paziente – aggiunge il prof. Spriano – è un anziano (i tumori del cavo orale colpiscono soprattutto nella terza età, ndr) con un tumore molto avanzato a causa di un ritardo diagnostico. Dopo aver parlato a lungo con il malato e con i familiari delle varie ipotesi alternative abbiamo deciso di optare per questo nuovo tipo di intervento, nonostante le incognite dovute al fatto che si trattava di un’operazione che veniva eseguita per la prima volta al mondo. L’intervento è durato 11 ore: prima è stato asportato il tumore, i linfonodi del collo e quindi la mandibola. Dopodichè è cominciata la fase di ricostruzione. La mandibola del donatore, per quanto simile, non è mai identica: deve essere adattata e rimodellata per prendere la forma e la posizione dell’originale. Poi bisogna allestire il periostio, il lembo preso dall’avanbraccio, che ha una parte di cute destinata a foderare l’interno della cavità orale, mentre il periostio vero e proprio avvolgerà la mandibola. Successivamente, il periostio, che è un tessuto vascolarizzato, viene collegato a un’arteria e una vena del collo tramite delle anastomosi microcascolari”. Come detto, il paziente ha trascorso la notte in una camera sterile del reparto di terapia intensiva e il decorso post operatorio procede bene.
Grande soddisfazione è stata espressa dal prof. Francesco Cognetti, direttore scientifico del Regina Elena. “Il primo trapianto al mondo di mandibola da cadavere – dice il prof. Cognetti – premia il lavoro d’equipé dell’Istituto e conferma come nel nostro Paese vi siano centri di assoluta eccellenza. Ovviamente a poche ore dall’intervento è doveroso essere cauti ed attendere ancora qualche giorno per dar modo al paziente di uscire dalla fase critica. In ogni caso – aggiunge Cognetti – credo che si sia aperta la strada a soluzioni terapeutiche per centinaia di pazienti fino ad oggi condannati da questa neoplasia. Siamo convinti che almeno il 15% dei circa 3000 pazienti che ogni anno ne vengono colpiti possano beneficiarne. Questo tipo di intervento – conclude il direttore scientifico del Regina Elena – sta destando un notevole interesse nei principali centri internazionali, in particolare statunitensi, con i quali ci auguriamo di sviluppare forma di collaborazione”.
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