martedì, 24 novembre 2020
Medinews
30 Gennaio 2003

MALATTIE RESPIRATORIE, RICERCATORI DI MODENA SCOPRONO NUOVI MECCANISMI DELL’ASMA BRONCHIALE

Lo studio pubblicato domani sulla più importante rivista internazionale del settore

Modena, 30 gennaio 2003 – Nuovo importante passo avanti nella comprensione dei meccanismi delle malattie respiratorie e nel loro trattamento. Un gruppo di ricercatori dell’Università di Modena e di Reggio Emilia, coordinati dal prof. Leonardo Fabbri, ha scoperto che l’ostruzione bronchiale irreversibile, sintomatologia tipica dei pazienti con broncopneumologia cronica ostruttiva (BPCO, 1 persone su 3 oltre i 60 anni), è ‘diversa’ e reagisce diversamente ai farmaci quando è diagnosticata nei pazienti con asma bronchiale. Lo studio, a cui hanno collaborato anche pneumologi delle Università di Ferrara e Padova, verrà pubblicato domani sull’American Journal of Respiratory and Clinical Care Medicine, la più prestigiosa rivista internazionale del settore.

“La broncopneumopatia cronica ostruttiva – spiega il prof. Fabbri – è un ostico termine medico che riassume malattie comunemente chiamate bronchite cronica, enfisema e bronchite asmatica, le cui cause vengono comunemente fatta risalire al fumo di sigaretta. Circa un terzo di persone a cui oggi viene diagnosticata la BPCO – prosegue Fabbri – ha però anche una storia clinica di asma bronchiale: un sottogruppo di pazienti di cui si sapeva ben poco, in particolare se le alterazioni strutturali infiammatorie, diverse nelle due patologie, si mantengono tali anche quando l’asma porta ad ostruzione irreversibile oppure no. E di conseguenza qual è il miglior approccio terapeutico”.
Nello studio sono stati arruolati 46 pazienti con ostruzione irreversibile: 27 con storia clinica di BPCO da fumo di sigaretta e 19 con asma bronchiale. Entrambi i gruppi sono stati sottoposti a prove di funzionalità respiratoria complete, test di reversibilità, valutazione biologica dell’infiammazione delle vie aeree, biopsia bronchiale e lavaggio broncoalveolare. “Queste verifiche – aggiunge Fabbri – ci hanno permesso di evidenziare che l’asma, anche quando diventa funzionalmente simile alla BPCO, mantiene comunque caratteristiche tipiche, che ci inducono a trattare tali pazienti secondo le linee guida internazionali dell’asma. In poche parole: se c’è storia di asma la prognosi è buona, così come buona è la reazione alla terapia con broncodilatatori a lunga durata in combinazione con i cortisonici. Viceversa, se l’ostruzione irreversibile è causata dal fumo, il paziente trae massimo beneficio dall’assunzione dei broncodilatatori e non vale la pena, se non nei casi più gravi, correre i rischi connessi ai cortisonici (osteoporosi, fratture ossee, cataratta o glaucoma, per citare solo le più gravi). Senza contare – conclude il prof. Fabbri – che una diagnosi più appropriata permette un risparmio non di poco contoper il Servizio Sanitario Nazionale, visto che finora l’80% dei malati di BPCO veniva trattato anche con cortisonici”.
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