sabato, 28 novembre 2020
Medinews
21 Marzo 2006

MALATTIE RESPIRATORIE: CARTELLINO ROSSO ALL’ITALIA. “SIAMO FRA GLI ULTIMI IN EUROPA PER QUALITÀ DI CURE”

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Lo conferma l’analisi dei piani sanitari regionali e dell’utilizzo dei farmaci per la cura di asma e BPCO. CNR, ISS e società scientifiche hanno promosso le “Carte del Rischio”

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Roma, 21 aprile 2005 – L’Italia è agli ultimi posti in Europa per qualità di cure delle malattie respiratorie. Lo mette in luce l’analisi dei Piani sanitari regionali e dell’utilizzo quali-quantitativo di farmaci della classe ATC R3 (antiasmatici e per la BPCO) e in particolare di una importante variabile, la DDD (Daily Defined Dose). “Considerando questo dato, vero e proprio marker dell’efficienza di un sistema sanitario nella cura del paziente, – spiega infatti il prof. Roberto dal Negro, direttore della Pneumologia dell’ospedale di Bussolengo (Verona) – è possibile evidenziare come l’Italia realizzi un indice DDD di 35, contro il 44 di Francia, il 55 di Spagna, il 58 di Olanda e 85 l’Inghilterra”. Il perché di questa bassa qualità risiede prima di tutto in un approccio diagnostico sbagliato. Sono questi alcuni dei dati di uno studio condotto nel 2003-2004 e inserito nel volume “La salute del Respiro” (Franco Angeli Editore) presentato oggi dalla Fondazione SmithKline alla sede del CNR di Roma. Lo studio ha messo in luce ad esempio come la spirometria occupi ancora solo l’8° posto nel ranking delle indagini diagnostiche, e il test di broncodilatazione, utile per confermare la diagnosi di BPCO o asma, “conquista” solo la 14° posizione.

Al centro dell’attenzione degli specialisti, dunque, la ricerca della soluzione su come migliorare l’approccio dello specialista e del medico di famiglia ad Asma e Bpco, in particolare sui fattori che predispongono maggiormente al loro sviluppo. “Perché – spiega il prof. Giovanni Viegi, primo ricercatore all’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR-Pisa e presidente eletto della Società Europea di Pneumologia – conoscere il rischio può indurre le persone ad evitarlo”.
Nascono a questo scopo le prime Carte del Rischio Respiratorio, promosse da CNR e ISS e da alcuni dei più importanti specialisti pneumologi italiani. Strumenti di educazione sanitaria fondamentali, questi documenti consentono al medico ed al paziente di avere una stima quantitativa del rischio individuale globale di sviluppare malattie respiratorie. Alcuni dati? Se sei un uomo, hai 50 anni e fumi da trenta, hai già perso 10 anni di vita, e corri un rischio di sviluppare Bpco elevatissimo. Se al contrario sei donna, hai 40 anni e fumi da 20 la vita è più corta di 5 anni e il “rischio Bpco” è medio alto.
Si tratta di numeri allarmanti, per patologie che colpiscono oltre 10 milioni di italiani, e su cui è necessario intervenire su più fronti per “scoprire” i malati, curarli in modo efficace garantendo una migliore qualità di vita e minori costi. Sì, perché le malattie respiratorie costano. “Si stima – dichiara infatti la dottoressa Mariadelaide Franchi, presidente Associazione Italiana Pazienti Bpco e presidente onorario Federasma – che il costo medio annuale per paziente raggiunga Euro 800 in caso di asma e Euro 1.300 per la BPCO. Ma i diretti interessati sanno sulla propria pelle che in realtà il costo è ben più elevato”. E le cifre aumentano se la malattia è curata male. “La conferma del rapporto diretto tra terapie farmacologiche adeguate e minori costi sanitari emerge da una nostra metanalisi farmacoeconomica su un arco di tempo di circa 12 anni. È stato così possibile valutare una notevole quantità di dati raccolti da cinque grandi studi italiani, ed in particolare confrontare il peso economico dei trattamenti farmacologici con il costo delle ospedalizzazioni dovuti ad asma. È emerso che nel 1992, a fronte di un’incidenza del 10% del consumo nei farmaci sul costo di cura, le ospedalizzazioni hanno pesato il 61%. Nel 2002 i farmaci hanno inciso per il 41% sul costo totale, le ospedalizzazioni solo il 19%. Risulta chiaro quindi che nel momento in cui viene prescritta la strategia terapeutica appropriata, la necessità di ricorrere al ricovero si riduce grandemente”. Negli ultimi anni queste percentuali si sono ancora una volta invertite, 27% i farmaci, 33% le ospedalizzazioni, segno della mancanza di una presa di coscienza da parte della classe medica della necessità di insistere su migliori trattamenti come rimedio ai costi in ascesa.
Non c’è molto di cui felicitarsi quindi e numerosi gli interventi da prevedere perché i numeri cambino. “Le soluzioni vanno trovate –secondo Cricelli – non solo nella disponibilità di strumenti diagnostici e di terapie adeguate, ma anche nella capacità di poter raggiungere in maniera efficace la maggior parte possibile della popolazione a rischio”. E aggiunge – “Occorre che si crei un nucleo forte di Medici di Famiglia che sviluppino una superiore competenza nel settore della Medicina Respiratoria. La loro presenza costituisce uno strumento di garanzia per il paziente, di collegamento strutturale con la medicina specialistica e di innesto di processi di cura semispecialistici sul territorio”.
Federasma e l’Associazione Italiana Pazienti BPCO hanno in mentre altri tre obiettivi: “I piani regionali –spiega la Franchi- devono tener conto di una nuova priorità di queste patologie croniche, che dovrebbero trovare spazio nel Piano di Prevenzione Attiva 2004-2006 e beneficiare dei finanziamenti regionali. La BPCO infine, dovrebbe essere inserita nella lista delle malattie croniche invalidanti”. “Sarebbe bello – sottolinea la presidente dell’Associazione Pazienti BPCO – pensare di arrivare a celebrare l’Anno del Polmone, un anno interamente dedicato al respiro, durante il quale tutte le forze in campo si mobilitino in favore di una Campagna continua di informazione volta a contrastare i fattori di rischio e a migliorare la prevenzione e la tutela della salute respiratoria”. “La presentazione odierna del libro “La salute del respiro” e delle Carte del Rischio respiratorio -conclude il prof Viegi, che è tra l’altro coordinatore delle “Carte” – può dare nuovo slancio ad iniziative di educazione sanitaria, di prevenzione e di ricerca nel campo delle malattie polmonari”.

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