giovedì, 26 novembre 2020
Medinews
21 Dicembre 2005

MALATI DI CANCRO, CONFRONTO CON LE ISTITUZIONI PER GARANTIRE LE CURE MIGLIORI

sez,440

“Nuovi farmaci, vecchi problemi”, convegno dell’Aiom Lombardia sul costo dei farmaci. Otto oncologi su 10 condizionati dal bilancio del proprio ospedale nella scelta delle terapie

Scarica la cartella stampa



Milano, 18 novembre 2005 – “Grazie alla ricerca oggi possiamo contare su cure potenzialmente molto efficaci – afferma il prof. Alberto Scanni, direttore dell’Oncologia medica del Fatebenefratelli di Milano e coordinatore Aiom Lombardia – ma la situazione economica è molto critica e potrebbe metterci di fronte a scelte che nessun medico vorrebbe mai fare. Dobbiamo quindi lavorare con tutte le istituzioni sanitarie, a partire dalla Regione, per evitare di non poter trattare tutti i pazienti che ne hanno bisogno”. Lo scorso anno un oncologo italiano su due (il 53%), rispondendo ad un sondaggio dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica, si diceva condizionato dal bilancio economico del proprio ospedale nella scelta dei farmaci più innovativi. A dodici mesi di distanza la situazione si è ulteriormente aggravata: sono diventati otto su dieci (83%) gli oncologi che confessano sempre all’Associazione il proprio disagio per i budget di spesa, che potrebbero pregiudicare l’accesso alle nuove terapie per gli oltre 292 mila italiani (oltre 41.000 in Lombardia, fonte tumori.net) che ogni anno vengono colpiti da un tumore. “Fortunatamente fino ad oggi – prosegue Scanni – non si sono registrate situazioni spiacevoli e tutti i nostri pazienti hanno avuto a disposizione le terapie migliori per il loro caso. Bisogna impedire che il problema esploda, alla luce dell’invecchiamento della popolazione e del conseguente aumento dell’incidenza delle neoplasie. Per questo auspichiamo un confronto con le istituzioni per trovare possibili soluzioni. Una di queste – la stiamo discutendo sia con l’Agenzia Italiana del Farmaco che con la Regione Lombardia – è di escludere dai Drg i farmaci innovativi, creando un fondo speciale distinto dai costi dell’attività clinica. Da parte nostra – prosegue Scanni – dobbiamo garantire sia l’appropriatezza delle somministrazioni per evitare inutili sprechi, sia un’informazione corretta sulla scelta della terapia”. Costo dei farmaci, medicina responsabile e prescrizioni oculate sono alcuni dei temi in discussione nel convegno “Nuovi Farmaci, vecchi problemi”, in corso oggi al Palazzo delle Stelline di Milano e organizzato dalla sezione lombarda dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica.

La spesa sanitaria cresce con un ritmo più sostenuto rispetto allo sviluppo economico del Paese. “Dal 1980 al 1998 – prosegue il direttore dell’oncologia medica del Fatebenefratelli – l’incremento è stato addirittura del 570%: passando dai 20.000 miliardi di lire del 1980 ai 150.000 circa del 1998, vale a dire il 5,4% di incidenza sul PIL Tra le maggiori cause c’è sicuramente l’invecchiamento della popolazione – nel 2010, tra cinque anni, gli over 75 passeranno dall’attuale 6 al 10% della popolazione e nel 2020 l’Italia sarà il paese più vecchio del mondo – ma anche il progresso scientifico e tecnologico e l’aumento del costo dei beni e dei servizi. La voce più onerosa è quella degli ospedali, che assorbono il 52,35% della spesa; un altro 28,86 è appannaggio di altre prestazioni sanitarie; i farmaci incidono invece solo del 12,47%. Dati alla mano è palese che i debiti della sanità non si ripianano con la riduzione della spesa farmaceutica, o perlomeno non è il primo obiettivo. Ciò nonostante non vi devono essere sprechi”. Che fare, dunque?
“La possibilità di conoscere il profilo genetico e molecolare di ogni tumore – spiega il prof. Scanni – sta provocando una rivoluzione nel nostro modo di affrontare le varie neoplasie, sia dal punto di vista diagnostico, che prognostico e terapeutico. In sostanza, tumori apparentemente simili, in pazienti apparentemente uguali, possono avere un decorso estremamente diverso. Lo stesso vale per i farmaci. Rispetto ai vecchi chemioterapici, le nuove terapie mirano a specifici bersagli molecolari. Ne risulta una maggiore efficacia d’azione e minori effetti collaterali. Le terapie targettizzate non sono però efficaci per tutti i pazienti. Gli studi evidenziano come gli anticorpi monoclonali ottengano benefici solo contro certi tipi di tumore e a certi stadi della malattia: negli altri casi sono inutili. Non sempre quindi il farmaco innovativo è più efficace di quello tradizionale. Per questo dico che per evitare sprechi (una terapia biologica per un carcinoma mammario costa fino a 30.000 euro a paziente) è sia indispensabile individuare i pazienti che sicuramente beneficeranno della cura, sia informare correttamente i malati. Se il medico dovesse prescrivere cure “standard” c’è una ragione scientifica: è sulla base del caso specifico che l’oncologo effettua la sua scelta, non sulla innovatività della terapia. O perlomeno è quello per cui noi ci battiamo. L’incidenza dei tumori cresce di pari passo con l’invecchiamento della popolazione: saranno quindi sempre di più i malati eleggibili al trattamento con i nuovi farmaci e con quelli che verranno. Non possiamo farci trovare impreparati o, peggio, obbligati a curare con farmaci vecchi pazienti che hanno la sventura di ammalarsi a novembre invece che a gennaio, quando i budget sono esauriti”.
TORNA INDIETRO