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23 Maggio 2007

MALARIA, L’INFEZIONE NON RALLENTA. GLI ESPERTI: NUOVO IMPULSO ALLA RICERCA

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Nel mondo 3 miliardi le persone a rischio, erano 900 milioni all’inizio del XX secolo.A Brescia vengono annualmente ricoverate 70-80 persone colpite da forme di importazione

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Convegno internazionale a Brescia, nel centenario del premio Nobel a Camillo Golgi

Brescia, 15 maggio 2006. E’ una priorità sanitaria assoluta, con 500 milioni di casi e circa 2 milioni di decessi nelle aree di endemia. Ma anche in Europa la malaria contratta all’estero, durante soggiorni in zone tropicali, ha assunto negli ultimi 20 anni dimensioni di rilievo, con circa 12.000 casi in tutto il continente, di cui 700-1000 l’anno in Italia, in prevalenza malaria terzana maligna da Plasmodium falciparum di provenienza africana, la più pericolosa. Per fare il punto sullo stato dell’arte della ricerca sui farmaci più efficaci e sulla sperimentazione dei vaccini per affrontare questa emergenza internazionale, alcuni dei massimi esperti mondiali sono a Brescia, alla Facoltà di Medicina e Chirurgia, per un seminario di studio dal titolo “Malaria, il contributo italiano 100 anni dopo Camillo Golgi”. A partire dalle scoperte dello scienziato bresciano per cercare possibili soluzioni a un problema sempre in aumento anche a causa delle variazioni del clima.

L’infezione malarica nel mondo non regredisce. “Rispetto all’epoca di Camillo Golgi è sparita dalle aree temperate del globo – spiega il prof. Piero Olliaro, dell’OMS di Ginevra, ricercatore esperto in malattie tropicali, con particolare riferimento alla malaria – ma si è concentrata nelle regioni subtropicali e tropicali, e la popolazione a rischio oggi è almeno tre volte più numerosa che all’inizio del XX secolo.” A fronte di questo aumento numerico di casi, è necessario attrezzarsi con armi adatte. “Nel passato esistevano poche opzioni nel campo dei farmaci – continua Olliaro – oggi peraltro non più efficaci in quanto il parassita della malaria è diventato resistente a questi tipi di cure nella maggior parte dei Paesi.” “Attualmente, in analogia con quanto avviene per le altre grandi endemie dell’umanità, la tubercolosi e l’ infezione da HIV, viene raccomandata la terapia di combinazione degli accessi malarici nei Paesi di endemia per scongiurare il gravissimo pericolo dell’insorgenza di resistenze farmacologiche” sostiene il Prof. Giampiero Carosi, Professore Ordinario di Malattie Infettive e Tropicali dell’ Università di Brescia, Presidente della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (SIMIT) e della Fondazione Malattie Infettive e Salute Internazionale.
“Il contributo italiano in tema di infezione malarica è stato essenziale e valentissimi ricercatori nel XIX e XX secolo hanno improntato con le loro scoperte il cammino successivo della ricerca antimalarica – afferma il prof. Francesco Castelli, Professore Straordinario alla Cattedra di Malattie Infettive e Tropicali dell’Università di Brescia e Presidente di Medicus Mundi Italia-. Tra questi il camuno Camillo Golgi, che per primo al mondo nel 1896 descrisse il dinamico mutare delle forme del parassita malarico nelle pianure della Lomellina (malaria da P. malariae) e le mise in collegamento con gli accessi clinici periodici, riuscendo a definire il momento migliore per la somministrazione del chinino, oggi come allora preziosissima risorsa terapeutica per il trattamento della malaria.”
Oggi esistono altre misure per trattare la malaria, ma talvolta sono sotto o male utilizzate. In questo contesto la ricerca e il controllo sull’utilità, l’efficacia e la tollerabilità dei vari farmaci disponibili, quando sono utilizzati nella vita quotidiana, devono quindi diventare obiettivi prioritari. “Vari farmaci sono in sviluppo – continua il prof. Olliaro – e se ne prevede il lancio sul mercato entro pochi anni. In pochi casi si tratta di innovazioni importanti (si tratta soprattutto di farmaci relativamente simili ad altri già esistenti). Per avere novità farmacologiche (farmaci diversi per struttura chimica e funzioni del parassita colpite) bisognerà aspettare più a lungo.” Una delle maggiori speranze è riposta nel vaccino. Attualmente la sperimentazione più avanzata è condotta dal prof. Pedro Alonso, Direttore del Centro di Salute Internazionale dell’Università di Barcellona e leader mondiale del gruppo di ricerca sulla messa a punto di un vaccino anti-malarico in grado di ridurre la morbilità e la mortalità, soprattutto infantile, per malaria, nei Paesi di endemia, che al congresso tiene la lettura magistrale sullo stato dell’arte del vaccino antimalarico. Tra gli ospiti internazionali il Prof. Pratap Singhasivanon, Preside della Facoltà di Medicina Tropicale di Bangkok, che collabora con l’Università di Brescia per le attività di ricostruzione successive al catastrofico evento dello tsunami che ha anche modificato le condizioni ambientali ed il microclima della costa colpita, rendendo necessario un attento monitoraggio delle aree affette sottoposte al rischio potenziale di ritorno della malaria.
“Il Convegno sarà anche l’occasione per illustrare il lavoro dei principali ricercatori italiani in tema di malaria la cui attività, nel solco della grande tradizione malariologica italiana, viene oggi valorizzata dal network italiano malaria che ne favorisce le sinergie operative” spiega il Prof. Paolo Arese, Biochimico dell’ Università di Torino e Coordinatore del Network.
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