giovedì, 3 dicembre 2020
Medinews
16 Settembre 2003

MAL DI TESTA, NUOVA CLASSIFICAZIONE INTERNAZIONALE. “FOTOGRAFATA” LA CEFALEA DA ABUSO DI FARMACI

Grazie a tecniche di neuroimaging, per la prima volta al mondo, visibili le alterazioni del cervello in chi è colpito. Gli esperti: “Solo il 40% dei pazienti si rivolge al medico”

Roma, 16 settembre 2003 – Si chiama cefalea da abuso di farmaci ed è la forma più frequente che lo specialista si trova oggi ad affrontare. Attacchi quotidiani, violenti, non più alleviati da quegli stessi farmaci che ne sono invece l’origine. Appare oggi ufficialmente nella nuova classificazione – dopo 15 anni dalla prima stesura – presentata dalla International Headache Society, la massima autorità scientifica del settore, nel corso dell’XI congresso che si conclude oggi a Roma e che riunisce oltre 2.000 esperti provenienti da tutto il mondo. E per la prima volta al mondo questa cefalea è stata ‘fotografata’ grazie a tecniche di neuroimaging, capaci di visualizzare il funzionamento del cervello. “Negli individui colpiti – spiega il dr. Schoenen, neurologo all’Universita’ di Liegi – queste metodiche hanno consentito di osservare alterazioni che interessano non solo le aree legate al dolore acuto e cronico, ma anche quelle relative allo sviluppo di dipendenza da farmaci. È una scoperta che dimostra che l’abuso di analgesici è il vero responsabile dell’evoluzione da cefalea occasionale a disturbo cronico.”

“Questo tipo di cefalea interessa l’1-4% della popolazione generale: almeno un paziente su 3 che si rivolge ad un centro specialistico presenta questo problema – spiega Jes Olesen, neurologo dell’università di Copenaghen e chairman del Comitato internazionale che ha steso il documento –. La seconda edizione della classificazione internazionale ha definito come si giunge a questo tipo di cefalea – aggiunge il prof. Giuseppe Nappi, direttore scientifico dell’ IRCCS Fondazione Mondino di Pavia “Per intossicarsi bastano 15 giorni al mese con l’aspirina o 10 giorni con triptani od ergotamina, se il comportamento si ripete per 3 mesi. Uscirne può richiedere fino a sei mesi, a volte in ospedale”. Sotto accusa l’automedicazione – sottolineano all’unisono gli esperti riuniti a Roma –. Si stima che solo il 40% dei pazienti con cefalea si rivolge al medico e il resto ricorre al fai da te – spiega il prof. Peer Tfelt-Hansen, presidente dell’International Headache Society –. Purtroppo il pregiudizio che l’ansia o l’emotività siano alla base dei sintomi è ancora troppo diffuso e rappresenta una delle ragioni per cui la gran parte dei pazienti si cura da sola”. Da qui la decisione dell’IHS di diffondere al massimo la nuova classificazione, basata sull’evidenza scientifica – conclude Tfelt-Hansen – migliorando in tal modo la qualità e l’accuratezza della diagnosi e delle cure in tutto il mondo”.
“Finalmente disponiamo di una classificazione facile da usare e che può essere applicata in tutto il mondo, così nei diversi Paesi sarà possibile avere lo stesso livello di diagnosi – sottolinea Olesen –. Una diagnosi non corretta rappresenta un rischio pesante per chi soffre di mal di testa, poichè porta all’uso di molecole spesso non efficaci, responsabili di effetti collaterali talvolta pesanti”.
“La nuova classificazione ha eliminato il più possibile termini come ‘qualche volta’, ‘spesso’ o ‘di solito’, e permette di diagnosticare più forme di mal di testa che possono coesistere in un individuo, elencandole secondo l’ordine di importanza per il paziente; riclassifica certi tipi di cefalea secondarie e introduce nuove forme precedentemente non riconosciute, come la cefalea da malattia dell’arteria coronaria e due forme di sindromi infantili, il vomito ciclico e l’emicrania addominale. Sono state definiti criteri più precisi per testare una diagnosi certa di cefalea tensiva, facile da confondere con altre forme di mal di testa. Il capitolo finale tratta le cefalee aspecifiche”.
Novità importanti nel Congresso anche per la prevenzione. “Con i farmaci di profilassi più efficaci e meglio tollerati, come il topiramato e il levetiracetam, – conclude il prof. Virgilio Gallai, past president delle Società Italiana per lo Studio delle Cefalee – è possibile pianificare la propria vita senza la paura di attacchi di emicrania. L’adozione di stili di vita adeguati possono ridurre al massimo i fattori scatenanti”.
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