domenica, 29 novembre 2020
Medinews
3 Settembre 2007

LOTTA AL FUMO: L’ITALIA FA SCUOLA ALL’EUROPA

Il prof. Ferrari: “I cardiologi hanno ottenuto una risoluzione dall’Unione Europea che chiede ai governi di adottare una legge come la nostra, un esempio per tutti.”

Vienna, 3 settembre 2007 – L’Italia diventa il modello di riferimento in Europa per la lotta alle “bionde”. Con una riduzione dei fumatori del 15% circa infatti, la legge che ha introdotto severe restrizioni al consumo di sigarette nei luoghi pubblici, si è già dimostrata un successo. Per questo la Società Europea di Cardiologia (ESC) ha chiesto ufficialmente che la nostra legislazione venga applicata anche negli altri Paesi europei. “Come presidente eletto dell’ESC, mi trovo in una posizione molto felice, perché essere italiano vuol dire in questo caso rappresentare una nazione all’avanguardia – spiega il prof. Roberto Ferrari, Direttore della Clinica di Cardiologia dell’Azienda Ospedaliera Universitaria S. Anna di Ferrara e primo italiano a ricoprire questa prestigiosa carica -. La nostra società scientifica interferisce sempre più con l’Unione Europea per portare avanti iniziative politiche che possano ridurre la importanza delle malattie cardiovascolari nel nostro continente. Ne è un esempio la risoluzione recentemente approvata dal Parlamento Europeo, fortemente sollecitata dalla nostra Società scientifica, che richiama l’attenzione della commissione ma anche dei singoli stati membri sulle iniziative necessarie per contrastare le malattie cardiovascolari. La lotta al fumo è una delle priorità, ma elementi altrettanto importanti sono favorire una corretta alimentazione e l’attività fisica. Anche in questo, il nostro Paese, culla della dieta mediterranea, può portare un esempio da valorizzare”.

Nel luglio scorso il Parlamento Europeo ha adottato una risoluzione contro le malattie cardiovascolari, che chiede ai governi di adottare una legge antifumo come la nostra. Un testo in cui si legge chiaramente l’impronta della Società Europea di Cardiologia: un documento che prende atto di come le malattie cardiovascolari siano attualmente il maggior killer in Europa e che propone interventi per limitarle e prevenirle, anche con delle leggi antifumo. “ In Italia – commenta il prof. Ferrari – siamo intervenuti già due anni fa, con una legge molto positiva, che mostra fin d’ora i suoi effetti. Mentre, ad esempio, in Francia e Germania il numero di fumatori è stabile o in aumento, in Italia si è ridotto del 18-14% con una conseguente diretta diminuzione delle malattie cardiovascolari. Di questo – aggiunge il prof. Ferrari – dobbiamo ringraziare la lungimiranza dell’allora Ministro Sirchia che ha senza dubbio anticipato i tempi, ma anche la serietà e il senso civico degli italiani che hanno fin da subito applicato la legge in maniera rigorosa. Questo fa sì che oggi l’ Italia sia vista dalle altre nazioni come un esempio nella lotta al fumo”.
In base alle statistiche europee sulle malattie cardiovascolari per il 2005, queste patologie rappresentano la principale causa di morte per gli uomini e le donne nell’Unione europea, provocando circa la metà di tutti i decessi, con una percentuale pari al 42%. Le donne sono più esposte degli uomini alla morte per ictus o attacco cardiaco ma spesso non vengono diagnosticate e curate in modo adeguato. Nel nostro Paese ogni anno circa 240.000 persone muoiono per malattie cardiovascolari, che rappresentano in Italia la prima causa di morte e sono responsabili di oltre 4 decessi su 10 (il 44% del totale).
“Per cercare di ridurre questi numeri, che parlano da soli, oltre alla lotta al fumo è fondamentale intervenire sugli altri fattori di rischio ma anche sviluppare e attuare strategie di promozione e prevenzione della salute del nostro cuore- aggiunge il prof. Ferrari -. È fondamentale ad esempio identificare precocemente i gruppi ad alto rischio e promuovere fin dalla più giovane età campagne educazionali rivolte a promuovere un corretto stile di vita”. Sotto controllo in primo luogo l’alimentazione. “I benefici della dieta mediterranea – conclude il prof. Ferrari – sono ampiamente noti e dimostrati, sia per la prevenzione delle patologie cardiovascolari che in campo oncologico. Anche sotto questo profilo quindi il nostro Paese offre un modello da imitare per conservare una buona salute”.
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