mercoledì, 25 novembre 2020
Medinews
1 Agosto 2003

LOTTA AI TUMORI, AL REGINA ELENA ARRIVA LA PET: 150 MILIARDI DI INVESTIMENTI PER l’ISTITUTO

Lo strumento, primo nel Lazio, è in grado di individuare il cancro in fase precoce

Roma, 1 agosto 2003 – Entro l’anno sarà possibile anche a Roma ‘fotografare’ con una scintigrafia il tumore ad uno stadio primitivo e senza errore di localizzazione, aumentando le possibilità di diagnosi precoce, di intervento e di cura. Grazie infatti ad uno stanziamento Statale e Regionale di oltre 75 milioni di Euro, l’Istituto nazionale dei Tumori Regina Elena sarà protagonista di un ‘ricambio tecnologico generazionale’ con l’acquisizione di due PET (Tomografia ad Emissione di Positroni), le prime nel Lazio, un ciclotrone e una nuova risonanza magnetica oltre ad attrezzature per lo sviluppo della ‘diagnosi molecolare’ che lo renderanno all’avanguardia della ricerca mondiale. Attualmente in Italia la PET è disponibile soltanto in 8 Regioni, soprattutto del Nord, mentre il resto della Penisola ne è totalmente sprovvisto. Nel Lazio, che ne è tuttora privo, si calcola che ogni anno siano necessarie oltre 30.000 scintigrafie. Anche per quanto riguarda il Ciclotrone (il macchinario serve per produrre il farmaco utilizzato per la diagnosi) si tratta di una novità assoluta. Ad oggi sono operativi in Italia soltanto in una decina di centri. Secondo gli esperti, la straordinaria capacità di questi strumenti nella diagnosi, stadiazione, follow-up del cancro e monitoraggio delle cure favorirà inoltre l’applicazione di terapie personalizzate.

“Lo sviluppo di nuove tecnologie diagnostiche – spiega il prof. Francesco Cognetti, direttore scientifico del Regina Elena – ci consente oggi di individuare prima e meglio la malattia, di predire precocemente un’eventuale recidiva o la presenza di foci a distanza. La Pet è sicuramente la più importante perché ci dà le immagini dei processi biochimici e delle funzioni biologiche del cancro: di quelle alterazioni cioè che, nel corso di una malattia, si manifestano molto prima rispetto alle modificazioni anatomiche. La precisione nell’individuazione della sede di malattia – prosegue Cognetti – può dunque indirizzare correttamente le biopsie e i trattamenti medici e fornire al radioterapista i dati per ottimizzare la distribuzione della dose di radiazioni”.
Quello in atto al Regina Elena è un progetto imponente che riguarderà sia l’impostazione (è previsto infatti l’accorpamento delle sedi ora distaccate in un’unica struttura a Mostacciano) ma anche i ricercatori. Sono infatti appena stati conclusi accordi di collaborazioni internazionali con il Memorial Sloan-Kettering Cancer Center di New York, con la Harvard Medical School di Boston e con altre numerose istituzioni di ricerca sul cancro sparse in tutto il mondo, dal Nord Africa, alla Corea, fino alla Cina. “Accordi – precisa il prof. Cognetti – che prevedono lo scambio di personale, la formazione di giovani ricercatori del nostro e degli altri Istituti. Non è un caso che sia già in corso di allestimento un’area di circa 7 mila metri quadri che verrà completamente allestita a laboratori”.
L’istituto verrà fornito di tutte le attrezzature più moderne che lo renderanno all’avanguardia della ricerca mondiale. In particolare di quelle che riguardano lo sviluppo della ‘diagnosi molecolare’, cioè quella branca moderna della ricerca oncologica secondo la quale i tumori non verranno più classificati su base semplicemente istologica, ma su base genetica. Questo ha una rilevanza sia sul piano prognostico ma anche sul quello strettamente terapeutico. Un progetto di cui al Regina Elena vanno giustamente orgogliosi. “Sono estremamente soddisfatto e grato alle autorità politiche nazionali e regionali – afferma Cognetti – che, dopo l’acquisto della nuova sede, stanno consentendo l’avvio completo di tutte le attività di ricerca dell’Istituto. Con queste premesse abbiamo tutte le carte in regola per diventare un centro di riferimento internazionale tra i più moderni del mondo”.
Alcuni miglioramenti nell’assetto edilizio dell’ospedale sono già stati eseguiti: “Abbiamo già un consorzio di imprese che sta lavorando all’interno della struttura – spiega il prof. Luigi Giusto Spagnoli, Commissario straordinario degli Istituti Fisioterapici Ospedalieri, che oltre al Regina Elena comprende il San Gallicano – Il cantiere è già aperto. Gli interventi consisteranno nella sistemazione del 15.000 mq., tuttora a rustico, per la realizzazione dei laboratori di ricerca e di una serie di strutture, tra le quali gli ambulatori dell’ospedale San Gallicano, il laboratorio di analisi cliniche, l’ampliamento degli spazi dedicati alla chirurgia, la farmacia ospedaliera. Verranno anche ricollocati e potenziati tutti gli ambulatori del Regina Elena, al fine di renderli più accessibili e confortevoli per i pazienti. Il reparto di radioterapia e medicina nucleare, già all’avanguardia, verrà ulteriormente rafforzato tecnologicamente con tutto ciò che serve per la conduzione dei programmi di radioterapia stereotassica e radiochirurgia. In programma c’è anche la realizzazione dell’Hospice oncologico e il potenziamento delle cure palliative. Al termine delle opere, previsto entro tre anni, l’intera struttura, profondamente riorganizzata, potrà manifestare al massimo le sue potenzialità, compreso un aumento delle sue capacità ricettive. Di questo straordinario risultato – conclude il Commissario – va dato atto al Ministero e alla Regione che hanno lavorato in stretto contatto ed hanno trovato le risorse per dare a Roma e al Lazio un Istituto di assoluto livello in Europa”.
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