giovedì, 26 novembre 2020
Medinews
21 Marzo 2006

“L’OSCURO COMPAGNO DI VIAGGIO”: A MILANO 3 FILM PER SUPERARE IL TABÙ DEL CANCRO

La rassegna inizia domani 18 maggio alle 21 all’Umanitaria di via Daverio 7

Milano, 17 maggio 2005 – Tre film, tre viaggi negli abissi del cancro per “riconciliare la vita ed il suo confine col diritto alla dignità”. A proporli sono l’Oncologia Medica e Chemioterapia del Fatebenefratelli di Milano e l’Associazione Progetto UMAN.A. La breve rassegna cinematografica, che ha per titolo “L’oscuro compagno di viaggio”, si terrà presso la sede dell’Umanitaria di Milano (via Daverio 7) a partire da domani, mercoledì 18 maggio. La prima pellicola in programma è “Le invasioni barbariche”, di Denys Arcand, a cui seguiranno “Verso il Sole”, di Michael Cimino, il 25 maggio, e “La mia vita senza me”, di Isabelle Coixet, il 15 giugno. Tutte le proiezioni sono previste alle 21 con ingresso gratuito. Agli incontri saranno presenti, per dialogare con il pubblico, il prof. Alberto Scanni, primario dell’Oncologia Medica del Fatebenefratelli, e il dottor Ottavio Mazzoni, presidente dell’Associazione Progetto Oncologia UMAN.A.
“Le invasioni barbariche”, produzione indipendente franco-canadese del 2002, racconta il “viaggio” intrapreso da un malato terminale e da chi gli sta accanto. La commedia, crudelmente divertente e politicamente scorretta (basti vedere il ruolo – tutt’altro che sgradito – che hanno le droghe, leggere e pesanti, nell’alleviare le sofferenze psichiche e fisiche del protagonista) parla dell’invasione barbara definitiva: quella della malattia e della morte nel corpo di un uomo maturo, e ne parla con leggerezza, cinismo e buonumore, sottraendo la morte al cinema d’azione e restituendola alla sua natura umana.
“Verso il sole”, di Michael Cimino, racconta la storia di Brandon Monroe, detto Blue, malato terminale, che sequestra un oncologo carrierista e benpensante e lo costringe ad andare verso il sudovest, alla ricerca di un lago sacro di montagna. La pellicola inizia come un thriller di azione metropolitana, diventa un film di strada e di inseguimento e si trasforma in un viaggio iniziatico verso le radici mitiche dell’America.
Nell’ultimo film in rassegna, “La mia vita senza me”, la regista canadese Coixet racconta un dramma singolare, in cui la preparazione alla morte provoca nella protagonista un nuovo recupero della vita.
Tutti e tre i titoli scelti seguono un filo conduttore comune, la malattia come viaggio dentro sé stessi. “In quest’ottica – commenta il prof Scanni – la malattia non viene più vissuta come lotta per guarire, piuttosto come estremo tentativo per riconciliarsi con la vita ed il suo confine, per mantenere, diritto inalienabile, la propria dignità come uomini. Nella nostra cultura la parola cancro ha evocato a lungo il tabù impronunciabile dell’inguaribilità. Oggi, seppur lentamente, il concetto di salute inteso come assenza di malattia si sta trasformando in una condizione di complessiva armonia tra mente, corpo e ambiente; tale visione, arricchita da una dimensione etica individuale – prosegue Scanni – porta a convivere con malattie gravi che diventano realtà da condividere, compagni di viaggio più che nemici da combattere. La rivoluzione nei confronti di una società di profitti e apparenze, dove i malati di cancro sono elementi perdenti, separati dal mondo della produttività e del lavoro, sta nel saper riconoscere il valore e la forza di convivere con l’ospite oscuro, affrontando la malattia come un ostacolo per saltare più in alto. Per questo – conclude Scanni – spero che questa iniziativa rappresenti un’occasione di incontro e dibattito sull’esperienza della nostra attività professionale a contatto quotidiano con il tumore”.
TORNA INDIETRO