martedì, 1 dicembre 2020
Medinews
14 Ottobre 2008

L’HIV DEI “COLLETTI BIANCHI”: SINGLE E DIPLOMATO. ECCO IL NUOVO SIEROPOSITIVO ITALIANO

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Presentato il rapporto Unaids2004 – Vai al sito www.unaids.org

Roma, 6 luglio 2004 – Maschio, italiano, 37 anni, single, residente nel centro Italia, un lavoro fisso e un discreto livello di istruzione. In una buona percentuale dei casi ha contratto l’infezione da poco attraverso rapporti sessuali con partner occasionali di cui non conosceva lo stato di sieropositività da HIV. E’ questo l’identikit del paziente tipo che emerge dal Rapporto ICONA 2004, la più importante coorte italiana con i suoi 5755 pazienti naive (4036 maschi e 1719 femmine) arruolati al 10 maggio scorso. Lo studio osservazionale – vanto dell’infettivologia italiana con oltre 60 centri e 6 Università coinvolti, giunto al settimo dei 10 anni previsti – rappresenta una delle principali chiavi di lettura dell’andamento dell’infezione nel nostro Paese e consente ai ricercatori di fotografare e annotare i comportamenti della popolazione in terapia.
Nel corso del tempo si sono ormai consolidate sia la tendenza all’aumento dell’età media dei nuovi infetti, sia le modalità di trasmissione del virus. Nella maggior parte avviene con rapporti eterosessuali: se nel 1997 era la causa del 30% delle infezioni, oggi siamo quasi al 50%. Le donne, sia italiane che extracomunitarie (gli stranieri nella coorte sono 308: 168 maschi e 140 femmine), sono quelle che pagano il maggior pegno: in entrambi i casi il rapporto eterosessuale rimane il primo fattore di rischio: nel 65,2% delle italiane e addirittura nell’82,1% delle ragazze straniere. Analizzando ulteriormente il dato emerge poi che per il 74,8% delle donne italiane il veicolo è l’uomo di casa: in poco più della metà dei casi (39,6%) la donna non conosce le condizioni di salute del partner, mentre il 35,2% ne è consapevole.
Sostanzialmente diverso il dettaglio delle ragazze extracomunitarie. Il partner abituale è ‘colpevole’ nel 42,1%: il 34,2 è HIV non noto mentre “solo” il 7,9% lo è. Tra queste ultime la trasmissione maggiore (39,5%) avviene attraverso rapporti occasionali (è il 18,1% tra le italiane). Da non sottovalutare infine un ulteriore dato allarmante e consolidato: il 3,1% delle italiane e il 4,4 delle straniere si infetta facendo sesso senza protezione con un uomo appena incontrato e di cui conosce la sieropositività.
Per quanto riguarda gli uomini il quadro cambia radicalmente: il principale fattore di rischio per gli italiani arruolati nella coorte è la tossicodipendenza (32,9%) seguita dall’omosessualità (27,2%) e dall’eterosessualità (23%). Per il 46,4% degli stranieri è invece l’omosessualità, seguita dall’eterosessualità (38,1). Il dettaglio della modalità di trasmissione eterosessuale dei maschi ci dice che il 62,5% degli italiani si infetta con partner occasionali e il 20,3% con la donna di casa (16,9% HIV non nota e 13,4% HIV nota). Anche per il 53,7% degli stranieri che si ammala attraverso rapporti eterosessuali il tramite è un partner occasionale. Nel 37,3% la causa è invece la compagna della vita (nel 31,3% HIV non nota e nel 6% HIV nota). Negli uomini si inverte la tendenza del rischio occasionale conosciuto. Il 3,5% degli italiani contro l’1,5 degli stranieri fa consapevolmente sesso non protetto con una donna sieropositiva appena incontrata.
Altri dati interessanti, di cui si accennava all’inizio, riguardano l’età e la scolarità. Il 52,3% degli uomini e il 51,9% delle donne ha un’età compresa tra i 30 e i 39 anni; il 21,9% dei primi e il 13,1% delle seconde tra i 40 e i 49; l’8,8% dei maschi e il 4,8% delle femmine è addirittura ultracinquantenne, per una media nella coorte di 37,4 anni per gli uomini e di 34,4 per le donne. Come detto, il 58,9% degli uomini è celibe mentre le donne sono in prevalenza coniugate (45,8%). Il 49,1% degli italiani e il 31,2% degli stranieri ha la licenza media, il 32,3 dei primi e il 29,2 dei secondi un diploma, il 5,5% degli italiani e il 4,5% degli extracomunitari ha in tasca una laurea. La maggioranza dei pazienti ha un lavoro: dipendente il 45,2% degli italiani e il 31,5 degli stranieri; autonomo il 16,5% dei primi e il 15,9% dei secondi. Solo il 22,7% degli italiani e il 22,4 degli stranieri è disoccupato.
Ultima annotazione, la motivazione della condizione naive: il 36,3% degli italiani non aveva avuto indicazione al trattamento mentre al 33,9% è stato riscontrato solo recentemente lo stato di sieropositività. Ribaltato il dato invece per quanto riguarda gli stranieri: il 60,8% degli arruolati in ICONA è stato diagnosticato da poco contro il 20,3% che non aveva avuto indicazione alla terapia.

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