Medinews
8 Dicembre 2003

L’EUROPA IN PRIMA FILA DALLA PARTE DEL CUORE: UNA MOLECOLA SALVA 3500 CARDIOPATICI OGNI SETTIMANA

Al Congresso SIC i dati del più grande studio realizzato nelle cardiopatie ischemiche

Roma, 8 dicembre 2003 – Una riduzione di mortalità e infarto di 3500 coronaropatici in Europa ogni settimana, 470 solo in Italia, vale a dire il 2% dei 37 milioni di malati del vecchio continente e dei 3 milioni italiani. E tutto questo grazie all’aggiunta di un Ace-inibitore, il perindopril, alla terapia standard. Il risultato è stato ottenuto indipendentemente da età, sesso, presenza di diabete, di ipertensione o di precedenti episodi di infarto. Sono questi i risultati di EUROPA (EURopean trial On reduction of cardiac with Perindopril in stable coronary Artery disease) il più grande studio realizzato nel campo della cardiopatia ischemica, la più comune malattia cardiaca. Il perindopril riduce inoltre del 20% la mortalità, l’infarto e l’arresto cardiaco anche nei cardiopatici a basso rischio. Dei 56 milioni di decessi nel 2001 a livello mondiale, il 29% è stato causato da una malattia cardiovascolare, il 12% in modo specifico da cardiopatia ischemica. “Fino ad oggi – sostiene il prof. Roberto Ferrari, ordinario di cardiologia dell’Università di Ferrara – le evidenze sul trattamento farmacologico nella cardiopatia ischemica erano focalizzate sulla riduzione dei sintomi e sul miglioramento della prognosi nei pazienti con infarto del miocardico acuto o in quelli globalmente ad alto rischio. Mancavano però evidenze cliniche sul beneficio di farmaci in tutti i pazienti con cardiopatia ischemica, quelli colpiti da infarto qualche mese o addirittura qualche anno prima; quelli sottoposti in precedenza a by-pass o angioplastica; quelli in cui la coronarografia evidenzia una stenosi coronaria”. Lo studio EUROPA, che ha di fatto sancito l’unità scientifica prima ancora che politica di 24 paesi dell’Unione, ha coperto questa lacuna con risultati significativi.

L’indagine ha coinvolto oltre 12.200 pazienti trattati per 4 anni in 424 centri di tutto il continente (l’Italia ha partecipato con 54 sedi). L’importanza dei risultati è ulteriormente avvalorata dalla pubblicazione del lavoro su Lancet, in cui viene addirittura sottolineato come “il perindopril dovrebbe essere preso in considerazione in tutti i pazienti con cardiopatia ischemica”.
“Il beneficio ottenuto con questa molecola – afferma il prof. Ferrari – è stato superiore alle aspettative: non solo ha ridotto la pressione arteriosa, ma ha svolto un’importante azione biologica anti-ischemica e anti-aterogenica. Grazie alla sua lipofilia, la molecola ha mostrato di assicurare, oltre al blocco dell’enzima ACE presente nel sangue, anche quello all’interno delle arterie (ACE tissutale), agendo direttamente a livello delle coronarie in modo da prevenire la formazione di placca aterosclerotica e di trombi.”
“I risultati dovrebbero portare a cambiamenti importanti nelle linee guida cliniche – sostiene il prof. Kim Fox, presidente del comitato esecutivo di EUROPA – e confermano il successo del perindopril come trattamento preventivo nei pazienti con malattia dell’arteria coronarica”.
Ma perché proprio perindopril? “Tutte le molecole appartenenti alla classe degli Ace inibitori – spiega il prof. Ferrari – riducono l’angiotensina 2 e aumentano la bradichinina, ma il perindopril aumenta in misura maggiore quest’ultima sostanza, che ha una comprovata azione benefica sull’endotelio, il che si traduce in un minore rischio di aterosclerosi per tutti i pazienti”.
Lo studio EUROPA, fiore all’occhiello della ricerca scientifica del vecchio continente, avrà anche importanti ricadute nel futuro: dai suoi risultati sono partiti 5 sottostudi.
“Il primo – prosegue il prof. Ferrari – si chiama Pergene: abbiamo prelevato, congelato e messo a disposizione della comunità cardiologica mondiale per studi di tipo genetico il DNA dei 12.000 pazienti. Il secondo studio, denominato Pertinent, ha preso in esame campioni di cellule endoteliali umane. Nel gruppo che ha assunto il perindopril l’endotelio non si è ‘suicidato’, al contrario del gruppo placebo. Nei pazienti trattati con il farmaco, inoltre, è stata riscontrata anche una riduzione dell’infiammazione. Nel terzo studio, il Perfect, è stato testato l’effetto del perindopril controllando la carotide con ecografia: i benefici evidenziati ci stimolano a pensare che il farmaco avrà effetti analoghi su tutti i vasi, comprese le coronarie. Il quarto studio, il Perspective, di cui si attendono a breve i risultati, ha lo scopo di verificare a che punto è la placca aterosclerotica dopo due anni di trattamento con il farmaco rispetto al gruppo di controllo. L’ultimo studio, il Persuate, prende in considerazione l’effetto del perindopril nei pazienti diabetici, in cui si è dimostrata la possibilità di prevenzione della malattia dopo una terapia di 4 anni”.
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