Medinews
14 Giugno 2008

LEUCEMIA MIELOIDE CRONICA, UN MEDICO SU DUE NON LA CONTROLLA

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È il risultato di “It’s best to test”, un’indagine europea che ha coinvolto 10 Paesi e oltre 550 specialisti

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Copenhagen, 14 giugno 2008 – La metà dei medici europei non segue le raccomandazioni per un corretto monitoraggio dei pazienti con leucemia mieloide cronica. Nel dettaglio, l’Italia, con una percentuale del 49% di ematologi che si attengono agli standard della European LeukemiaNet (ELN), si colloca dietro Spagna (71%) e Regno Unito (75%), precedendo di poco la Germania (47%). È quanto emerge da una indagine condotta per la prima volta su 584 specialisti di 10 Paesi e presentata oggi alla stampa a Copenhagen al XIII Congresso della European Hematology Association (EHA), il massimo appuntamento continentale sulle malattie ematologiche che dal 12 al 15 giugno vede la partecipazione di oltre 6500 esperti. L’indagine fa parte del programma “It’s best to test”, che mira a colmare le lacune nel monitoraggio della leucemia mieloide cronica: perché non solo vengono disattesi i criteri ELN che consigliano il test molecolare ogni 3 mesi, ma sono anche poco conosciute le modalità con cui effettuare l’altra importante forma di controllo, il test delle mutazioni genetiche. “Con il miglioramento delle opzioni terapeutiche per il paziente con leucemia mieloide cronica – spiega il prof. Michele Baccarani, Direttore dell’Istituto di Ematologia e Oncologia Medica ‘L. e A. Seràgnoli’ del Policlinico S.Orsola di Bologna – le modalità per il trattamento della malattia sono sensibilmente cambiate. I medici oggi sono in grado di gestirla in maniera più mirata conoscendone le basi molecolari. Ma perché ciò sia fatto in modo efficace, è indispensabile un impegno costante nel controllare la risposta alla terapia durante tutto il decorso della malattia. Ma da questa indagine si evince che solo la metà dei medici europei si attiene ai criteri delineati: una situazione a cui si deve porre rimedio nel minor tempo possibile”. Di solito il monitoraggio è condotto a livello ematologico e citogenetico, tuttavia la valutazione molecolare e delle mutazioni permette una visione più accurata di come la malattia stia evolvendo e rende possibile una pianificazione fondamentale per assicurare una gestione efficace della malattia. Come emerge da questa indagine, uno degli ostacoli principali è rappresentato dai costi. Un paradosso, se si considera che il corretto monitoraggio equivale ad una minima percentuale dei costi di terapia (dal 2,5% al 6,4%). In realtà, dall’indagine risulta che la continuazione o la sostituzione del trattamento, senza i dovuti controlli causa uno spreco di risorse. “It’s best to test” è un’importante iniziativa che potrà permettere il ricorso al miglior trattamento per il paziente: dieci anni fa, l’introduzione degli inibitori della tirosin-chinasi ha rivoluzionato il trattamento della leucemia mieloide cronica e oggi grazie ad essi i pazienti hanno più opzioni che in passato. Tuttavia, la resistenza e l’intolleranza alle terapie sono in ogni caso un serio problema che i pazienti e i medici devono affrontare e il monitoraggio appropriato della terapia è fondamentale per ottenere la più lunga sopravvivenza possibile.
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